
da Machiavelli a Lattuada:
La mandragola
Due autori a confronto
Niccolò Machiavelli (Firenze, 1469 - 1527)
Riusciamo
a ricostruire qualcosa della sua giovinezza grazie ai Ricordi del padre.
Nato
da una famiglia di estrazione non aristocratica proveniente dal vicino borgo di
Montespertoli, compie gli studi umanistici sotto la guida di Paolo Sasso da
Ronciglione, cui deve l'approccio con i testi classici. Entrato in rapporto di
amicizia con Giuliano de' Medici, alla caduta del Savonarola è chiamato a
ricoprire l'incarico di segretario della seconda cancelleria (1498).
Occupandosi di affari interni, ha modo di compiere esperienze politiche,
amministrative e diplomatiche. Nel 1499 è incaricato di visitare l'esercito
impegnato nella guerra contro Pisa e compone la sua prima prosa politica: Il
discorso sopra Pisa. Si reca, in seguito, in Romagna per un'altra missione
diplomatica presso Caterina Sforza. Nel 1500, insieme a Francesco Della Casa,
compie un importante viaggio in Francia, alleata di Firenze, per richiedere a
Luigi XII un intervento nella guerra contro Pisa. Nel 1502 fa parte anche di
due importanti ambascerie presso Cesare Borgia. Nel 1503 assiste, in qualità di
rappresentante del governo fiorentino, all'elezione di Papa Giulio II. Nel
gennaio del 1504 è di nuovo in Francia, alla corte di Luigi XII. Resosi conto
dell'instabilità delle milizie mercenarie, si dedica alla costituzione di un
esercito fiorentino in linea con le sue personali convinzioni. Dopo altre
missioni presso Giulio II in Umbria e in Romagna, si adopera per la conclusione
della guerra contro Pisa. Si reca anche a Verona e, nel 1509, ritorna in
Francia per la terza volta. Il rientro dei Medici coadiuvati dalle truppe
spagnole segna l'inizio delle epurazioni e Machiavelli è rimosso dall'incarico
e condannato al confino in una sua villa, l'Albergaccio, nei pressi di S.
Casciano in Val di Pesa. Nel 1513, sospettato di avere fatto parte di una
congiura contro i Medici, è arrestato e torturato. Esce dalla prigione soltanto
grazie all'amnistia seguita al pontificato di Giovanni de Medici. Ritiratosi
nel podere di S. Andrea in Percussiva, supera lo sconforto per la sconsolata
inattività dedicandosi alla composizione delle sue opere più importanti, fra
cui Il Principe. Dopo la morte di Lorenzo de' Medici, attenuatasi
l'ostilità nei suoi confronti, ottiene l'incarico di redigere un progetto sulla
riforma costituzionale di Firenze. Poco dopo, per iniziativa del cardinale
Giulio de' Medici, riceve anche l'offerta di scrivere una storia di Firenze.
Nel 1525 diventa segretario della magistratura dei Procuratori delle Mura.
Muore nello stesso anno in cui a Firenze viene ricostituita la repubblica. Tra
le sue opere - oltre a Il Principe - vanno ricordate: I discorsi
sopra la prima Deca di Tito Livio (1513-21), Dell'arte della guerra (1519-20),
Considerata
come un capolavoro del teatro cinquecentesco, la commedia ha una vicenda solo
apparentemente comica; in realtà, infatti, si può leggere in essa la
considerazione amara e pessimistica dell'autore sull'ambiguità etica di un
Medioevo ormai tramontato.
Rileggiamo
la trama de La mandragola:
Il
giovane Callimaco, che ha soggiornato a Parigi a lungo, si è colà innamorato
per fama di Madonna Lucrezia, una bellissima gentildonna fiorentina, moglie dello
sciocco e vecchio messer Nicia. Rientrato a Firenze, Callimaco decide di
conquistare la donna. Approfittando del cruccio di Nicia di non potere avere
figli, Callimaco, con l'aiuto del mezzano Ligurio, si finge un dotto luminare e
garantisce a Nicia che Lucrezia avrà un bambino se berrà una pozione di
mandragola. Dato che giacere subito dopo con la donna equivale a votarsi a
morte certa, Nicia è persuaso a trovarsi un sostituto per la notte seguente
alla somministrazione del veleno. A persuadere Lucrezia intervengono la madre
Sostrata e l'astuto e corrotto fra' Timoteo. Sarà ovviamente Callimaco a
giacere con l'amata. Lucrezia, avuta prova della stolidità del consorte, di
buon animo si acconcia al nuovo destino.
