LA GABBIANELLA E IL GATTO

 

da Sepulveda a D'Alò:

La gabbianella e il gatto

 

 

 

 

Due autori a confronto

 

Luis Sepùlveda (Ovalle, Cile, 1949)

 

Luis Sepùlveda ha avuto una vita piena di avventure, paragonabile, come dice qualcuno, "a quella di un avventuriero d'altri tempi". Nativo di Ovalle, passa l'infanzia e la gioventù a Santiago, dove il padre aveva trovato lavoro come segretario di un generale dell'esercito. Sua madre, Irma Calfucura, lo descrive come un bambino molto tranquillo e serio, con una spiccata inclinazione a raccontare storie. "Gli piaceva leggere - dice - e trovava stupidi molti giochi infantili". A 12 anni partecipa a una gara letteraria scolastica e vince il suo primo premio. Dopo avere frequentato, per volere del padre e con scarsi risultati, il Liceo commerciale, si iscrive all'università. Influenzato dallo zio paterno José Sepúlveda (che diventerà in seguito "Tìo Pepe" e si trasformerà in personaggio dei suoi libri), decide di militare nel Partito Socialista. Sostenitore di Salvator Allende, nel 1973, a seguito del colpo di stato, fu imprigionato perché membro attivo dell'Unità popolare cilena. Messo agli arresti domiciliari, passò alla clandestinità. Nuovamente arrestato, dovette subire una serie di torture e la condanna a 28 anni di carcere. Nel 1976, grazie alla sezione tedesca di Amnesty International che lanciò una campagna per la sua liberazione, la pena gli fu commutata in un esilio di otto anni. Ma l'aereo che doveva portarlo in Svezia assieme alla prima moglie, la cilena Ercilia Yáñez, si ferma in Argentina: Luis non se la sentiva di allontanarsi dal suo paese e così inizia un periodo di continui viaggi e di intenso lavoro che esplica in Brasile, Uruguay, Paraguay, Perù, Colombia, Ecuador (dove vive per sette mesi tra gli indios Shuar - o Jíbaros della selva amazzonica -) ed infine in Nicaragua. In quest'ultimo paese ottiene anche la cittadinanza, lavora fino al '79 nella redazione del quotidiano “Barricada” e partecipa come guerrigliero (ma c'è chi dice, solo come scrittore) alla lotta per la liberazione nella brigada Simón Bolívar. Nel 1980, dopo l'ennesima delusione politica, si trasferisce ad Amburgo assieme alla sua seconda moglie, la tedesca Margarita Seven, dalla quale ha avuto tre figli (Sebastián, Max e León). Ma neanche in Europa il suo spirito pur desideroso di quiete si ferma: si unisce, infatti, ad un equipaggio di Greenpeace per militare questa volta nella “guerriglia ecologista” e per quattro anni, solcando tutti i mari dal Nord al Sud, fino alla Patagonia e alla Terra del Fuoco, è uno dei più noti corrispondenti della stampa tedesca sulle imprese dell'organizzazione pacifista ed ecologista. Questa vita burrascosa e movimentata non gli ha impedito di scrivere e di affermarsi con romanzi, racconti e commedie che sono stati tradotti in tutte le lingue e che l'hanno fatto diventare uno degli autori latino americani più popolari e premiati. Più che scrittore egli si considera narratore di storie reali, attraverso le quali vuole mostrare il mondo così com'è e denunciare quello che non va, perché la letteratura ha il dovere di tutelare la verità storica. La sua opera - collocabile nel solco della più ricca tradizione narrativa sudamericana, da Jorge Luis Borges a Julio Cortázar e a Juan Rulfo - riflette le tematiche ecologiste di cui si è fatto difensore, la felicità inventiva, l'intensità della sua vita. i suoi autori preferiti, che hanno anche avuto grande importanza nella sua formazione e che, a suo dire, hanno rappresentato l'unico conforto durante la prigionia cilena (li ripeteva a memoria), vanno da Salgari a Conrad, da Melville a Verne.

Tra i suoi libri più noti: Il vecchio che leggeva romanzi d'amore (1989), tradotto in 14 lingue e al quale deve l'inizio della sua notorietà internazionale, Il mondo alla fine del mondo (1989), Un nome da torero (1994), Patagonia Express (1995), Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare (1996), la raccolta di racconti Incontro d'amore in un paese di guerra (1997), La frontiera scomparsa, Diario di un killer sentimentale, Le rose di Atacama, Racconti senza patria, Jacarè.

