Un bellissimo novembre

 

 

 

da Patti a Bolognini:

Un bellissimo novembre

 

 

 

Due autori a confronto

 

 

Ercole Patti (Catania, 1904 - Roma, 1976)

 

Figlio di un avvocato e di una donna appartenente all'alta borghesia, dopo avere studiato malvolentieri per due anni al Collegio Pennisi di Acireale, gestito con ferrea disciplina dai Gesuiti, familiarizza giovanissimo con l'ambiente letterario grazie alla frequentazione dello zio scrittore Giuseppe Villaroel.

Dopo la licenza liceale s'iscrive alla Facoltą di Giurisprudenza dell'Universitą di Catania e, in cambio del suo impegno a superare regolarmente gli esami, ottiene dal padre il permesso di poter trascorrere sei mesi dell'anno a Roma. Sfrutta quest'occasione per conoscere letterati e artisti, per pubblicare articoli e novelle, per farsi notare da direttori e redattori. Dopo la laurea, delude le attese paterne resistendo solo un anno nell'avviato studio legale; al suo ritorno a Roma non trova difficoltą ad inserirsi nella redazione del quotidiano Tevere con rubriche umoristiche e con servizi di prima pagina dall'Italia e dall'estero. Per conto della Gazzetta del Popolo, si reca in Cina, Giappone, Turchia, Egitto, Malesia e in moltissimi altri stati europei. All'attivitą di giornalista, alterna anche quella di scrittore, di critico cinematografico e di sceneggiatore. Collabora a film di Camerini (Il cappello a tre punte, Come le foglie, Darņ un milione, Ma non č una cosa seria), Guarini (E' caduta una donna, Documento Z 3), Soldati (Quartieri alti), Genina   (Tre storie proibite), Franciolini (Villa Borghese), Giorgio Moser (Un po' di cielo) e Dino Risi (Un amore a Roma).

Arrestato per le sue idee non completamente allineate con quelle del regime fascista, alla fine della guerra fonda e dirige il settimanale cinematografico STAR. Intensa anche la sua attivitą come autore di programmi per la Rai, e di soggetti cinematografici: Incidente a Villa Borghe­se del film Villa Borghese di Franciolini (1953), Gli Innamorati del film Tempi nostri (Zibaldone n.2) di Blasetti (1953),   Le donne del film L'amore difficile di Sergio Sollima (1962). Numerosi anche i film tratti dai suoi romanzi: Un bellissimo novembre (1969) di Mauro Bolognini, La seduzione (1973) di Di Leo, La cugina (1974) di Aldo Lado, Giovannino (1975) di Paolo Nuzzi. Per vezzo e divertimento, fa anche da comparsa in Mio figlio professore (1946) di Castellani e in Un amore a Roma (1960) di Dino Risi. Il 15 novembre 1976 muore di tumore nella sua casa romana.

Altre sue opere: Cronache romane (1962), Graziella (1970), Diario siciliano (1971), Roma amara e dolce (1972), In riva al mare (1973), Gli ospiti di quel castello (1974).

Un bellissimo novembre, "il romanzo unanimemente acclarato dalla critica come il suo pił felice" (Sarah Zappulla Muscarą, nella nota introduttiva dell'edizione Bompiani 1994) č pubblicato per la prima volta nel 1967.

 

Rileggiamo la trama di Un bellissimo novembre:

Il sedicenne Nino, orfano di padre, sente un morboso trasporto nei confronti della zia Cettina, sposata e pił grande di lui di ben 12 anni. Quando tutta la famiglia si riunisce in casa dello zio Alfio per la vendemmia, la sensuale Cettina gioca con i sentimenti del nipote: da una parte soddisfa le sue voglie, dall'altra si diverte a farlo soffrire, flirtando con il donnaiolo Sasą Santagati. L'infatuazione del ragazzo, ignorata persino dalla madre (intenta pił che altro a nascondere una sua relazione amorosa), si trasforma in dramma quando egli sorprende Cettina e Sasą intenti a fare l'amore su un mucchio di foglie all'interno di una casupola diroccata di un castagneto. In preda alla gelosia, corre verso un burrone e si uccide tuffandosi a testa in gił su una roccia di lava.

 

 

Mauro Bolognini (Pistoia 1923 - Roma 2001)

 

"Maestro del cinema decorativo, scenografico e letterario: etichette che nell'Italia delle pregiudiziali realistiche hanno sempre avuto una sfumatura poco benevola e lo hanno fatto giudicare pił un illustratore o un "metteur en scčne" che un regista autore. (…) Ha esordito senza fisime nella produzione commerciale e ha poi saputo affinare disposizioni e mestiere per costruirsi lentamente un mondo autonomo e personale" (Alberto Farassino, La Repubblica, 15/5/2001).

