da un anonimo del XIV° secolo a Bergman:
La fontana della vergine
Due (?) autori a confronto
Anonimo
del XIV° secolo
Un
autore Anonimo è pur sempre un autore. E' vero che di lui non conosciamo
nemmeno le cose più elementari (nome, città, data di nascita e di morte), ma
l'esame del testo, spesso, ci rivela alcune cose essenziali sul suo modo di
vedere la realtà e la società del tempo, sulle tradizioni, sulle credenze
popolari. Poco importa se, nel loro formarsi, i canti popolari e le ballate hanno avuto più di un autore e se il testo a noi giunto non
è altro che il frutto di un'idea originale che ha subito modifiche e
trasformazioni nel tempo; alla fine "quella" ballata è stata di certo
compilata nella sua edizione definitiva da "Qualcuno". E non è detto che il mistero della paternità ne sminuisca il
fascino e la popolarità.
Uno
tra i più antichi testi della letteratura norvegese (composto fra i secoli XI e XII) è
«Siediti,
piccola Karin, fa' riposare i tuoi piedi».
«Non c'è bisogno di collocare questo sedile per me davanti a voi,
io non sono così grande da non poter rimanere
in piedi.
Non sono stanca e posso bene rimanere in
piedi.
Ma fa' che Olaf possa
entrare in Cielo»
«Siediti, piccola Karin,
fa' riposare i tuoi piedi. Olaf
verrà in Cielo».
«Stanca non sono,
posso ben restare in piedi.
Ma fa' che la madre di Olaf
possa andare in cielo!».
Allora
«Non mi fare pressione così fortemente: la madre di Olaf non può essere accolta in cielo».
Rileggendo la trama della ballata de La figlia di Tore a Vange
(Karin, una ragazza ancora vergine, è violentata e
uccisa da tre pastori mentre si reca in chiesa a sciogliere un voto; i suoi
uccisori, per fatalità, capitano nella stessa casa del padre - Tore - e,
ignari, tentano di rivendersi le vesti di Karin; Tore vendica la morte della figlia uccidendo
i tre pastori, poi, per espiare il suo peccato, edifica una chiesa a Dio), non
si può fare a meno di notare, sotto l'aspetto contenutistico, analogo intreccio di tradimento e di
morte e, sotto l'aspetto formale, oltre alla sorprendente ripetizione del nome
dell'innocente vittima sacrificata (Karin), la predilezione per il discorso
diretto e il ricorso al dialogo tra i personaggi.
Ingmar Bergman
(Uppsala,
Svezia, 1918)
Figlio di
un pastore protestante, comincia ben presto ad interessarsi di teatro, dirigendo
il gruppo filodrammatico dell'Università di Stoccolma dove studia storia e
letteratura. Nel 1940 diventa prima aiuto regista e, successivamente, regista al Teatro Reale dell'Opera.
Assunto dalla "Svensk
Filmindustri", dopo essersi fatto notare per una sceneggiatura per un film
di Alf Sjoberg - Spasimo (1944) - realizza il
suo primo film: Crisi (1945).
Pur riconoscendogli qualche
abilità, la critica lo sottovaluta e ignora. Maggiori e migliori sono, invece,
i riconoscimenti che ottiene come regista teatrale.
Nel 1947 gli viene affidata la direzione del teatro
comunale di Goteborg.
Nel 1950, Bergman riprova a girare
film e il suo Un'estate d'amore ottiene qualche riconoscimento alla
Mostra di Venezia. Dopo avere scritto e diretto altri film vertenti soprattutto
sui problemi dei giovani, approda al surrealismo e all'espressionismo. Si impone all'attenzione dei critici di tutto il mondo con Il
settimo sigillo (1956). E' con questo film che inizia anche la sua ricerca
esistenziale, nella quale assumono particolare rilevanza i problemi legati alla
religione, alla presenza di Dio, al suo "silenzio" e ai misteriosi
perché del dolore e della morte.
Stabilitosi nell'isola di
Faro, affida a pochi e stretti "collaboratori" il compito di
"esternare" le sue idee: al fotografo Sven Nykvist; agli attori Max
Von Sydow, Gunnar Bjornstrand, Liv Ullmann, Ingrid Thulin.