 

Rileggiamo la trama della Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare:

Il giorno in cui sta per deporre il suo primo uovo, la gabbiana Kengah resta avvelenata da una chiazza di petrolio fuoriuscita da una petroliera. Sentendosi morire, cerca rifugio nel giardino della casa dove vive, coccolato dalla sua padrona, il pacifico e pacioccone gatto Zorba. Al gatto, la gabbiana strappa tre promesse: non mangiare l’uovo, avere cura del nascituro, insegnargli a volare. Trovatasi all’interno della comunità dei felini, la gabbianella orfana e adottata (con il nome di Fortunata) da Zorba, si crede una gattina e viene coinvolta nella lotta contro un esercito di ratti sbucato dalle fogne agli ordini del Grande Topo, che mira alla conquista del potere.

Col tempo, Fortunata scopre la sua vera identità e impara a volare. Una notte, dopo aver detto addio ai suoi benefattori, si unisce ad uno stormo di gabbiani e spicca definitivamente il volo verso il cielo.

 

Enzo D’Alò (Napoli, 1953)

Noto al pubblico solo dopo avere realizzato il suo primo lungometraggio, La freccia azzurra (1996), che presenta a Venezia nel 1996 nella sezione "Iniziative Speciali" e con il quale ottiene numerosi riconoscimenti internazionali, tra cui un David di Donatello e due Nastri d'argento, Enzo D’Alò proviene da una lunga preparazione nel campo dell’animazione. Trasferitosi a Torino, nel 1979 entra a far parte del laboratorio cinematografico La Lanterna Magica. Lavora a diversi programmi di sperimentazione audiovisuale con un gruppo di bambini e realizza alcuni cartoni animati di informazione didattica. Il suo primo cortometraggio (Trasformazioni fantastiche di parole inglesi) risale al 1984. Seguono, nell’ordine: Animation 85: il mago (1985), Animation 87: l’amore (1987), Animation 88: uomini e pesci (1988), La crava (1990). Dopo essersi specializzato nell'animazione, firma anche numerose sigle televisive. All'inizio degli anni '90, sempre come cartoonist, realizza spot pubblicitari e video musicali: Drinker (1991), Pimpa (1991), Kamillo Kromo (1993). Rispetto a tutti questi suoi lavori, interessanti ma non sufficienti a procurargli notorietà internazionale, La gabbianella e il gatto rappresenta il vero salto di qualità. Tratto dal libro del cileno Luis Sepùlveda, (Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare), questo film è, infatti, il più costoso lungometraggio italiano d’animazione che sia stato mai prodotto. Grazie ad un budget di 10 miliardi, Enzo D’Alò è riuscito a coordinare un team di cartoonist italiani (complessivamente 200 tra artisti e tecnici) che ha creato 1.200 scenografie e 220.000 disegni. L'ultima sua fatica, tratta dal romanzo di Michael Ende, è Momo alla conquista del tempo (2001), ed è, come lo stesso regista ha detto nella presentazione anticipata a Venezia 2001, "una metafora di quello che potrebbe diventare il nostro mondo, una società basata sul fare che dimentica quello che c'è prima e dopo il lavoro"

Altro film: Opopomoz (2003)

Note tecniche sul film:

titolo: La gabbianella e il gatto

produzione: Italia, 1998

regia: Enzo D’Alò

con: film di animazione con le voci di Luis Sepùlveda, Carlo Verdone, Antonio Albanese, Melba Ruffo

durata: 73’, col.

 

 

 

Due testi a confronto

 

 

 

Storia di una gabbianella

e del gatto che le insegnò a volare

La gabbianella e il gatto

il romanzo

 

il film

 

 

Un poeta, una bambina e la bella gattina Bubulina si nutrono di cibo e di storie in poesia.

 

Nel porto, al comando del Grande Topo, i topi spadroneggiano e fanno razzie di cibarie.

Quattro gatti (Colonnello, Segretario, Diderot e Zorba) e il gattino Pallino cercano di rendere loro la vita difficile, ma la lotta è impari.

Zorba è ferito.

 

I gatti fanno amicizia con Bubulina e con la sua padroncina. La storia che il poeta sta scrivendo è cresciuta: ora è senza rima e per grandi.