Laureatosi in architettura all'universitą di Firenze, s'iscrive al Centro Sperimentale per la sezione di scenografia. Diventa poi aiuto regista di Luigi Zampa e, in Francia, di Yves Allégret e Jean Delannoy.  Il suo esordio come regista avviene con Ci troviamo in galleria (1953). Fa esperienza con una serie di commediole popolaresche, mai volgari e dai giusti toni, come: Gli innamorati (1955), Guardia, guardia scelta, brigadiere e maresciallo (1956), Giovani mariti (1957) e Arrangiatevi (1969).

Decisivi per la sua carriera, gli incontri con Alberto Moravia e Pasolini.  Nascono: La notte brava (1960), ispirato a Ragazzi di vita, e La giornata balorda (1960). Sono presenti qui, in nuce, tutte le caratteristiche che Bolognini andrą affinando in seguito: il ricorso ad una sceneggiatura tipicamente letteraria e la propensione stilistica per la bella immagine. E' quello che accade ne Il bell'Antonio (1960), tratto dal romanzo di Vitaliano Brancati, e nella trasposizione filmica di Agostino di Alberto Moravia. Il ricorso a testi letterari non gli impedisce di "firmare" i suoi film con personali ricostruzioni ambientali di fine secolo (Bologna, Firenze, Trieste, Milano, Roma), con invenzioni e divagazioni, con eleganti riferimenti alla pittura (i Macchiaioli, Renoir, De Pisis, Boldini), con la padronanza del mezzo cinematografico e con la direzione sicura degli attori. Si vedano, a tal proposito, i risultati ottenuti con le trasposizioni cinematografiche di La viaccia (1961) di Mario Pratesi, Senilitą (1962) di Svevo, La corruzione (1963) di Moravia, L'assoluto naturale (1969) di Goffredo Parise, Per le antiche scale (1975) di Tobino, Bubł tratto da Bubu de Montparnasse di Ch. Louis Philippe, Metello (1970) di Pratolini, L'ereditą Ferramonti (1976) di Chelli.

In particolare, per quanto riguarda Un bellissimo novembre (1969) di Ercole Patti, Bolognini, per la libertą della trasposizione e l'happy end, fu accusato di aver "tradito lo spirito del romanzo" e il film suscitņ vivaci polemiche, alimentando ancora una volta l'insoluta querelle sui rapporti tra cinema e letteratura.

Da ricordare anche film ispirati alla cronaca - Fatti di gente per bene (1974) sul caso Murri, Libera, amore mio (1973), Gran bollito (1977) -, messe in scena di opere liriche - Tosca - e sceneggiati per la TV - La certosa di Parma (1982), La Famiglia Ricordi (1993).

 

Note tecniche sul film:

titolo: Un bellissimo novembre

produzione: Italia, 1969

regia: Mauro Bolognini

con: Gina Lollobrigida, Gabriele Ferzetti, Paolo Turco, André Laurence, Margarita Lozano, Corrado

        Gaipa.

durata: 91', col.

 

 

Due testi a confronto

 

 

Un bellissimo novembre

il romanzo

il film

Via Montesano, a Catania. C'č una riunione di

famiglia. Nino (16 anni) sente trasporto morboso

nei confronti della zia Cettina (28).

I primi approcci tra i due.

 

 

 

 

 

La madre di Nino, vedova a 26 anni, ha un amante:

lo "zio" Concetto.       

Festa di Sant'Agata a Catania: la processione.

Il fratello minore, Umberto, raggiunge Nino.

I due comprano il torrone e parlano del padre morto.

A casa trovano lo zio Concetto e la madre.

Nino č freddo con la madre.

La mattina dopo č la festa dei morti.

I regali di papą: la pistola giocattolo per il piccolo e l'orologio da sub per Nino.

 

Partenza per la campagna. Sull'auto sono in quattro.

Parlano di Biagio e Cettina, del viaggio in

Inghilterra di Nino (il ragazzo deve imparare

l'inglese).

7 mesi dopo, tutti da zio Alfio (fratello della madre di Nino e di Cettina), verso Zafferana, per la vendemmia.

La stanza di Nino č adiacente a quella di Cettina.

Arrivo nella villa di campagna.

 

 

La "ragazzotta" paesana č innamorata di Nino.

 

In chiesa, incontro con altri parenti: il cugino, la cugina acquisita Giulietta, Amalia la folle, zio Alfio.

Dopo la messa, tutti al cimitero.

Il canto dei lavoratori: "Si maritau Rosa..."