Dopo avere annunciato più volte il suo addio al cinema, firma
con Fanny e Alexander il suo ultimo film. Muore a 89 anni nella sua cara isola sul Mar Baltico.
Della sua vasta filmografia
è indispensabile ricordare almeno le opere più note: Sorrisi di una notte
d'estate (1955), Il settimo sigillo (1956), Il posto delle
fragole (1957), Il volto (1958), Alle soglie della vita
(1958), La fontana della vergine (1959), Come in uno specchio
(1961), Luci d'inverno (1962), Il silenzio (1963), Persona (1966),
L'ora del lupo (1966), La vergogna (1968), Sussurri e grida
(1973), Scene da un matrimonio (1973), Il flauto magico (1974), L'immagine
allo specchio (1976), L'uovo del serpente (1977), Sinfonia
d'autunno (1978), Un mondo di marionette (1980), Fanny e
Alexander (1983).
Note tecniche sul film:
titolo: La fontana della vergine
(Jungfrukallan)
produzione: Svezia, 1960
regia: Ingmar Bergman
con: Max von Sydow, Birgitta
Valberg, Birgitta Petterson, Gunnel Lindblom, Axel Duberg , Tor
Isedal, Ove Porath
durata: 88', b/n.
Due
testi a confronto
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La figlia di Tore a
Vange |
La fontana della
vergine |
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la ballata |
il film |
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Inger invoca Odino Mareta e Tore pregano Dio Parallelo tra Inger:-
che lavora - è brutta - è impura - è cattiva - è disprezzata |
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La figlia di Tore di
Vange nel letto s'indugia a dormire; mattutino è già suonato ma Dio non la vuole punire. |
e Karin: - che riposa - è bella - è vergine - è buona - è vezzeggiata |
La madre sale a destarla
- fresca è ancora la foresta -
"Figlia mia, alzati, è l'ora in chiesa di andare". |
Bisogna andare in chiesa
a sciogliere un voto. Solo una vergine può
portare le candele alla Madonna. |
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Fiera, Karin nel letto
seduta intreccia i suoi lunghi capelli dorati e mette la veste di seta che quindici vergini hanno tessuto. Fiera Karin indossa la
cotta di fili d'oro fiammeggiante, e sopra l'azzurro mantello. Così per la chiesa è
abbigliata. |
La preparazione: in positivo: - la veste - il pane - le raccomandazioni - i baci |
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in negativo: - il rospo |
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Altri personaggi e loro commenti: la credente lo scettico |
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Il viaggio di Karin e
Inger: 1° incontro: - l'uomo del ballo (che
aveva sedotta e abbandonata Inger) tenta Karin
inutilmente. |
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2° incontro: prima di
inoltrarsi nella foresta e prima di guadare il fiume, incontro con lo
stregone (è l'incarnazione di Odino?) Karin procede; Inger ha
paura. |
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Nel cuore della profonda
foresta tre pastori vede venire "Diventerai la
nostra donna: la tua giovane vita
ne risponde!" "Non sarò la
vostra donna e lo dirò a mio
padre." "La sua collera
non ci fa paura: tu sarai la nostra
donna!" |
3°
incontro: i pastori la falsa
apparenza la seduzione
con inganno |
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Essi violentano Karin, la
fiera e la uccidono. Per i capelli d'oro la
trascinano in un cespuglio di bianca betulla tenendola per le trecce, le sbattono la testa su un grosso ramo. Dal corpo il capo separano: dal suolo zampilla un limpido ruscello. |
La violenza su Karin. Il delitto. |
Ne afferrano le vesti d'oro
riempiendo le sacche di pelle.
