

da Pirandello ai fratelli
Taviani:
Tu ridi
Due (anzi tre) autori a confronto
Luigi
Pirandello
(Agrigento 1867 - Roma 1936)
Nato in una famiglia borghese, frequenta le
università di Palermo, Roma e Bonn, dimostrando uno spiccato interesse alla
filologia. Laureatosi nel 1891 con una tesi sui dialetti greco siculi, rimane
ancora per un anno a Bonn come lettore d'italiano. Tornato in Italia, grazie a
Capuana, entra in contatto con il mondo culturale romano, collaborando con
scritti critici e poesie alla Nuova Antologia e conducendo sul Marzocco
un'accesa polemica antidannunziana che proseguirà anche in anni successivi.
Gli anni più tristi della sua vita coincidono con una crisi economica (dovuta
al fallimento dell'attività del padre) e
con la grave malattia mentale della moglie, Antonietta Portulano. Per
mantenere la famiglia (dal suo matrimonio erano nati tre figli), si dedica
all'insegnamento e, dal 1897 al 1922, è professore di stilistica prima e di
letteratura italiana poi nell'istituto superiore di magistero della capitale.
Pubblica saggi (il più noto è Il saggio sull'umorismo), novelle (l'idea
di una raccolta di 365 Novelle per un anno non sarà mai portata a
compimento) e romanzi (tra i più noti, L'esclusa e Il fu Mattia
Pascal). Si afferma definitivamente come autore di teatro nel decennio
successivo alla prima guerra mondiale, periodo in cui scrive la maggior parte
delle sue opere. A partire dal 1921 (con I sei personaggi in cerca d'autore
e l'intuizione del "teatro nel teatro") ottiene un progressivo
consenso del pubblico mondiale e di gran parte della critica ufficiale. Dal 1926 al 1934 dirige una sua compagnia,
nella quale il nome più prestigioso è quello dell'attrice Marta Abba.
Accademico d'Italia dal 1929, ottiene nel 1934 il premio Nobel per la
letteratura. La sua biografia registra anche una pubblica adesione al fascismo,
ma la questione di un "Pirandello fascista" è ancora vivamente
discussa. Muore a Roma, lasciando incompleto l'ultimo suo capolavoro: I
giganti della montagna.
Rileggiamo la trama delle
quattro novelle:
1) Tu ridi
Anselmo è un poveruomo dalla
vita grama che, pur non ricordando mai i sogni che fa, durante la notte ride
come un matto. Un giorno, finalmente, sogna e ricorda: egli ride perché sogna
gli scherzi che il suo capo ufficio fa al collega Torella. Insomma: riesce ad
essere felice solo in sogno e solo per le disgrazie altrui.
2) L'imbecille
Il suicidio di Pulino, un
povero disgraziato di Costanova, viene commentato con scherno da un politico
locale (Paroni), il quale non esita a definire imbecille un uomo che,
avendo deciso di morire, non ha pensato a nobilitare la sua morte con un atto
di pubblica utilità, quale quello di eliminare l'odioso politico rivale
Mazzarini, residente a Roma. Luca Fazio, che è ritornato in paese da Roma ed è
disperato quanto Pulino, decide di giocare un brutto scherzo al borioso Paroni.
Gli si presenta a casa e gli racconta che, avendo deciso di suicidarsi, è stato
contattato da Mazzarini, il quale gli ha proposto di nobilitare la sua morte
con un atto di pubblica utilità: uccidere il suo rivale di Costanova. Sotto la
minaccia di una pistola, Fazio costringe Paroni a scrivere una lettera di scusa
per avere parlato male del povero Pulino e gli fa prendere coscienza del fatto
che il vero imbecille è proprio colui che parla a vanvera.
3) Sole e ombra
Ciunna, ladro per amore del figlio, ha deciso di
suicidarsi. Dopo avere scritto una lettera di addio, si reca in riva al mare,
ma prima di annegare incontra un suo vecchio amico, Tino, il quale, nonostante
le delusioni della vita, è ottimista. Ciunna torna sui suoi passi, ma sulla
strada del ritorno si ricorda della lettera scritta e ingoia del veleno.
4) La cattura
Tre ignoranti paesani si improvvisano sequestratori
catturando Guarnotta, un ricco possidente. Quando si rendono conto del fallimento
della loro impresa (il riscatto sul quale contavano non può essere pagato da
altri che dal sequestrato) è troppo tardi anche per il rilascio dell'ostaggio,
il quale, tra l'altro, li ha già riconosciuti. Costretto a rimanere prigioniero
sui monti, Guarnotta familiarizza con i tre balordi e con le loro famiglie e
muore "come un santo" mentre gioca a moscacieca con i bambini dei
suoi sequestratori.