 

Nel mare in tempesta una nave scarica del petrolio.

Lo stormo di gabbiani del Faro della Sabbia Rossa, in volo verso la Biscaglia per il grande convegno dei gabbiani, avvistato un banco di aringhe nel mare del Nord, si lancia in picchiata.

.

Uno stormo di gabbiani in volo, avvistato un banco di aringhe nel mare del Nord, si lancia in picchiata.

.

 

I gatti sono a spasso. Si vantano della lotta sostenuta contro i topi durante la notte.

Zorba è innamorato di Bubulina; non sopporta che altri gatti la corteggino. Pallino fa domande "imbarazzanti" sull'amore. Un pescivendolo scaccia via i gatti che nella notte non hanno saputo proteggere la merce dai topi.

La gabbiana Kengah non sente il grido di allarme e resta invischiata in un'onda di petrolio.

Dopo vari tentativi riesce con enorme fatica a spiccare il volo.

 

La gabbiana Kengah non sente il grido di allarme e resta invischiata in un'onda di petrolio. Il gabbiano Igor le consiglia di tentare comunque il volo, se non altro per dovere nei confronti dell'uovo che sta per depositare

Un bambino di Amburgo parte per le vacanze e lascia a casa Zorba, un gatto nero grande e grosso, che quando era solo un cucciolo egli aveva salvato dal becco di un pellicano.

 

La gabbiana Kengah riesce faticosamente ad evitare la morte e a volare fino ad Amburgo.

La gabbiana Kengah riesce faticosamente ad evitare la morte e a volare fino ad Amburgo.

La gabbiana Kengah atterra moribonda sul balcone di Zorba e strappa al gatto tre promesse: non mangiare l'uovo che sta depositando, avere cura del piccolo che nascerà, insegnargli a volare.

La gabbiana Kengah atterra moribonda nel cortile di Zorba e strappa al gatto tre promesse: non mangiare l'uovo che sta depositando, avere cura del piccolo che nascerà, insegnargli a volare.

Zorba, in cerca di un consiglio per sapere come comportarsi, si reca al ristorante Cuneo. Lungo la strada litiga con due gatti randagi che lo prendono in giro. Introdotto dal gatto Segretario, Zorba espone il caso della gabbiana Kengah al gatto Colonnello. I tre gatti decidono di andare a consultare il dotto gatto Diderot.

Zorba, per sapere come comportarsi, si reca dagli amici gatti che hanno il loro quartiere generale nel Museo cittadino.

 

 

I gatti decidono di consultare il dotto Diderot.

Al bazar del porto Harry, lo scimpanzé Mattia, sempre ubriaco di birra, vorrebbe far pagare ai tre gatti il biglietto d'ingresso. Zorba lo riduce a miti consigli. 

 

Diderot, gatto enciclopedico, è adirato contro i topi che hanno rosicchiato una pagina dell'atlante. I tre gatti gli promettono un aiuto a condizione che egli cerchi sull'enciclopedia come si fa a togliere il petrolio dalle piume di una gabbiana. I gatti decidono di utilizzare la benzina che si trova in un barattolo negli scantinati del ristorante. Come pennello useranno la coda di Segretario.

I topi, intanto, hanno rosicchiato una pagina dell'atlante e Diderot è adirato.

 

Diderot consulta l'enciclopedia.

I gatti decidono di utilizzare la benzina che si trova in un barattolo di un distributore. Come pennello useranno la coda di Segretario.

 

Espediente del gattino Pallino per distogliere l'attenzione del benzinaio.

La gabbiana Kengah muore poco dopo aver depositato l'uovo. Zorba inizia a tenere fede alle sue promesse. Non mangia l'uovo, né lo fa mangiare agli altri gatti. Anzi, lo cova.

La gabbiana Kengah muore poco dopo aver depositato l'uovo. Zorba rivela agli altri gatti le sue tre promesse e inizia a tenere fede: non mangia l'uovo, né lo fa mangiare agli altri gatti. Anzi, lo cova.

Durante la notte, i gatti seppelliscono la gabbiana Kengah miagolando una triste litania. A loro si uniscono altri animali del porto. 

Durante la notte, i gatti seppelliscono la gabbiana Kengah miagolando una triste litania. A loro si uniscono altri animali del porto. 