Alberto
Lattuada (Milano, 1914)
Durante
gli studi di architettura pubblica racconti e poesie, dedicandosi poi alla
fotografia (con la raccolta Occhio quadrato) e alla critica (si
interessa di pittura e di cinema sulle pagine di Camminare, Corrente
e Domus). La fondazione della Cineteca Italiana è un momento centrale
per la sua formazione: la raccolta, la cura, lo studio dei vecchi film
lasceranno un segno evidente in citazioni e atmosfere riscontrabili in molte
sue regie. Negli anni 30 collabora con il regista Mario Baffico e partecipa
alla sceneggiatura di Piccolo mondo antico di Soldati e di Sissignora
di Poggioli. Esordisce nella regia con un'elegante riduzione di Giacomo
l'idealista (1942) e, nel 1945, realizza la trasposizione filmica del
romanzo liberty di Luciano Zuccoli La freccia nel fianco.
Nel
dopoguerra il suo contributo al neorealismo prende forme personali nel gruppo
di film prodotti dalla Lux e influenzati dal cinema hollywoodiano: Il bandito (1946), Senza pietà (1948), Il mulino del
Po (1949). Luci del varietà (1951) dà inizio a un vero e proprio
genere, apparentemente disincantato ma sostanzialmente pessimista e amaro:
quello sull'avanspettacolo. Negli anni
50, le difficoltà finanziarie ed organizzative non gli impediscono una
prolifica produzione di film di facile lettura, di largo consumo e tendenti
alla satira, nei quali egli associa una raffinata sensibilità europea a un senso dello spettacolo
tutto americano, come Anna (1952),
Il cappotto (1952), interessante e quasi surreale riduzione da Gogol con l'interpretazione di Renato Rascel, La lupa
(1953), La spiaggia (1954), appassionata rappresentazione dell'ipocrisia e
della potenza del denaro, Guendalina
(1957), La tempesta (1958), Dolci inganni (1960).
Le
opere degli anni 60 sono legate ai generi: il giallo (L'imprevisto del
1961 e Mafioso del 1962), la commedia (La mandragola del 1965, Don
Giovanni in Sicilia del 1967), il film di guerra (Fraulein Doktor
del 1969).
Considerato
dalla critica come regista calligrafico, Lattuada rivela un notevole eclettismo
professionale nell'adattarsi a temi e generi differenti, dove tuttavia emergono
anche alcuni suoi tratti personali: l'interesse per l'erotismo, la messa in
evidenza di elementi di ambiguità, il ritmo serrato e veloce della narrazione.
Con Venga a prendere il caffè da noi (1970), convincente e grottesco
ritratto di un'atmosfera provinciale, Sono
stato io (1973) e Le farò da padre (1974), rilegge, grazie anche
all'utilizzazione originale di attori bravi e popolari come Tognazzi, Giannini,
Proietti, la commedia all'italiana secondo linee leggere ed umoristiche ma
egualmente amare nella polemica sociale (l'arrivismo, il successo, il denaro).
E' nell'illusione
delle adolescenti che trova spesso accenti sinceri ed efficaci, scoprendo tra
gli anni '60-'70 molti giovanissimi talenti
femminili: Marina Berti, Giulietta Masina, Jacqueline
Sassard, Catherine Spaak, Therese-Ann Savoy, Nastassja Kinski, Dalila Di
Lazzaro, Clio Goldsmith.
Dopo
una non esaltante riduzione del romanzo di M. Bulgakov Cuore di cane
(1976), torna a un cinema da fotoromanzo e da melodramma con La cicala
(1980), scrive poesie e racconti, pubblica taccuini di viaggio e libri di
fotografie, fonda e presiede
Note tecniche sul film:
titolo: La mandragola
produzione: Italia - Francia,
1965
regia: Alberto Lattuada
con: Rosanna Schiaffino,
Philippe Leroy, Jean-Claude Brialy, Romolo Valli, Nilla Pizzi, Totò.
durata: 107', b/n.
Due
testi a confronto
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La mandragola |
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il testo teatrale |
il
film |
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Canzone iniziale. Prologo. |
Sui
titoli di testa: Parigi |
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Callimaco
e il servo Siro tornano a Firenze. Sono tempi di predicazione e di inviti a
pentirsi per i peccati. Callimaco tenta inutilmente di accostarsi a Lucrezia. |
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Callimaco
racconta al servo Siro le sue pene d'amore. Ha saputo a Parigi di Lucrezia,
se n'è invaghito, sta cercando di farla sua con la complicità dell'astuto
Ligurio. |
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Il
servo Siro suggerisce di tentare l'approccio ai bagni termali. Tra l'altro,
pagando, è anche possibile spiare nel reparto in cui fanno il bagno le donne.