Paolo e Vittorio Taviani (San Miniato, 1931 e 1929 -)
Provenienti da una famiglia borghese, che ne vorrebbe
fare degli avvocati o degli ingegneri, i due fratelli - separati solo da due
anni - organizzano nell'immediato dopoguerra, con Valentino Orsini, spettacoli
e proiezioni a Pisa e Livorno. Il sodalizio va avanti per alcuni anni e, dopo
avere rinunciato definitivamente agli studi universitari, i tre realizzano
alcuni documentari.
Trasferitisi a Roma nel 1960, collaborano alla regia
di un film di Ivens (L'Italia non è un paese povero) e, poco dopo,
girano due lungometraggi: Un uomo da bruciare (1962) e I fuorilegge
del matrimonio (1964). Svincolatisi da Orsini, i Taviani cominciano a
lavorare per conto proprio, impegnandosi a realizzare film dai contenuti
prevalentemente storico-politici, come le lotte rivoluzionarie dell'Ottocento,
la crisi delle ideologie, la ricerca del valore progressista di quelle utopie
che la storia ha destinato alla sconfitta. Padre padrone (1977) apre ai
due fratelli le porte del cinema internazionale. Sostenuto da Roberto
Rossellini - che i Taviani hanno sempre considerato come il loro maestro - il
film vince la "Palma d'oro" a Cannes. Da allora, i Taviani sono stati
considerati tra i migliori registi del cinema italiano. La loro ricerca tende a
un cinema lineare che si riallacci al filone classico e all'epica. La delusione
storica per la rivoluzione mancata non è da loro vista con rabbia, né con il
senso impotente della sconfitta. C'è nel loro cinema soprattutto il bisogno di
analizzare i fatti e, nei limiti del possibile, di comprenderli. Tra i loro
film, da ricordare: I sovversivi (1967), Sotto il segno dello
scorpione (1969), San Michele aveva un gallo (1971), Allonsanfan
(1974), Il prato (1978), La notte di San Lorenzo (1982), Kaos (1984),
Good Morning Babilonia (1987), Fiorile (1993), Le affinità
elettive (1996), Tu ridi (1998), Resurrezione
(2001), Luisa Sanfelice (2004), La masseria delle allodole (2007).
Note tecniche sul film:
titolo: Tu ridi
produzione: Italia, 1998
regia: Paolo e Vittorio
Taviani
con: (episodio Felice)
: Antonio Albanese, Sabrina Ferilli, Luca Zingaretti, Giuseppe Cederna,
Elena Ghiaurov, Dario Cantarelli.
(episodio Due sequestri): Turi
Ferro, Lello Arena, Steve Spedicato, Orio Scaduto.
durata: 99', col.
Due (anzi sei) testi a confronto
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Tu ridi - L'imbecille -
Sole e ombra - La cattura |
Tu ridi |
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le novelle |
il
film |
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1a) Tu ridi |
1) Felice |
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Anselmo ride di notte. La moglie lo sveglia perché non riesce a dormire
per colpa sua. E' gelosa. |
Felice, contabile di teatro, ex baritono, ride di
notte. La moglie Marika (bulgara) lo sveglia. E' gelosa. |
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(la vita grama di Anselmo: cinque nipotine, il
figlio morto, la nuora scappata di casa) |
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Flash-back: dal quadro al teatro dell'opera:
Felice canta ne L'italiana in
Algeri |
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Tobia, il collega claudicante di Felice, nel
salire le scale di una via del paese, viene preso in giro dal sovrintendente.
Felice gli raccoglie il bastone. |
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Felice in ufficio. Tobia lo incoraggia ad andare
ad assistere di nascosto alle prove. Felice, spettatore nascosto, applaude e
viene redarguito. |
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Anselmo consulta un medico. Se ride vuol dire che
sogna, anche se non ricorda. Sono
felice solo in sogno. |
Felice è dal dottore: lei sogna ma non ricorda. |
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Felice sogna di nuovo. La moglie bulgara lo
rimprovera. I due bisticciano. |
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Anselmo finalmente sogna e ricorda: la beffa del
capo ufficio al povero Torella. Anselmo ride delle disgrazie altrui. E di che
altro poteva ridere? |
Felice va via di casa. Dorme in campagna. Una pigna gli cade sulla testa e lo sveglia:
stava sognando l'amico Tobia umiliato
dal sovrintendente. |
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Felice fa ritorno a casa. Incontro-scontro con
l'uomo in bici che non vuole ascoltarlo. A casa scopre che Marika l'ha lasciato. |
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Al caffè del teatro, Felice apprende la notizia
del suicidio di Tobia. |
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A casa di Tobia. Il rimorso di Felice e la
"digestio mortis" del cadavere. L'eredità del bastone di Tobia.