Zorba cova l'uovo. Il pericolo di essere scoperto dal vicino di casa.

 

 

 

 

Nasce la gabbianella.

Zorba cova l'uovo, ma deve ricorrere a mille astuzie per evitare di essere scoperto dalla sua padrona.

I topi notano quello che accade e riferiscono al Grande Topo. Zorba nel tentativo di nascondere l'uovo sta per ingoiarlo. Sue peripezie per nasconderlo anche alla gattina Bubulina.

Nasce la gabbianella.

Zorba è scambiato per la mamma dal piccolo gabbiano; lo sfama con gli insetti. Arrivano Colonnello, Segretario e Diderot.

La gabbianella crede che Zorba sua la sua mamma. Zorba cerca di sfamarlo con la pappa. Va alla ricerca di un cibo più gradito.

 

 

Il capo dei topi ordina di rapire la gabbianella.

Zorba difende la gabbianella dai pericoli che sono sempre in agguato: il vicino di casa e i due gatti poco di buono.

Zorba difende la gabbianella dai pericoli che sono sempre in agguato: la donna che sistema i vasi e i due topi poco di buono che vogliono rapirla.

La decisione dei gatti: trasferire la gabbianella nel bazar di Harry. Il dubbio sul sesso del piccolo. Altro pericolo: i ratti. Zorba va a negoziare con il capo dei ratti. Per garantire l'immunità a Fortunata i ratti chiedono il libero passaggio di notte.

La decisione di Zorba: trasferire la gabbianella in un luogo più sicuro: il museo. Il dubbio sul sesso del piccolo.

Il problema del sesso risolto da Sopravento: è una gabbiana. Altro problema: il nome.  Colonnello decide e gli altri approvano. Si chiamerà Fortunata.

Il problema del sesso risolto dal gatto Rosa dei venti, abituato a navigare: è una gabbiana. Altro problema: il nome. Segretario suggerisce e gli altri approvano. Si chiamerà Fortunata.

 

Il canto dei gatti. I pescatori li nutrono con i pesci.

Anche Fortunata si abitua a prendere pesci.

 

Altra riunione tra topi. Si concerta il rapimento della gabbianella.

Mattia rivela a Fortunata la sua natura. Fortunata è in crisi

Fortunata e Pallino all'interno del museo giocano con un gomitolo. Bisticciano. Pallino dice a Fortunata che, appena sarà ingrassata, i gatti se la mangeranno. Fortunata si allontana in una notte di pioggia.

 

Zorba fa la corte a Bubulina. Pallino dà l'allarme della fuga di Fortunata e confessa che la colpa è tutta sua e della sua bugia di ripicca.

.

I gatti cercano Fortunata.

Fortunata viene rapita dai topi.

 

L'idea di Diderot: penetrare nel regno dei topi con l'espediente del cavallo di Troia. I gatti si nasconderanno in un'enorme forma di cacio.

 

Pallino si avventura da solo nelle fogne. Scopre che i topi stanno per mangiare Fortunata e interviene con sprezzo del pericolo. I topi sono pronti per mangiarsi Fortunata e Pallino.

 

Arriva la forma di cacio e, con essa, la sorpresa. I gatti salvano Pallino e Fortunata.

 

Zorba rivela a Fortunata la verità sulla sua natura.

Diderot impartisce a Fortunata lezioni teoriche e pratiche di volo. Primi tentativi falliti.

Diderot impartisce a Fortunata lezioni teoriche e pratiche di volo. Primi tentativi falliti.

Anche Segretario si cimenta senza esito in tentativi di volo.

I gatti decidono di rompere il tabù di parlare con gli umani.

I gatti decidono di rompere il tabù di parlare con gli umani

La scelta dell'umano con il quale Zorba deve parlare: il poeta padrone della bella gatta Bubulina.

La scelta dell'umano con il quale Zorba deve parlare: Mina, la piccola figlia del poeta e padroncina di Bubulina.

Zorba parla con il poeta. Il poeta accetta di aiutare i gatti nel difficile compito di far volare Fortunata.

Zorba parla con la bambina (prima in sogno, poi realmente). La bambina accetta di aiutare i gatti nel difficile compito di penetrare nel campanile e far volare Fortunata.

Il poeta si reca al bazar, prende Zorba e Fortunata e si reca sul campanile di S. Michele. Fortunata vola. Zorba commenta: "vola solo chi osa farlo".