Nicia scopre il gruppo dei guardoni e provoca la caduta della parete
divisoria e il caos. |
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Callimaco
spia gli inutili tentativi di Nicia (sassi roventi sul corpo) per la
gravidanza della moglie. |
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Lo
scroccone Ligurio promette a Callimaco un aiuto dietro adeguata ricompensa. |
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Ligurio
sta cercando di convincere Nicia sul beneficio che la moglie, che non riesce
a rimanere incinta, può avere andando in qualche luogo d'acque termali. |
Ligurio
cerca di convincere Nicia sul beneficio che la moglie può avere andando in
altri luoghi d'acque termali. |
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Ligurio
e Callimaco s'imbattono in un dottore ricercatore di mandragola. Sentono da
lui gli effetti miracolosi della pianta. |
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Ligurio medita l'inganno nei
confronti di Nicia. |
Ligurio medita l'inganno
nei confronti di Nicia. |
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Con
la complicità di Ligurio e Siro, Callimaco finge di essere un dottore e dà a
Nicia il consiglio di fare bere alla moglie una pozione di mandragola.. |
Con
la complicità di Ligurio e Siro, Callimaco finge di essere un dottore e si
reca a casa di Nicia. |
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Nicia
procura al "dottor" Callimaco l'urina di Lucrezia. |
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Per
evitare il pericolo di morte, Nicia deve far giacere uno sconosciuto al posto
suo. |
Ligurio
e Callimaco consigliano Nicia: deve fare bere alla moglie una pozione di
mandragola. Per
evitare il pericolo di morire entro sette giorni deve far giacere uno
sconosciuto al posto suo. |
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Ligurio
si rivolge alla madre di Lucrezia: bisogna coinvolgere fra Timoteo per
convincere Lucrezia. |
Ligurio
e Nicia si rivolgono alla madre di Lucrezia: bisogna coinvolgere fra' Timoteo
per convincere Lucrezia. |
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Ligurio
si mette in contatto con Fra' Timoteo, il quale, pur di entrare in possesso
di 300 ducati, si sta prestando a fare abortire una ragazza. |
Ligurio
si mette in contatto con Fra' Timoteo, che sta spillando denari ad una
vecchietta. |
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Espediente
della "sordità" di Nicia. |
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Ligurio
coinvolge Fra' Timoteo "per un fine migliore": fare avere figlioli
a Lucrezia. |
Ligurio
coinvolge Fra' Timoteo "per un fine migliore": fare avere figlioli
a Lucrezia. |
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Lucrezia
e la madre si recano da Fra' Timoteo. Lungo il tragitto si fermano ad
osservare il ritrovamento di una statua antica. |
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Fra'
Timoteo convince Lucrezia al rito della mandragola. |
Fra'
Timoteo convince Lucrezia al rito della mandragola. |
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Ligurio
porta la notizia a Callimaco: fra' Timoteo è riuscito a convincere Lucrezia. |
Ligurio
porta la notizia a Callimaco: fra' Timoteo è riuscito a convincere Lucrezia. |
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Nuovo
problema: come farà Callimaco a sostenere il ruolo del viandante se deve fare
parte della comitiva? Intuizione
di Ligurio: mascherarsi tutti e fare interpretare a Fra' Timoteo la parte di
Callimaco. |
Nuovo
problema: come farà Callimaco a sostenere il ruolo del viandante se deve fare
parte della comitiva? Intuizione
di Ligurio: mascherarsi tutti da frati e fare interpretare a Fra' Timoteo la
parte di Callimaco. |
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Fra'
Timoteo nel cimitero del convento. Promette "ceri per tutti". |
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Callimaco
manda Siro da Nicia con la pozione di mandragola. |
Callimaco
manda Siro da Nicia con la pozione di mandragola. |
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Convegno
tra Ligurio, Callimaco, Siro e fra' Timoteo travestito. |
Ligurio
e fra Timoteo vanno da Callimaco, già travestito da poveraccio. |
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Nicia,
con enorme difficoltà, riesce a convincere la moglie. Lucrezia beve
un'innocua tisana. |
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L'arrivo
di Nicia travestito e la sua dabbenaggine. Non riconosce Fra' Timoteo
travestito da Callimaco. |
L'arrivo
di Nicia travestito e la sua dabbenaggine. Non riconosce Fra' Timoteo
travestito da Callimaco. |