Felice decide di suicidarsi. Scrive una lettera alla moglie. |
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1b) L'imbecille |
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Costanova: Pulino si suicida. Paroni, al caffè, lo
definisce "imbecille". Motivo? Prima di suicidarsi, poteva anche
andare a Roma per ammazzare il deputato Mazzarini, suo rivale in politica! |
Il commento del sovrintendente. Tobia è un
imbecille |
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Luca Fazio ascolta tutto. Viene da Roma ed ha
attraversato anche lui brutti momenti. Va via dal caffè. |
Felice ascolta. |
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Paroni, nel rincasare, nota che qualcuno lo sta
seguendo |
Il sovrintendente, nel rincasare, nota che
qualcuno lo sta seguendo. |
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Sul portone di casa si accorge che si tratta di
Fazio. |
Sul portone di casa si accorge che si tratta di
Felice. |
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A casa del Paroni, Fazio narra le sue disgrazie,
il suo tentativo di suicidio, l'intervento di Mazzarini: "Vai a
Costanova e prima di suicidarti
ammazza Paroni." Fazio minaccia Paroni. Lo costringe a scrivere
una lettera di scusa per avere parlato male del povero Pulino. |
La vendetta di Felice: minaccia e umilia il
sovrintendente. Gli fa scrivere la lettera. E' lui il vero
imbecille. |
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Fazio va via per fare una cosa un tantino più
difficile di quella di scrivere una lettera. |
Felice va via per fare una cosa un tantino più
difficile di quella di scrivere una lettera. |
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1c) Sole e ombra |
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Felice regala la pistola giocattolo a un bambino. |
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Ciunna è reo di peculato. Ha sottratto del denaro
per andare incontro alle ristrettezze economiche del figlio. Ora medita di
avvelenarsi. Meglio annegare. Scrive una lettera di addio. |
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Ciunna ordina la carrozza e va al mare. |
Felice ferma un taxi. Si fa portare al mare. |
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Lungo la strada, Ciunna saluta le persone e le
cose. |
Lungo la strada, Felice rivolge un invito ai poveri.
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(La musica di Kaos e il tintinnio del
campanello legato alla zampa del corvo.) |
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Sulla spiaggia, Ciunna incontra Tino, suo vecchio amico e neo
divorziato, che lo invita a fare il bagno. Tino non vede riaffiorare Ciunna. |
Felice incontra Nora, ex collega cantante. Il
bagno. Felice non emerge dall'acqua; la paura di Nora. |
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Al ristorante in allegria. Visita del vaporetto inglese. Al mercato del pesce. Ciunna non vuole più suicidarsi. Torna a casa. |
A pranzo. Nora canta e Felice ascolta. Nora lo invita a cantare L'italiana in Algeri. Felice accetta. Ha successo. |
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Nora si allontana con gli artisti e con il suo
uomo. |
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Ciunna si ricorda della lettera già scritta. Teme la vergogna e il disonore. Prende il veleno; avverte i primi effetti. |
Felice vaga sulla spiaggia. Si suicida? |
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2) La cattura |
2) Due sequestri |
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Rocco, mafioso affiliato, si allena nelle arti
marziali. Il figlio di un mafioso pentito è stato
sequestrato. |
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Rocco lo sorveglia; è gentile con lui. Al bambino è stato regalato un computer. |
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Il bambino viene trasferito in un hotel deserto
d'alta montagna. Nel percorso di trasferimento vede, non
visto, la sorella e la madre. |
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Rocco e il bambino mangiano e giocano insieme. |
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Il bambino osserva con il cannocchiale un monte
vicino. |
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Rocco gli racconta di un altro sequestro, avvenuto
100 anni prima. Quello di Ballarò. |
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Presentazione di Guarnotta: ricco possidente di
paese, tutto lavoro e casa, a lutto
per la morte del figlio di primo
letto, risposato. |
Ballarò sta rientrando a casa. |
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Tre uomini lo catturano. |
Tre uomini lo catturano. |
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Si ritrova in una grotta. |
Lo portano in una grotta. |
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Lo invitano a scrivere una lettera per ottenere il
riscatto. |
Lo invitano a scrivere una lettera per ottenere il
riscatto. |
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I sequestratori sono ignoranti e non sanno nemmeno
come si tempera una matita. |
I sequestratori sono ignoranti e non sanno nemmeno
come si tempera una matita. |
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Guarnotta riconosce Manuzza. |
Ballarò riconosce Manuzza. |
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Guarnotta convince i suoi sequestratori
dell'inutilità della cattura. |
Ballarò convince i suoi sequestratori
dell'inutilità della cattura . |
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I tre portano alla grotta il vecchio padre. Hanno
sbagliato, ma non possono più liberare Ballarò. Hanno deciso di non ucciderlo, ma di tenerlo
ostaggio a vita. |
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Guarnotta riconosce Fillicò. |
Ballarò riconosce Fillicò. |
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Guarnotta parla di astronomia. |
Ballarò parla di astronomia. |
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Fillicò ripete alla moglie la "lezione"
di Ballarò. |
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Guarnotta solidarizza con i suoi sequestratori e
con le loro famiglie. |
Ballarò solidarizza con i suoi sequestratori e con
le loro famiglie. |
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Guarnotta muore dopo due mesi mentre gioca con i
ragazzini a moscacieca. Viene seppellito come un santo. |
Ballarò muore dopo due mesi mentre gioca con i
ragazzini a moscacieca. Viene seppellito. |
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Il mafioso pentito ha parlato. Le macchine dei boss si allontanano dall'hotel. |
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Rocco è dispiaciuto, ma non può ribellarsi agli
ordini ricevuti. |
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Rocco e il bambino giocano con il pallone. |
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Il bambino viene ucciso. Il suo corpo è squagliato nell'acido. |
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Rocco è in carcere. Lo vediamo, come nella prima scena, mentre
continua ad allenarsi nelle arti marziali.
