locandina di Nell'anno del Signore

 Nell'anno del Signore

 

Regia: Luigi Magni

Con: Nino Manfredi, Enrico Maria Salerno, Claudia Cardinale, Ugo Tognazzi, Alberto Sordi, Pippo Franco

Musiche del Maestro Trovajoli

Italia, 1969

Durata: 105’, col.

 

Roma, 1825. Il colonnello Nardoni e il cardinale Rivarola hanno il compito di reprimere i tentativi rivoluzionari dei gruppi liberali. Quando il ciabattino Cornacchia viene a sapere che il liberale don Filippo Spada ha denunciato i compagni, avvisa i carbonari. A due di loro (il dottor Leonida Montanari e il giovane fuoriuscito modenese Angelo Targhini) è affidato il compito di uccidere il traditore, ma l'agguato non riesce. Giuditta, una giovane ebrea che convive con Cornacchia ma è innamorata di Montanari, cerca inutilmente di convincere i due congiurati ad abbandonare Roma perché Filippo Spada non è morto e potrebbe fare i nomi dei suoi aggressori. E’ ciò che puntualmente si verifica: i due carbonari vengono arrestati, processati senza difesa e condannati a morte. Giuditta rimprovera a Cornacchia lo stesso torpore che vieta al popolo romano di ribellarsi contro l'assolutismo e questi rivela alla donna di non essere quel ciabattino analfabeta e pusillanime che tutti ritengono, ma il temuto Pasquino, l'inafferrabile voce di Roma che, con le sue satire affisse sull'omonima statua, svolge un’ efficace attività clandestina contro il governo pontificio. Compiuto un inutile tentativo presso il cardinale Rivarola (consegnare se stesso in cambio della vita di Montanari)  Cornacchia, convinto che senza l'appoggio popolare non si fanno rivoluzioni, si ritira in un convento mentre sulla pubblica piazza Montanari e Targhini - che un frate caritatevole ma bizzarro ha cercato inutilmente di indurre al pentimento - vengono ghigliottinati.

Primo film di una trilogia che Magni dedica alla Roma papalina del periodo risorgimentale (seguiranno In nome del Papa Re  nel 1977 e In nome del popolo sovrano nel 1990) Nell'anno del Signore  tratteggia un popolo sottomesso al potere temporale della Chiesa, alternando situazioni farsesche e momenti drammatici, amori e ideologie, coraggio e ipocrisia. Sulla falsariga della commedia, il film prende di mira direttamente il potere del Papa e della Chiesa cattolica nel secolo XIX, ma indirettamente denuncia il potere in generale, convinto di “essere sempre dalla parte giusta, anche e soprattutto quando sbaglia”.

Alcuni critici hanno rilevato forzature e falsità storiche (a condannare i due carbonari non fu il cardinale Rivarola, ma il governatore di Roma, Mons. Bernetti; Targhini non era di Modena , ma di Brescia; l’uomo ferito non fu il nobile Filippo Spada, ma un certo Giuseppe Pontini), dimenticando che tra le principali intenzioni del regista non c’era di certo quella di fare un film fedele alla storia, quanto quella di rendere omaggio a una città che, pur vivendo tra mille contraddizioni, resta sempre Caput Mundi. Per questo, altri critici hanno parlato di un film corale, dove la vera protagonista è Roma, ricostruita nei suoi vicoli e nelle sue piazze più caratteristiche (da Trastevere a Piazza del Popolo, da Castel S. Angelo al Ghetto), con le sue bettole e le sue botteghe, con  le sue tradizioni e i suoi modi di dire, con il popolo ignorante che confonde le prediche dei preti e le condanne a morte con gli spettacoli  teatrali. E’ questa la Roma che si nasconde dietro Pasquino, la più celebre delle statue parlanti che, da secoli, interpreta gli umori della gente. Alla “statua senza volto che rappresenta tutti i volti dei romani” viene affidata la critica più piccante contro le contraddizioni del potere della Chiesa: "Perché indugiamo tanto, Padre Santo? / Volemo segà er collo ai carbonari / Targhini e Montanari? / Er boja aspetta e ce diventa vecchio: / dateje sotto e bonanotte ar secchio! / Ma se pò sapé che razza de gente séte? / Co 'na mano ce scannate / e co l' artra ce date la vita eterna... " Sono le stesse accuse che i due condannati a morte faranno al frate che inutilmente cerca di prepararli al passaggio dalla vita alla morte.  

Il film ebbe uno straordinario successo di pubblico. Leggendo la cronaca del tempo, si viene a conoscenza di due fatti significativi: per la prima volta i cinema di Roma furono costretti ad aggiungere una proiezione fuori programma all’una di notte; la gente, alla fine del film, accorreva in massa in Piazza del Popolo per vedere la targa in memoria di Traghini e Montanari.

Da sottolineare le superbe interpretazione degli attori. In particolare: il Pasquino di Nino Manfredi, il colonnello Nardoni di Enrico Mari Salerno, la Giuditta di Claudia Cardinale, il Cardinale Rivarola di Ugo Tognazzi e il frate confessore di Alberto Sordi.