
La lettura, l’amore, la narrazione
In
Balzac e
Il
libro me l'avevano regalato a Natale. Ricordo di averlo letto d’un fiato. Lo riprendo adesso in mano e leggo, in copertina,
che Dai Sijie è uno scrittore-regista cinese che vive
da oltre quindici anni a Parigi, dove ha realizzato tre cortometraggi. Balzac e
Alla
fine del 1968, nella Cina Rossa, il Presidente Mao avvia un piano destinato a cambiare profondamente il
paese: chiuse le università, i giovani intellettuali borghesi vengono mandati
in montagna per essere "rieducati" dai contadini poveri. Romanzo e
film narrano le vicende di due giovani (un violinista, che è anche il Narratore
della storia, e Luo), i quali finiscono in uno sperduto villaggio di
montagna, tra contadini rozzi e analfabeti. La rieducazione dello Stato è
impostata su torture fisiche e psicologiche, ma giocano a favore dei due
giovani alcune fortunate coincidenze: la scoperta di una valigia piena di libri
(classici francesi, Balzac su tutti) che un terzo
giovane borghese rieducando tiene illegalmente nascosta sotto il letto, l'amore
improvviso di Luo (ma anche del Narratore) per la
giovane e bella figlia del sarto di un paese vicino, il loro talento di
narratori. Come dire: la lettura, l'amore, la narrazione.
La
lettura, quindi. Nella Cina di Mao
viene considerata pericolosa ed è proibita; ma i giovani non temono di sfidare
la legge e così il proprietario dei libri diventa "traditore del
popolo" per avere nascosto "merce proibita", Luo
e il violinista compiono il più rocambolesco furto della loro vita e la figlia del sarto (
Il
proibizionismo come irresistibile attrazione non è certo una novità, ma questa
volta non ci sono di mezzo alcool, fumo e droga, bensì
dei libri. Libri che, nella Cina di Mao come nell'autodafè dell'Inquisizione, sono considerati
pericolosi. Ed è vero, sotto un certo aspetto. Leggere
è pericoloso, è come beccarsi un virus che non se ne va più e che cresce con il
tempo e con gli anni. "I libri - scrive Francesco Algarotti
- sono come i telescopi nello spazio: avvicinano gli oggetti lontani".
Avvicinare
Ce
la prendiamo tanto con i nostri ragazzi perché non leggono e non sappiamo come
fare per staccarli dai videogiochi. Idea: e se proibissimo loro - ma
severamente e con pene corporali - di toccare anche un solo libro?
L'amore
tra
Considerazione
numero due; questa volta diretta all'autore. No, caro
Dai Sijie,
questo non è giusto. Ci sono delle norme nel rapporto autore-lettore che
vanno rispettate in tutte le latitudini. Chi legge il
romanzo "vede" questa bellissima scena, la fa sua e la proietta sullo
schermo della personale fantasia. Da quel momento, nessuno -
nemmeno chi l'ha creata - è autorizzato a cambiarla, perché essa è diventata di
tutti.
Questo
episodio anticipa solo in parte la spiegazione di quella mia sibillina
espressione iniziale ("preferirei non rivedere il film"). Per
comprenderla del tutto resta da chiarire il terzo
tema, quello della "narrazione". Gli abitanti del paesino sperduto in
cui i due ragazzi vengono esiliati non avevano mai
avuto l'occasione di vedere un film in vita loro; anzi, non sapevano neppure
che cosa fosse il cinema. Un giorno, Luo e il
narratore raccontano al capo villaggio la trama di un
film e questi ne resta talmente ammaliato da morire dalla voglia di sentirne
altre. Quando nel vicino paese di Yong Jing viene proiettato un film, il
capo villaggio decide di mandare i due ragazzi a vederlo, ma a due condizioni:
che al loro rientro siano capaci di
raccontarlo a lui e all'intero villaggio
e che la durata della loro narrazione rispetti esattamente quella della proiezione.
L'improvvisato mestiere del narratore sarà, in tal modo, una duplice salvezza
per i due ragazzi: da una parte, infatti, permetterà loro di acquistare la
fiducia e la benevolenza di tutti (amore della Piccola Sarta incluso);
dall'altra, li farà sopravvivere in un luogo di tristezza tramite l'evasione
fantastica. Tra i mille modi di narrare, quello orale
resta il più antico, il più rassicurante, il più caldo. Nulla potrà mai
sostituire la voce della mamma china sulla culla, i racconti dei nonni davanti
al camino, le prime lezioni della maestra elementare. La grande invenzione di Dai Sijie è quella di avere
parlato di "cinema orale" non come di un "non cinema", ma
come di un "cinema altro". Non siamo di fronte a
un film che si sente soltanto, ma di fronte a un film che si sente e si vede in
tanti modi quanti sono gli uditori-spettatori. Anche
per i libri, in fondo, si può dire la stessa cosa: non li leggiamo soltanto;
senza accorgercene, li sceneggiamo pure,
li interpretiamo, li proiettiamo e li vediamo.
Non
c’è niente da fare: certe cose si avvertono prima che avvengano. Ora che ho
visto anche il film, posso dirlo tranquillamente: Balzac
e
Balzac e
Regia: Dai Sijie
Con: Zhou Xun, Chen Kun
, Liu Ye, Wang Shuangbao, Cong Zhijun, Wang Hong WeiFrancia,
2002
Durata: 116'