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Riflessioni
Quattordici anni dopo Kaos
i fratelli Taviani si ispirano ancora una volta alle Novelle per un anno
di Pirandello, ma questa volta la loro fatica si distingue per
l'originalità della trasposizione filmica.
Nella prima parte del film
fanno confluire in un solo racconto tre novelle: Tu ridi, L'imbecille, Sole
e ombra. Le tre storie hanno in comune l'infelicità dei protagonisti ed è
già geniale (oltre che pirandellianamente corretto) avere unificato i tre nomi
dei protagonisti (Anselmo, Luca, Ciunna) in Felice, un nome che evoca
"l'avvertimento e il sentimento del contrario" del Saggio
sull'umorismo, e il
"cannocchiale rovesciato" de La tragedia di un personaggio.
E' come se i due fratelli Taviani avessero scoperto una parentela fra i tre
personaggi; meglio: un solo volto dietro tre maschere. In questa loro scelta
non c'è alcuna forzatura del testo, ma solo una lettura intelligente della
poetica di un autore. Nello stesso modo vanno interpretate anche le licenze e
le intrusioni prese, per lo più, da altri testi di Pirandello: la moglie
bulgara di Felice, la sua passione per la lirica, la caduta della pigna, il suo
incontro con l'uomo in bici, la "digestio mortis" di Tobia, il regalo
della pistola giocattolo ad un bambino…
Un commento a parte merita
anche uno "stacco" sonoro all'interno del primo episodio, ed
esattamente quello che accompagna Felice quando decide di recarsi al mare per
suicidarsi. La musica è quella stessa che separava i vari racconti di Kaos, con
il tintinnio del campanello legato alla zampa del corvo catturato e
seviziato dai pastori nell'episodio che fungeva da introduzione. Averlo ripreso
e ripresentato anche in Tu ridi non può avere altra spiegazione se non
quella che già aveva: fare da collante non solo all'interno di un film, ma
anche tra un film e l'altro. Come dire: legare un discorso solo formalmente
spezzettato in varie storie, ma sostanzialmente unico e consequenziale nella
poetica.
Operazione diversa (ma
ancora una volta originale) quella adottata nel secondo episodio, La cattura.
Pirandello, si sa, narrava
fatti assurdi e surreali solo apparentemente, giacché il suo intento era di
convincere il lettore che la vita è più strana e fantasiosa di quanto si pensi
e appaia. Costretto (dal progetto ideato
e non ultimato delle Novelle per un anno e dagli impegni assunti con Il
Corriere della Sera) a sfornare storie, si ispirava spesso a fatti
realmente accaduti, finendo con l'indirizzare ai lettori una sorta di
avvertimento: "guardatevi intorno e vi accorgerete che non sto inventando
niente".
La sua intuizione non si è
esaurita nel tempo e ancora oggi la sua opera continua ad essere attuale e il
suo teatro è tra quelli più rappresentati nei palcoscenici del mondo.
I fratelli Taviani,
attualizzando La cattura con l'originale incastro all'interno di un
fatto di cronaca realmente accaduto (il sequestro e l'uccisione barbara di un
bambino, figlio di un mafioso pentito), non hanno fatto solo un discorso
sociale (la mafia attuale è più disumana di quella di una volta), o un
esercizio di calligrafia filmica (valgano da esempio le bellissime sequenze
della scoperta da parte degli ignoranti sequestratori del mondo che gira), ma hanno
anche detto che - nel cinema e con il cinema - "ciò che si trae" può
avere dignità artistica pari "a ciò da cui si trae".