Il corpo nel fango
interrato il bottino portano al villaggio. |
Il furto della veste. La
fuga del pastorello. |
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Accade che avendo scelto lo stesso sentiero di passaggio dopo un lunghissimo errare giungono infine a Vange. |
Il viaggio (fuga) dei
pastori. Il loro incontro con
Tore, a Vange: |
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Alla sua fattoria, scorto mastro Tore davanti la porta: "Mastro Tore,
vestito di pelli dateci sale e pane!" |
I tre pastori ingannano
Tore. |
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Appena
entrati portano loro idromele e buon vino. |
Tore invita i pastori a
cena. |
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Il malessere del
pastorello. |
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Gli avvenimenti della
notte: - lo scettico e il pastorello
("Vedi il fumo? Rimane acquattato, serpeggia, striscia e potrebbe
invece slanciarsi nell'alto, nell'azzurro del cielo: ma non lo sa, non osa...
Così l'uomo".) - l'urlo del pastorello |
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Mastro Tore comincia a
lamentarsi: "Come tarda mia
figlia a rientrare!" |
- la paura di Mareta |
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Sua moglie lo porta a dormire poi i pastori la raggiungono. "Comprateci
questa camicia di seta lavoro di nove
pulzelle". Quando
Mareta vede la camicia gran pena le serra
il cuore. |
- i pastori tentano di vendere
la veste di Karin - Mareta scopre la verità |
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Ella sale nella camera alta dove il marito ancora veglia. "Svegliati, caro
marito vostra figlia è
morta, senza dubbio, i pastori hanno la
camicia tra le mani: Il mio cuore è annientato!" |
- Mareta informa Tore |
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- Inger racconta la verità a Tore |
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Brandisce la spada nuda
in mano uccide un pastore, un secondo, poi uccide il terzo. Getta
allora la sua spada a terra: |
la vendetta di Tore: - preparazione rituale pagana - l'attesa del risveglio dei pastori - la vendetta: spietata per i
fratelli maggiori; accidentale per il piccolo. |
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Tore cerca il corpo di
Karin. Tore trova il cadavere di
Karin: |
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"Dio mi perdoni la vendetta!" Che cosa dobbiamo fare per penitenza? Erigere una chiesa in
pietra? La farò con le mie
stesse mani, subito. Fresca è ancora la
foresta. La chiameremo
"Castelletto". |
- il suo dolore - la sua protesta per il
"silenzio di Dio" ("Tu vedi? Dio! Tu vedi? Vedi la morte di
un'innocente, la mia vendetta? E non l'hai impedito.
Io non ti capisco. Eppure adesso chiedo il tuo
perdono. Non conosco altro mezzo per conciliarmi con queste mie mani... Ti
faccio voto in penitenza del mio peccato di
edificare una chiesa. Qui... di calce e di pietra e con queste mie mani") La riparazione e il voto
di Tore. |
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Sugli
alberi si schiudono le foglie. |
Il miracolo: Inger si
lava. Mareta lava la testa
della figlia. Lo
scettico guarda in alto. |
Riflessioni
Non
è frequente, nella storia del cinema, la trasposizione di un testo poetico in
film. Bergman ci ha dato, ne La fontana della
vergine, un ulteriore saggio della sua maestria. Egli non ha soltanto dato
immagine al verso, ma è entrato all'interno del testo poetico, lo ha fatto suo
e ne ha tirato fuori una seconda poesia.
Perché lo ha fatto è un altro discorso che non può
prescindere dalla sua personale ricerca sull'esistenza di Dio e sul suo
silenzio.
Tentiamo
una lettura più approfondita di questo film e, di conseguenza,
della ballata.
Che cosa
ha voluto dire Bergman?". Per
rispondere a questa domanda, come si sa, non si può prescindere
dall'individuazione del protagonista, ossia di colui che
"è sempre presente, direttamente o indirettamente, nella storia". E'
come se ci chiedessimo: a chi appartiene questa storia? è
la storia di chi?
Lasciando da parte i
personaggi secondari che si escludono da soli, indirizziamoci su quattro
ipotesi:
1) è la storia di Karin,
violentata e uccisa da tre pastori, vendicata dal padre e beatificata da Dio;
2) è la storia di alcuni pastori che violentano e uccidono una ragazza, ma
incappano nella vendetta del padre della loro vittima;
3) è la storia di un padre
che, venuto a conoscenza della terribile morte della
propria figlia, imbestialisce, si vendica uccidendo gli assassini, sente
rimorso;
4) è la storia di un luogo
dove sorge una fontana chiamata "della vergine" e, per diletto e
conoscenza dei visitatori, se ne ricostruiscono gli eventi (= calembour).
