locandina del film SEGRETI E BUGIE

 

Malati dentro

 

 

SEGRETI E BUGIE

(Secrets and Lies)

 

Gran Bretagna, 1996

 

con:    B. Blethyn, T. Spall, P. Logan, C. Rushbrook, M. Jean-Baptiste  

regia:  Mike Leigh

durata: 120', col.

 

Hortense è una giovane optometrista di colore che vive a Londra. Alla morte dei genitori adottivi, sente il bisogno di cercare la propria madre naturale e, con l'aiuto di un'assistente sociale, scopre di essere la figlia di Cynthia, una donna bianca che trascina la sua grigia esistenza lavorando in fabbrica, litigando con la figlia Roxanne e soffrendo per l'allontanamento del fra­tello Maurice.  Dopo aver rintracciato Cynthia, Hortense riesce a strapparle un appuntamento; quando le due donne si incontrano, dopo l'iniziale reciproca sorpresa e le prevedibili crisi, scatta in loro un naturale bisogno di recuperare l'affetto perduto. In occasione del ventunesimo compleanno di Roxanne, Maurice organiz­za una festa nel suo giardino e Cynthia convince il fratello ad invitare anche la sua nuova "amica". La cena si trasforma, ben presto, in una specie di terapia di gruppo familiare e dai segre­ti e dalle bugie di ognuno vengono fuori prepotenti rivelazioni e verità nascoste da sempre.

 

Mike Leigh

(Salford, Gran Bretagna, 1943)

 

Originario del Lancashire, si forma alla Royal Academy of Drama­tic Art, alla Camberwell School, alla Central Arts School e alla London Film School. Verso la metà degli anni '60 esordisce in teatro elaborando un personale metodo, (che sarà in seguito da lui applicato anche al cinema) costruito su un lungo lavoro di approfondimento dei personaggi con gli attori, seguito dalla stesura del testo. L'improvvisazione riguarda solo la fase prepa­ratoria e le prove; alla fine delle quali la struttura dell'opera  è rigida e preordinata nei minimi particolari. Il suo primo lungometraggio per il cinema (premiato al festival di Locarno) è Momenti neri (1971); seguono, solo per citare i film di maggiore successo,  Hard Labour (1973), La festa di Abigail (1977), Belle speranze (1988), Dolce è la vita (1990), Nudi (1993), Ragazze (1997), Topsy-Turvy – Sottosopra (1999), Tutto o niente (2002), Il segreto di Vera Drake (“Leone d’oro” a Venezia 2004)

 

La sua opera, se da un lato rientra nella tendenza genericamente realistica di tanti cineasti inglesi (soprattutto di quanti aderiscono al "free cinema"), dall'altro denuncia una formazione stilistica del tutto personale e insolita che si caratterizza per la calibrata distanza che il regista mantiene dai suoi personaggi e per l'osservazione "in vitro" cui li sottopone.

 

Dice Mike Leigh: "I miei film sono prima di tutto una risposta a come è la gente, a come vanno le cose, a come le vivo sulla mia pelle. In un certo senso, i miei film sono come misurare la temperatura". E aggiunge: "Sono totalmente intuitivo, emotivo, soggettivo, empirico, istintivo, non sono un regista intellettua­le". Anche Segreti e bugie, pur essendo catalogabile tra "i film di parola", "misura la temperatura" di una società malata, porta­trice di strani e segreti handicap.

 

 

ALCUNI GIUDIZI CRITICI

 

"Leigh ha sempre rifiutato di applicare i termini "happening" e "improvvisazione" ai propri lavori finiti. Ed effettivamente quello che lo schermo rimanda, i lunghi dialoghi e i silenzi imbarazzati, i battibecchi, le esplosioni di rabbia o il percet­tibile rinchiudersi su se stesso di un personaggio, appare cen­tellinato, calibrato, messo insieme come un "puzzle" delicatissi­mo da un'intelligenza molto lucida e perfettamente consapevole del punto d'arrivo. (...) Leigh ha affilato le armi dell'ironia e del virtuosismo verbale, radicalizzando l'uso della parola esat­tamente come aveva esasperato nel primo film quello dei silenzi. Adesso i suoi personaggi dicono (e spesso strepitano) tutto quello che prima lasciavano trapelare attraverso gesti banali. Ma non per questo la loro solitudine è meno dolorosa o insuperabile. In pratica, quello che all'inizio era un cinema tutto costruito sulla sottrazione e sull'assenza è maturato in un equilibrio tra rigorosa semplicità dell'immagine e proliferazione sontuosa e mostruosa del registro verbale e gestuale." (Emanuela Martini, in Mike Leigh, Bergamo, Film Meeting '93)

 

"Tutto Segreti e bugie gira attorno al momento in cui Cynthia e Hortense si guardano per la prima volta negli occhi e si ricono­scono, nel senso più profondo del termine, come madre e figlia. Ed è qui che esplode, prepotente, il tema dell'identità. Guardan­dosi l'una nello specchio dell'altra, le due donne riconoscono, in un istante che travalica i secoli e le ere, se stesse e la diversità che è dentro di noi. Da qui deriva l'utopia del finale: se si tocca con mano l'altro che deriva da noi, che è dentro di noi, forse si smetterà di concepire la diversità come un pericolo e si riuscirà a percepirla, al contrario, come un valore." (Alberto Crespi, in Segreti e bugie, BIM, l'Arca Società, Ed. dell'Unità)

 

“Qualità evidenti: puntigliosa ricostruzione urbana d'epoca (l'angustia claustrofobica degli ambienti, sottolineata dalla verticalità delle inquadrature e dal colore monocorde, tra grigio e marrone); l'asciutta e rispettosa tenerezza verso personaggi umili e comuni; la bravura veristica degli interpreti. Ma c'è anche la costruzione drammaturgica: la parte finale dall'arresto alla condanna è un replay della prima: nel processo la donna sgomenta è costretta a riguardare la propria vita attraverso un codice, una logica, un linguaggio che non le appartengono. Chi è Vera Drake: una ribelle? una fuorilegge? un'incosciente? Nella sua pietas Leigh non dà risposte. Le lascia ai personaggi del suo film corale. E agli spettatori.” (Morandini, 2007)