 

I tre giovani vanno alla casaccia: giochi pesanti con Giulietta.

Il regalo della collana a Giulietta.

 

 

 

 

La sistemazione in camera, le valigie,

l'interruttore.

A sera arriva zia Cettina. E' sola.  Nino si ricorda di lei e di quando hanno dormito innocentemente nello stesso letto.

I piccoli fanno baldoria nel letto grande.

Nino č nella camera di Cettina: la valigia, le pantofole, la pistola di Biagio.

 

 

Altri approcci tra zia e nipote.

Cettina va in bagno.

Il figlio scapolo va a letto con la vecchia madre. Altri approcci tra Nino e Cettina. Nino č chiamato dalla zia per la lampadina che non funziona. Parlano di quando Nino era piccolo e di quando hanno dormito nello stesso letto.

 

Il cugino raggiunge Nino in camera: parlano della famiglia, del viaggio di Nino in Inghilterra, della libertą, della zia Cettina, pecora nera della famiglia.

 

Sera: arriva Biagio.

Biagio e Cettina si appartano in camera.

Nino li osserva e sente che fanno l'amore.

Flash-back sulla scoperta della tresca tra la madre e zio Concetto.

 

Strani intrighi amorosi notturni: la serva e il padrone.

Nino adescato dalla serva in camera.

La vendemmia: Nino e Cettina nel boschetto.

I fichidindia. Il fucile e il tiro alla pala.

Cettina sale sulla quercia.

Nino e le spine del roveto.

Incontro col massaro che uccide la cornacchia.

Arrivo di zio Biagio. Gelosia di Nino.

 

Tiro a bersaglio sulle pale di fichidindia.

Nino osserva Biagio, Sasą e Cettina.

Spara anche Nino. Siamo poco distanti dal mare.

 

 

A tavola: si parla di politica e altro (La Sicilia come una bella donna).

Sasą fa la corte a Cettina (Biagio se ne accorge?).

Nino č geloso: ("sgualdrina").

 

Nino in camera. Pensa a Cettina che se ne sta a letto con il marito. Non riesce a prendere sonno.

 

Ancora intrighi notturni con la serva.

 

Nino sorprende la madre al telefono: parla con l'amante. La donna torna a Catania e chiede un passaggio a Biagio.

Nino deve occuparsi del fratellino Umberto.

 

Nino sulla scogliera parla con il cugino.

Lo zio Alfio e le onorificenze.  Turi il massaro.

Partenza di zio Biagio. Arrivo di Sasą Santagati.

La tombola e la gelosia di Nino nei confronti di

Sasą. Cettina ubriaca: la doccia.

Nino rimprovera Cettina per il suo comportamento

con Sasą.  Nino e Cettina fanno l'amore.

Sera: Nino e Cettina in camera.

 

 

Cettina ha caldo, si spoglia, fa una doccia.

Accuse di gelosia di Nino. Schermaglie. I due fanno l'amore.

 

Per Cettina č tutto normale; per Nino č infatuazione.

Le attenzioni di zio Biagio per la giovane moglie.

Nino e Cettina si appartano con la scusa di

prendere l'uva e fanno l'amore nel palmento.

 

 

 

 

Tuffo a mare di Nino.

 

In chiesa: Nino prima va dalla zia e poi dalla

cugina. Nino guarda la zia e ripensa a quello che č successo la sera precedente.

La caccia alle calandre. C'č pure Sasą Santagati.

(2 colpi chiocci del fucile di zio Biagio;

quelli secchi e asciutti di Santagati; malinconico

colpo isolato di Nino)

Santagati e l'Alfa Romeo: giro in 4 (Biagio e

Nino dietro); giro in 2 (Cettina e Santagati).

I due ritornano dopo mezz'ora. Nino nota delle

stranezze nella zia. Scenata di gelosia di Nino.

 

Rombo di motore: č arrivato Sasą con Biagio.

La messa finisce e tutti vanno a vedere la

macchina di Sasą. Cettina vuole fare un giro.

Nino osserva geloso e Giulietta osserva Nino.

Attesa: ognuno fa qualcosa.

 

 

 

Nino va alla casaccia con Giulietta. I due fanno

l'amore. Nino pensa a Cettina nelle braccia di

Sasą.

 

Torna l'auto di Sasą. Nino e Giulietta tornano alla villa. La madre di Giulietta ha capito la tresca tra la figlia e Nino. Sorride.

 

Cettina lascia suo marito addormentato.

Per le scale e nei corridoi incontra Nino.

Altra scenata di gelosia.

 

Tresca tra cognati (zio Alfio e la matta).

A Catania per assistere alla Bohčme.

