Locandina Concorrenza sleale

 

 

Concorrenza sleale di Ettore Scola

Quando l'intolleranza dei grandi sradica anche l'amicizia dei bambini

 

Ogni tanto il cinema torna ad occuparsi del tema dell'Olocausto. Ci torna non solo dipingendolo nella sua tragicità - come in Kapò di  Pontecorvo o nel più recente La vita è bella di Benigni - ma anche, per così dire, con toni meno cupi ma ugualmente significativi. Già nel 1977, Ettore Scola ci aveva regalato con Una giornata particolare un film intenso, che metteva a nudo l'intolleranza di un popolo notoriamente accogliente e sostanzialmente composto da "brava gente" come quello italiano. Di recente, con Concorrenza sleale, lo stesso regista ritorna su quel periodo storico che, tra tante follie, fece registrare anche il varo delle leggi contro gli ebrei. Non sarebbe stato il caso di parlarne se Scola avesse dato alla sua storia un taglio diverso, se si fosse servito di un altro "narratore" e  se avesse guardato la tempesta che si stava abbattendo sull'umanità con altri occhi. Il fatto che egli abbia scelto il punto di osservazione di un bambino ci porta, invece, a inserire anche questo film tra quelli che hanno come protagonisti i ragazzi.

 

Siamo a Roma, nel 1938. A due passi da S. Pietro, in una non totalmente  inventata Via Settimiano (sono tanti i richiami all'attuale Via Ottaviano), sbarcano il lunario due negozianti: il sarto Melchiorri e il merciaio Simeoni.  Le loro famiglie  vivono nello stesso palazzo, hanno la stessa composizione, hanno aspirazioni e sogni simili, nutrono reciproche gelosie e ripicche. La loro è una concorrenza non sempre leale, ma a mantenere i rapporti di amicizia ci pensano i loro figli: i giovani che si innamorano e i ragazzini amici inseparabili che frequentano la stessa scuola e che condividono i giochi e le prime malizie dell'età. La  "slealtà” tra i due uomini (gli eccellenti Abatantuono e Castellitto) rischia di diventare ben più tragica quando la famiglia del merciaio Simeoni, a causa della sua origine ebrea, diventa di colpo “diversa”,  non più italiana. Agli adulti è negato il diritto di lavorare, alla giovane figlia quello di amare, al bambino quello di studiare. Ben presto, i Simeoni vengono sfrattati ed espulsi. "Accadde allora agli ebrei, è accaduto ai neri, accade oggi”, commenta Scola, quasi a voler sottolineare che il suo film esce dalla semplice ricostruzione di un periodo storico per diventare pretesto di considerazioni sempre attuali. E se gli adulti, ieri come oggi, reagiscono in modo diverso - aderendo alla follia generale, non condividendo ma tacendo per paura, pensando ai propri interessi, pagando con la vita la libertà di parlare, attendendo fatalisticamente momenti migliori, ecc. -, i ragazzi si chiudono in se stessi, affidano i loro dubbi a disegnini tracciati su fogli di quaderno, ammutoliscono. Non capiscono perché deve finire un'amicizia, perché uno può restare dove abita e l'altro deve sloggiare, perché un bambino italiano o tedesco ha diritto alla vita e un bambino ebreo deve finire nelle camere a gas.

La voce F.C. del piccolo Melchiorri e il suo volto che nella sequenza finale resta fisso, smarrito e impotente a guardare l'amichetto sparire per sempre sollecitano non solo individuali percorsi della memoria storica, ma anche la domanda collettiva che ci poniamo insistentemente da tanti anni: perché mai, oltre a distruggere la convivenza civile dei grandi, ci ostiniamo a sradicare anche le amicizie dei bambini?

 

 

Concorrenza sleale

Italia, 2001

Regia: Ettore Scola

Con: Diego Abatantuono, Sergio Castellitto, Gérard Depardieu, Claude Rich

Col. 118’