In nome del Papa Re

 

In nome del Papa Re

 

Regia: Luigi Magni

Con: Nino Manfredi, Carmen Scarpitta, Carlo Bagno, Salvo Randone, Giovannella Grifeo, Renata Zamengo, Danilo Mattei, Camillo Milli, Gabriella Giacobbe, Rosalino Cellamare (Ron)

Musiche del Maestro Trovajoli

Italia, 1977

Durata: 103’, col.

Nell'ottobre del 1867,  nella Roma di Pio IX, un attentato nella caserma Serristori provoca la morte di 23 zuavi al servizio dei francesi e del Papa. Vengono individuati, come responsabili, tre giovani rivoluzionari: Gaetano Tognetti, Giuseppe Monti e Cesare Costa. La madre naturale di quest'ultimo, la contessa Flaminia, per salvargli la vita ricorre a Mons. Colombo di Priverno, giudice della Sacra Consulta, il tribunale penale supremo dello Stato Pontificio. Il prelato, che sta attraversando una crisi di coscienza ed è sul punto di presentare le sue dimissioni dall’incarico, viene a sapere dalla donna che il diciannovenne Cesare è il frutto di una loro lontana e occasionale relazione. Mons. Colombo riesce a fare liberare Cesare, ma il giovane è fermamente convinto delle sue idee rivoluzionarie e disprezza il suo salvatore, anche quando questi lo nasconde nella cantina della sua casa. Il  conte Ottavio, però, convinto che sua moglie Flaminia sia l’amante di Cesare, rintraccia il giovane e lo ferisce a morte. Gli eventi storici precipitano: Garibaldi è nelle vicinanze di Roma e Mons. Colombo, pronuncia  un discorso rivoluzionario in tribunale, suscitando le ire dei Gesuiti. A Mentana, le truppe garibaldine vengono sconfitte, Tognetti e Monti vengono giustiziati e Mons. Colombo esprime tutta la sua disapprovazione negando la comunione al padre generale dei Gesuiti.

Secondo film della trilogia sulla Roma dell’Ottocento, In nome del Papa Re affronta il tema del rapporto tra il popolo e l’aristocrazia romana con il potere pontificio. Il film si ispira a “I segreti del processo Monti e Tognetti” e rappresenta una rilettura in chiave anticlericale dell’ultima condanna a morte decretata dall’autorità papale, il 22 ottobre del 1867. I fatti storici che fanno da sfondo alla vicenda riportano agli sconvolgimenti accaduti nel periodo risorgimentale, quando il popolo romano attendeva da un momento all’altro l’arrivo di Garibaldi. Da più parti c’era la convinzione che si stava preparando una svolta storica a Roma e in Italia e la frase che nel film pronuncia Mons. Colombo -  Qui non finisce perché arrivano gli italiani, qui arrivano gli italiani proprio perché è finita” – rispecchia in pieno lo stato d’animo del momento. Ancora una volta, il regista  mette al centro dell’attenzione una vicenda privata, ma solo per avere il pretesto di raccontare una pagina di storia. La scena madre di tutto il film diventa, così, non tanto l’agguato e la morte del giovane Cesarino, ma il coraggioso discorso che Mons. Colombo fa ai giudici della Sacra Consulta. E’ in quel discorso che la Chiesa è invitata a  rivedere le sue posizioni (quando cambiano i tempi, ottimi padri, cambia il modo di vedere le cose, e cambia anche la morale sulla quale si fonda la legge), a non giudicare male chi crede in altri principi (Noi crediamo ancora nell'obbedienza, e loro credono nelle bombe. Certo che c'hanno torto, ma mica vor di' che c'avemo ragione noi ), a non sottovalutare la forza del popolo ( Ma stiamo attenti, eccellentissimi padri, ché, quando un esercito è in borghese, è un esercito di popolo, e, cor popolo, ce se sbatte sempre er grugno), a smetterla con la pena di morte (Volemo fa' 'na bona azione, prima de mori'? Una sola: mannamo ero boja in pensione e chiudemo in bellezza). Mons. Colombo è il futuro della Chiesa e dell’Italia; il padre generale dei Gesuiti, il Papa Nero, è un passato che non vuole cambiare. Il secondo vincerà solo provvisoriamente, come solo provvisoriamente vincono le truppe francesi a Mentana. Qualche anno dopo (20 settembre 1870), i bersaglieri entreranno da Porta Pia e tutto quello che Mons. Colombo aveva previsto si avvererà.

La chiave ironica con la quale il regista ha trattato l’intera vicenda (e che trova in Nino Manfredi un magnifico interprete) non tragga in inganno. Magni vuole fare riflettere tramite il sorriso. Un esempio tra tanti: la comunione negata da un prete a un altro prete. Non c’è, in questa trovata, solo l’accostamento con una sequenza precedente (la madre del condannato che umilia Mons. Colombo), ma anche la presa di coscienza di una parte del clero, che non vuole più agire in nome del papa re, ma in nome di Cristo.