Dal suono all'immagine
Il mixage de L'ultimo
carro di Carlo Betocchi
Nel
1940, Walt Disney[1]
realizzò uno dei suoi più originali film. Originale non tanto per la storia (o
le storie) narrata(e), quanto per il modo con il quale la(e) narrava.
Protagonista assoluta del film era la musica e, rispetto ad essa, le immagini
passavano in secondo piano. Come dire che si rovesciavano i ruoli tra le
sequenze filmiche e la colonna sonora: non più la seconda in funzione di ciò
che era stato precedentemente filmato, ma le prime a rendere visive le note.
Il
titolo - Fantasia - sottolineava in
un certo qual senso l'unico modo attraverso il quale era possibile risalire dal
suono all'immagine.[2]
Un'operazione
del genere, con le ovvie differenze che l'accostamento comporta, compie
Carlo Betocchi[3]
ne L'ultimo carro, una poesia piena
di immagini legate l'una all'altra da un'originale colonna sonora composta dal
rumore di un carro, dal suono delle sonagliere e dal monotono grido del
carrettiere.
Manca
poco all'alba e per le strade c'è ancora buio. Un rumore di zoccoli rompe il
silenzio. Sullo schermo nero non si vede ancora alcuna immagine, ma la musica è
già iniziata. Il rumore degli zoccoli di un cavallo risuona sul selciato e,
dopo un po', si uniscono ad esso il tintinnio dei sonagli che gli pendono dalla
groppa e l'incitamento del carrettiere che lo conduce. C'è qualcosa di
terribile e di allegro nel suono delle sonagliere: l'infelicità di una bestia
da soma mezzo azzoppata che è costretta suo malgrado a trainare il carretto e
la gioia di essere ancora in vita nonostante tutto. Da parte sua, il
carrettiere non sa fare di meglio - e, probabilmente non ne ha nemmeno la
voglia - che incitarlo con monotoni "aiuh!".
E'
su questo mixage di rumori, suoni e grida che si susseguono le immagini con una
tecnica di stacchi ed attacchi per assonanze, rimandi e accostamenti. C'è in
questa soluzione adottata da Betocchi un originale modo di applicare uno dei
più classici movimenti di macchina: la carrellata. Non è la macchina da presa a
muoversi su un carrello, ma la colonna sonora. Insomma: carrellata sonora.
Il
primo a svegliarsi è un cane. Messo a guardia di un giardino dove fioriscono le
rose, abbaia ad ogni minimo rumore: il suo non è un allarme, ma una sorta di
saluto, un buongiorno al cavallo e al carrettiere. Subito dopo, come ubbidendo
al segnale di un invisibile maestro d'orchestra, ecco l' entrata in scena del
gallo e il suo apporto al concerto mattutino.
E'
l'ora della sveglia. Le prime persone che accolgono l'invito del gallo sono le
lavandaie, preoccupate di anticipare il loro lavoro per poter sfruttare al
massimo il calore del sole quando dovranno stendere i panni, e le spose, le
belle spose dei paesi, preposte a svolgere mille mansioni domestiche e per le
quali una giornata è sempre breve.
Come
l'aria che penetra dovunque, il suono delle sonagliere non conosce barriere e
si mescola alla farina, s'insinua nei forni, si fa pane. E' un peccato che
questo concerto di campanelli sia riservato
a poche persone e che non si possa sentire oltre il paese, che si perda
nell'aria senza avere il tempo di tramutarsi in brina e di depositarsi su altri
campi, perché avrebbe potuto farsi anche seme e spiga, e sfamare chissà quanta
altra gente. Avrebbe potuto anche svegliare i pigri, dare fiducia ai
pessimisti, scuotere gli ignavi, turbare gli indolenti. Lo fa con una falena
che s'è insediata all'interno di un solaio di una casa inabitata e ingiallita;
perché, allora, non potrebbe farlo anche con gli uomini?
L'ultimo
carro
Prima che l'alba sfarfalli,
dentro un suono di sonagliere
l'ultimo carro a cavalli
passa, al grido del carrettiere.
Terribilmente giocondo
è questo suon di sonagliere
squillante nel buio mondo
al grido, aiuh! del carrettiere.