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I
quattro attraversano la città. S'imbattono in alcune prostitute. |
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Agguato
ad un poveraccio: è l'uomo sbagliato. L'uomo fugge, sbatte la testa, muore. |
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L'agguato
a Callimaco travestito da garzonaccio. |
L'agguato
a Callimaco travestito da garzonaccio. |
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L'incontro
imprevisto con le guardie. Messa in scena di Callimaco indemoniato. |
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Callimaco è condotto da
Lucrezia. |
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Vari
stati d'animo nella notte. L'attesa di Nicia e della madre di Lucrezia,
l'abbuffata di Ligurio e Siro, le schermaglie d'amore di Callimaco. |
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Callimaco
rivela l'imbroglio a Lucrezia. I
due diventano amanti. |
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Siparietto
di Fra' Timoteo nella sagrestia mentre rimprovera i chierici. |
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Il
giorno dopo: il garzonaccio-Callimaco è sbattuto fuori dalla casa di Nicia. |
Il
giorno dopo: il garzonaccio-Callimaco è sbattuto fuori dalla casa di Nicia. |
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Nicia
racconta come si sono svolti i fatti la notte precedente. E' felice. |
Nicia
è felice. Sua moglie sembra completamente guarita. |
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Callimaco racconta come si
sono svolti i fatti durante la notte. La sua intesa con Lucrezia. |
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Tutti vanno in chiesa a
ringraziare Dio |
Tutti vanno in chiesa a
ringraziare Dio. |
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Incontro
con Callimaco. Invito a pranzo da parte di Nicia. Meglio: su proposta di
Lucrezia, Nicia consegnerà a Callimaco la chiave di casa. |
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Fra' Timoteo accoglie tutti
e licenzia gli spettatori. |
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Riflessioni
"Con un occhio alla moda boccaccesca, quella
del film in costume un po' sporcaccione, degli anni '60 e l'altro (quadrato)
alla razionalità di Machiavelli, Alberto Lattuada ha fatto un lavoro di
discreta eleganza e di raffinato erotismo. Spiccano tra i personaggi il Nicia
di Romolo Valli cui il regista e i suoi sceneggiatori prestano un'ambigua
consapevolezza, inesistente nel testo originale, e un inedito Totò come Fra
Timoteo". (L.,L.,M. Morandini, Il Morandini Dizionario dei film,
Zanichelli)
"Una
rilettura piuttosto banale della commedia di Machiavelli". (Paolo
Mereghetti, Dizionario dei film, Baldini & Castoldi)
Tra la "discreta eleganza" e la
"rilettura banale" sembrerebbe inutile cercare di trovare una via di
mezzo. Eppure, se si legge la commedia di Machiavelli e, in rapida successione,
si vede il film di Lattuada, si nota come i due giudizi critici riportati
possano, per aspetti diversi, essere entrambi condivisi.
In massima parte, come si può notare dal confronto
sopra riportato, i due testi coincidono. Le divergenze del film, che Mereghetti
giudica "rilettura banale", sono per Morandini "un'ambigua consapevolezza". In
realtà, invece, siamo di fronte a due testi che rivelano il diverso mestiere
degli autori. Machiavelli non può permettersi, in un testo da realizzare con
povertà di mezzi, né troppe scenografie, né veloci cambi di scena. Per questo
deve ricorrere al "racconto" dei personaggi (Callimaco che racconta a
Siro le sue pene d'amore, Nicia e Callimaco che raccontano le due versioni
dell'incontro d'amore) e lasciare la
ricostruzione dei fatti alla fantasia degli spettatori. Lattuada, invece, ha
dalla sua parte la possibilità di "far vedere" quello che avviene e
quello che si può supporre che sia avvenuto (la predicazione a Firenze,
l'incontro con il ricercatore di mandragola, l'incontro d'amore tra Callimaco e
Lucrezia). La libertà di trasposizione lo porta, poi, ad inventare scene
inesistenti nel testo: la scena dei bagni termali, l'espediente della sordità
di Nicia, il ritrovamento della statua
antica, l'agguato all'uomo sbagliato.
Una
nota a parte merita, infine, il personaggio di Fra' Timoteo.
Machiavelli
non aveva a disposizione un attore come Totò; se lo avesse avuto,
probabilmente, l'avrebbe sfruttato come Lattuada: creandogli deliziosi
siparietti, tic, soliloqui spassosi come quello al cimitero del convento dove
promette "ceri per tutti" se l'operazione non proprio in linea con la
sua missione di religioso andrà a buon fine.