La bambina, con Bubulina, Zorba e Fortunata, si reca sul campanile di S. Michele. Tutti fanno il tifo di incoraggiamento. Fortunata vola.

 

Fortunata prende Pallino e fa provare anche a lui l'ebbrezza del volo.

 

Il volo definitivo di Fortunata che si unisce agli altri gabbiani.

 

 

 

Riflessioni

 

 

Enzo D'Alò, pur mantenendo inalterata la storia centrale del romanzo, ha operato nel suo film alcuni "adattamenti", peraltro condivisi dallo stesso Sepùlveda, che ha preso parte alla sceneggiatura e ha prestato la sua voce al poeta narratore.

In particolare:

- il poeta, padrone della gatta Bubulina, che nel romanzo appare solo alla fine per aiutare i gatti nel difficile compito di fare volare Fortunata, diventa il Narratore della storia. Egli, abitualmente narratore-poeta, a causa del complicarsi della vicenda, si trasforma in narratore-prosatore e avverte che tra i destinatari di questo racconto ci sono anche gli adulti;

- nella vita del poeta non c'è soltanto la gattina Bubulina, ma anche sua figlia Mina, personaggio completamente inesistente nel romanzo. E' con lei che i gatti "romperanno il tabù di parlare con gli umani"; sarà lei ad accompagnare Bubulina e Zorba sul campanile di San Michele per fare spiccare il volo a Fortunata;

- la bella gattina Bubulina, che nel romanzo è personaggio marginale, acquista nel film una certa rilevanza: è corteggiata da tutti i gatti del rione, ostenta la sua bellezza con civetteria, è amata (e ama, ma fa l'indifferente), stuzzica quel tanto che basta il geloso, timido, goffo, buono, generoso, forte e macho Zorba;

- spariscono, nel film, sia il padroncino di Zorba, che nel romanzo parte per le vacanze, sia il vicino di casa incaricato di prendersi cura del gatto; tutti e due vengono sostituiti da una padrona casalinga e paziente;

- altro personaggio nuovo rispetto al romanzo e sul quale D'Alò si è divertito a ricamare pregi e difetti tipici dell'infanzia è il gattino Pallino. Simpaticissimo, con un'incredibile voglia di crescere, furbo (utilizza la sua tenerezza per distogliere l'attenzione del benzinaio), curioso e impertinente come tutti i bambini quando fa domande "imbarazzanti" sull'amore, prepotente, geloso e combina guai, ma anche coraggioso ed eroico. Al posto del simpatico scimpanzé Mattia, sempre ubriaco di birra (che nel film non esiste), sarà lui a spifferare a Fortunata, come rivalsa dopo un bisticcio tra cuccioli, un velenoso miscuglio di verità e bugie. Cosciente di averla combinata grossa rischierà la propria vita per riscattarsi e per salvare la "sorellina" dalle grinfie dei topi. Come premio, sarà l'unico gatto a provare l'ebbrezza del volo;

- inesistenti nel romanzo sia il patto tra i gatti e il pescivendolo (avranno da mangiare solo se faranno il loro lavoro di proteggere la merce dai topi), sia i buffi tentativi di volo imposti dal Colonnello al Segretario;

- nel film, invece, non esiste traccia dei simpatici dialetti con i quali "miagolano" sia il Segretario (napoletano) che il Colonnello (romanesco);

- il quartiere generale dei gatti, che nel testo letterario è il ristorante Cuneo, diventa, nel film, un azzeccato Museo cittadino, fornito di biblioteca (luogo indubbiamente più adatto per Diderot - che splendida intuizione avere chiamato l'enciclopedico gatto con lo stesso nome del maggiore curatore dell'enciclopedia! -) e sinistro quanto basta con quell'arredamento di uccelli impagliati;

- infine, va dato atto a D'Alò (ma sarebbe interessante sapere anche il ruolo che in questa circostanza ha avuto lo stesso Sepùlveda) di due "invenzioni" filmiche che diventano originali e colte citazioni: una evangelico-religiosa, relativa alla cattiveria del Grande Topo (visto come Erode nella strage degli innocenti: Andate, spiate e riferite), e l'altra omerico-letteraria, relativa all'idea di Diderot (e chi altri se non lui?) di penetrare nel regno dei topi utilizzando l'espediente del cavallo di Troia.