Sveglia chi deve svegliare,
il can del giardino di rose,
il gallo che sa cantare,
le lavandaie, belle spose.
Entrando nella farina
sveglia il pane, fin dentro il forno,
squillasse in campi di brina,
di pane riempirebbe il mondo.
Passando a una casa gialla
che l'uomo dice inabitata
turba un'occulta farfalla
dentro un solaio addormentata.
Va il suo cavallo mancino
con una zampa chiotta chiotta;
sopra il lastrico, argentino,
il cavallo manritto schiocca.
L'ultimo carro a cavalli
passa al grido del carrettiere,
con strepitosi sonagli,
avanti l'alba, in strade nere.
Walker Elias Disney (questo il suo vero nome) comincia
da giovane ad interessarsi di animazione. Il suo primo lavoro, infatti, è
quello di disegnatore per un'agenzia pubblicitaria di Kansas City specializzata
nell'uso propagandistico dei cartoni animati. E' qui che incontra Ub Iwerks,
un giovane di talento che diventerà suo amico e stretto collaboratore. Nel
1922, fonda, ma senza successo, la sua prima compagnia di produzione.
Trasferitosi a Hollywood, produce, a partire dal 1923 e in collaborazione con
il fratello Roy e con l'amico Iwerks, una prima fortunata serie di cartoni
animati, dove è già possibile evidenziare le caratteristiche del suo disegno:
la cura del particolare, l'animazione degli oggetti e l'analogia di comportamento
fra animali e uomini. Il primo vero personaggio di successo della Walt
Disney Production è del 1928 e risponde al nome di Mickey Mouse (Topolino).
In breve tempo, si moltiplicano gli episodi di Topolino e nascono nuovi
personaggi. Ricordiamo: I tre porcellini (1933) - la cui canzone servirà
da inno elettorale a favore di Roosevelt -,
Biancaneve e i sette nani (1937), che con il suo costo e i
suoi tre anni di lavorazione costituirà
il primo grande successo mondiale, Paperino (1934), Pinocchio
(1939), Fantasia (1940), Dumbo (1941), Bambi (1942).
Dopo la pausa della guerra, l'attività produttiva di
Disney e della sua casa di produzione riprende a pieno ritmo con altri
successi: Cenerentola (1950), Alice nel paese delle meraviglie
(1951), La bella addormentata nel bosco (1959).
Nel 1959, viene costruita,
per la gioia dei piccoli e dei grandi, Disneyland e
Gran parte degli introiti
arriva anche da attività collaterali al cinema: da altre Disneyland, dallo
sfruttamento dei diritti dell'immagine dei personaggi più famosi e dalla vendita
di pupazzi, magliette e giocattoli.
[2] Il film è composto di sette celebri brani musicali eseguiti dall'orchestra sinfonica di
Filadelfia diretta da Leopold Stokowsky. … (I. Spada, Il cinema della fantasia, Comitato per
[3] Carlo Betocchi (Torino, 1899 - Bordighera, 1986)
Trasferitosi a Firenze da bambino, rimane orfano del
padre (impiegato delle Ferrovie dello Stato) nel 1911 e, dopo essersi diplomato
perito agrimensore, frequenta
Tra le sue numerose raccolte di poesie, si segnalano: In
realtà vince il sogno (1932), Altre poesie (1939), Notizie di
prosa e poesie (1947), Un ponte nella pianura (1953), Poesie
(1955, Premio Viareggio), Estate di San Martino (1961), che è la sua
raccolta più nota. Nella sua poesia l'ansia di illuminazione religiosa si
incontra con una tenace volontà di concretezza e di accettazione della realtà. In
seguito, in Un passo, un altro passo (1967), Ultimissime (1974) e
Poesie del sabato (1980) la forma poetica assume sempre più i toni del
diario; immagini e stati d'animo si restringono, i luoghi si ripetono, la
prospettiva luminosa e fidente si incrina aprendosi al turbamento e accogliendo
con ansia inquieta il sentimento della fragilità, dell'incertezza,
dell'impossibile pacificazione di fronte al dolore della vita. Nelle ultime
raccolte, anche in seguito a gravi eventi personali, si accentuò in lui una più
amara e dubbiosa visione del mondo.