Parentesi sulla scuola che sta per riprendere,

sulle voci dei banditori, sulla preparazione delle

due sorelle, sulla passeggiata prima del teatro.

Il palchetto: Nino tra la madre e la zia.

Cettina "placa" le voglie di Nino.

 

Catania: preparativi per andare a teatro.

Le due sorelle parlano tra di loro, Nino ascolta

non visto. Telefonata di Cettina a Sasą che sta

con Biagio.

Al teatro, Nino si accorge di Sasą che sta in un altro palchetto. Anche la madre di Nino č con l'amante. Cettina tocca Nino.

 

Nel foyer Cettina e Sasą si incontrano.

Gelosia di Nino. Invito di Biagio al "socio" Sasą. Sasą si accorge della faccia "strana" di Nino e ne parla con Cettina.

 

Battuta di caccia ai conigli. 

I gruppi si dividono. Vari intrecci di amori e

altro. Si conta la selvaggina abbattuta.

Nino si accorge che Cettina e Sasą non ci sono

e li va a cercare alla casaccia.

Si avvicina la partenza. Cettina rimprovera Nino.

In assenza di Biagio, arriva Sasą.

I due amanti nel castagneto. L'attesa di Nino; la ricerca, la scoperta nella casupola diroccata.

 

Nino scopre che i due stanno facendo l'amore.

Attende che Sasą esca e affronta Cettina.

Ha il fucile in mano; Cettina č spaventata, ma Nino la schiaffeggia (come se fosse sua madre quando aveva tradito).

Poi la bacia.

Il suicidio di Nino.

 

 

Matrimonio tra Nino e Giulietta.

Nino al cugino: ho imparato la lezione.

Il cugino va a Londra. Nino bacia la mamma e la zia.

Tutti gli dicono: "Bravo".

 

 

Riflessioni

 

 

Nel dicembre del 2001, il Comune di Catania, per ricordare Ercole Patti ha organizzato un convegno presso la facoltą di Scienze Politiche dell'universitą. Qualche anno prima un'analoga manifestazione era stata programmata (ma per mancanza di fondi mai realizzata) in altri comuni della stessa provincia. In tutte e due le occasioni sono stato invitato da un amico giornalista per parlare di "Patti, uomo di cinema" e, avendo la libertą di scegliere il titolo che reputavo pił opportuno, mi sono indirizzato verso "Ercole Patti: la sceneggiatura nelle vene".  Dopo avere esaminato le particolari caratteristiche del romanzo e della sceneggiatura, i vantaggi e i pericoli delle due forme letterarie, ho evidenziato come, in Patti, scrittura e sceneggiatura si fondono e si confondono. L'ho fatto, esaminando dettagliatamente alcuni brani tratti dal suo Diario siciliano e soffermandomi sulla scenografia, sulle inquadrature, sulle soggettive, sui flashback, sulle metafore, sulla luce, sui suoni, sui colori, persino sugli odori delle immagini (come direbbe Aldo Grasso in Linea allo studio, Bompiani).

Probabilmente, anche Bolognini, attento osservatore del testo letterario, avrą notato in Patti tutte queste caratteristiche leggendo (e scegliendo per un suo film) Un bellissimo novembre. Le sequenze aggiunte (il viaggio che Nino dovrebbe fare in Inghilterra, gli strani intrighi amorosi notturni, le funzioni religiose), i personaggi nuovi (Giulietta, Amalia la folle, il cugino, la servetta vogliosa), le note di folclore (la festa di S. Agata, i regali della "festa dei morti", il canto dei contadini) e tanti altri particolari, pił che "inventati" da Bolognini, sembrano da lui "scovati" all'interno del testo.

Diverso, invece, č il discorso sul finale, volutamente sdrammatizzato dal regista. Nel romanzo, Nino si uccide; nel film "impara la lezione": si sposa ed č gią pronto a fare come i grandi, come sua madre e sua zia, come Sasą e zio Concetto. E' pronto, cioč, a conservare la patina della regolaritą esteriore, perché cosģ č la vita e cosģ vuole la societą, ma anche a concedersi le sue scappatelle.

Se si vuole, si puņ anche vedere in questa "infedeltą" dell'opera filmica un omaggio (pił di Bolognini che di Patti, che non figura tra gli sceneggiatori) al gallismo e al dongiovannismo dell'amico Brancati. Personalmente, nel passaggio dal tragico gesto del suicidio al gattopardesco "cambiare tutto perché tutto rimanga com'č", mi piace leggere oltre le intenzioni dello stesso regista e interpretare questa scelta come un veloce riassunto della storia siciliana e dei siciliani: da Sofocle a G. Tomasi di Lampedusa.