Si capisce che, a seconda della scelta che si opera, cambiano sia lo
scioglimento che il significato del film. Infatti:
- nell'ipotesi 1: siamo di
fronte a un film catechistico - moraleggiante -
favolistico (Karin = una specie di Cappuccetto Rosso). Morale:
"Fatevi violentare e uccidere, ma non cedete!" Oppure:
"Attenzione, ragazze, a non entrare da sole nei boschi!"
- nell'ipotesi 2: siamo di
fronte a un film etico - didattico. Morale:
"Guai a voi, ladroni e violenti, perché i vostri delitti non resteranno
impuniti!"
- nell'ipotesi 3: siamo di
fronte a un film di giustizia sociale; o, se si vuole,
di fronte ad una parabola sulla giustizia di Dio. Morale: "In certi casi la pena di morte
è giusta" "Guai a voi, operatori di iniquità!
Andate al fuoco eterno!"
- nell'ipotesi 4: siamo di
fronte a un film di ricerca storica. Morale: Anche i
posti più remoti hanno una loro storia e i nomi delle località non sono stati
messi a caso.
Qual è l'interpretazione
giusta?
Se fosse la prima, la seconda parte del film (l'arrivo
dei pastori a Vange e la vendetta di Tore) sarebbe troppo lunga e dovremmo
dedurne che Bergman si è dilungato in inutili descrizioni, lasciandosi prendere
la mano dalla cinepresa.
Se fosse la seconda, la prima parte (la preparazione e
il viaggio di Karin) sarebbe troppo lunga e non funzionale al ritmo dell'intero
film.
Lo stesso si dovrebbe dire
se l'interpretazione giusta fosse la terza.
Se fosse la quarta, invece, tutto sarebbe spiegato e
comprensibile, ma bisognerebbe dedurne, logicamente, che Bergman, in questo
caso, si è trasformato in ricercatore e ha preso la vicenda della ballata solo
come un pretesto per la sua ricerca.
Ma "ricerca" di che genere? Non certamente
ricerca storica. In assoluto, niente ci impedisce di
pensarlo; ma, siccome un film va visto anche alla luce della filmologia del suo
autore, è certo che per Bergman sarebbe un'eccezione. Più
convincente l'ipotesi della ricerca religiosa, confermata dal confronto con le
sue opere precedenti e con quelle seguenti.
Alla luce di questa intuizione, chiediamoci ancora: "ricerca
religiosa" di che tipo?
Rileggiamo il film e
scopriamo, allora, non solo dove il regista si è allontanato dal testo, ma
anche perché lo ha fatto.
Il Male (Inger) e il Bene
(Karin) abitano sotto lo stesso tetto: tutti e due
pregano le loro divinità, agiscono di conseguenza, hanno alleati e nemici,
agiscono secondo un loro stile. Il Male e il Bene viaggiano insieme. Lungo il cammino, un primo scontro, alla fine del quale
vince il Male.
Il Male compie il viaggio
inverso. Il Male e il Bene si ritrovano ancora una volta sotto lo stesso tetto
e compiono differenti azioni (inganno/verità; cattiveria/bontà), hanno alleati e nemici, vivono con diversi stati d'animo
(paura/fiducia).
C'è un secondo scontro -
fatto di vendetta e di pentimento - alla fine del quale vince il Bene. A Vange come in qualsiasi altra parte della terra.
Insomma: La fontana
della vergine è la storia del Bene e del Male che si danno
lotta nel mondo. La vittoria del secondo è solo provvisoria. Alla fine
trionferà il Bene. Tuttavia, nell'uomo resta il desiderio di conoscere la
volontà di Dio, i suoi piani. Il Suo silenzio lo tormenta. Che
fare? Avere fede nonostante tutto (la cattedrale) e continuare a vivere?
Guardare in alto e rimanere scettici?
Un'ultima domanda (a
proposito di autori anonimi): perché anche Dio resta
nell'anonimato?