Lezione
di montaggio in Inverno di Umberto Saba
(con
citazione di espressionismo tedesco)
La discussione sullo specifico filmico non si fa
più da diverso tempo; ormai, tutti sono
d'accordo nel riconoscere che l'opera filmica è caratterizzata da quell'operazione
"taglia - incolla" che si chiama "montaggio". Come il
regista, lo scenografo, il direttore della fotografia ed altre figure
principali del cast, anche il montatore è un artista. Dalla sua bravura dipende
buona parte della riuscita o del fallimento di un film. Di più: dal montaggio
dipende la stessa storia filmica che, fino a quando non acquista la definitiva
collocazione delle scene, può variare come in un gioco d'incastro. 1
Inverno di Umberto Saba 2
è una lezione di montaggio.
Ci sono tre scene: la prima e la terza in esterno,
la seconda in interno. La scenografia e gli effetti sonori (pioggia, vento,
tuoni, fulmini; insomma la fine del mondo) e visivi (una lampada storta,
freddo, ghiaccio) della prima e della terza scena sono in netto contrasto con
quelli della seconda (il riparo di una casa, la tendina alla finestra, il
caldo…). Due soli personaggi: uno all'interno di una casa, un altro per strada.
La domanda è: che cosa accade? Qual è, insomma, la
scena che il poeta rappresenta? La risposta è affidata al lettore, il quale è
chiamato a completare come meglio crede ciò che l'autore lascia non definito (è
una donna il personaggio che guarda dall'interno della sua casa?), a utilizzare
o meno lo stacco netto o la soggettiva (a seconda se reputa che ci sia
relazione o meno tra il personaggio dei primi sette versi e quello degli ultimi
tre) e a "montare" le tre scene a sua discrezione.
Da ciò la possibilità di elaborare almeno due
storie:
1) In una fredda notte invernale, mentre fuori
infuria il temporale, una persona si accosta alla finestra di casa sua. E' una
donna? Non lo sappiamo. C'è buio, la vediamo di spalle con i capelli lunghi, la
rivediamo nei particolari degli occhi neri. Potrebbe esserlo se mettiamo in
relazione (per esempio con una soggettiva) le due scene. La preoccupazione
iniziale della donna si stempera e sul suo volto appare un sorriso perché ha
visto che colui che aspettava e per la sorte del quale ha trepidato fino a quel
momento sta finalmente arrivando a casa.
2) Tutto come nella prima storia, tranne il
finale. Tra la donna che se ne sta in casa e l'uomo che si avventura in mezzo
alla tempesta non c'è nessun legame. Le due scene sono, per così dire, solo in
antitesi: nel mondo c'è chi sta bene, è fuori pericolo e si compiace di questa
sua fortuna, e chi, invece, rischia grosso. Che lo stacco tra le due scene sia
netto (come se si trattasse di una ripresa documentaristica), o che ci sia tra di loro uno stacco-attacco per
contrasto, ha poca rilevanza. Così come avrebbe poca rilevanza se, giocando di
montaggio, gli ultimi due versi si leggessero prima degli altri sette.
Saba, probabilmente, ha voluto solo descrivere una
situazione e, lasciando al lettore il mestiere di montatore, lo ha messo di
fronte ad un'opera aperta per provocare la sua cooperazione
interpretativa, come direbbe Umberto Eco.3
Un'opera aperta alla costruzione individuale- l'uomo che si avventura va verso casa,
o si allontana da essa? - e all'interpretazione personale.
Una conferma, in tal senso, arriva dalla
scenografia che rimanda all'espressionismo, una delle scuole più significative
della storia del cinema che, subito dopo la fine della prima guerra mondiale,
si affermò in Germania.4
Quando Saba scrive Inverno (1933-1934)
erano già arrivati in Italia Il gabinetto del dottor Caligari di Robert
Wiene, Golem di Paul Wegener ed Henrik Galeen, La rotaia di
Lupu-Pink, Nosferatu, Il Vampiro di Friedrich Wilhelm Murnau, Destino,
Il Dottor Mabuse e Metropolis di Fritz Lang, Il gabinetto
delle figure di cera di Paul Leni…
Come dire che la lampada storta e il lago di ghiaccio non erano più una
novità.
Inverno
|
E' notte, inverno
rovinoso. Un poco sollevi le tendine, e
guardi. Vibrano i tuoi capelli selvaggi,
la gioia ti dilata improvvisa
l'occhio nero; che quello che hai
veduto - era un'immagine della fine del mondo -
ti conforta l'intimo cuore, lo fa
caldo e pago. Un uomo si avventura per
un lago di ghiaccio, sotto una
lampada storta. |
Esterno Notte. Effetti sonori e visivi Interno Notte. Primo Piano Particolari soggettiva stacco netto o per contrasto Esterno Notte. Campo Medio scenografia espressionista |
1 Immaginiamo di avere a disposizione queste tre scene:
a) un barbone che chiede l'elemosina;
b) un portafoglio caduto per strada;
c) un distinto signore con le stesse fattezze del barbone.
Bene. Se si montano queste tre scene nell'ordine a - b - c qualsiasi spettatore interpreterà che un barbone ha trovato per strada un portafoglio pieno di soldi e si è arricchito. Ma se l'ordine di montaggio cambia in c - b - a sarà evidente che vogliamo dire una cosa ben diversa; come, per esempio, che un signore ha perso il suo portafoglio e si è ridotto a chiedere l'elemosina.
2 Umberto Saba (Trieste, 1893 – Gorizia, 1957)
Figlio di un'ebrea
abbandonata dal marito prima che Umberto nascesse, frequentò a Firenze gli intellettuali della
"Voce" e, dopo la prima guerra mondiale, gestì a Trieste una libreria antiquaria. La fama di
poeta acquistata dopo la pubblicazione della prima edizione del Canzoniere, non
gli impedì di subire la persecuzione razziale del 1944-45 e di cercare rifugio
a Parigi, a Firenze e a Roma. Ritornato a Trieste, trascorse una vecchiaia travagliata a causa di
disturbi psichici. Nel 1956, quando morì la moglie Lina, si stabilì a Gorizia,
dove rimase fino alla morte.
Tra le sue opere: Poesie (1911), Coi miei occhi (1912), Il
canzoniere (1900-21), Parole
(1934), Ultime cose (1944).
3 U.
Eco, Opera aperta, Forma e
indeterminazione nelle poetiche contemporanee, Bompiani, Milano 1962;
Id., Lector in fabula, La cooperazione interpretativa nei testi
narrativi, Bompiani, Milano 1979
4 Cfr. pag. 42, nota 2