
L'handicap dell'audience
Usa, 1994
con: J.
Turturro, R. Fiennes, R. Morrow, M. Scorsese, M. Sorvi no, B. Levinson
regia: Robert
Redford
durata: 127', col.
New York 1958. Il telequiz "Twenty-One" è il
programma di punta nell'America prospera e tranquilla di Eisenhower. Il
concorrente Herbie Stempel, un personaggio poco telegenico ma aggressivo, è
campione da molte settimane. Tuttavia, preoccupati per il calo di successo e
dietro pressioni dello sponsor, i produttori lo inducono a perdere. In cambio
gli viene assicurata la conduzione di un programma tutto suo. Nuovo campione
diventa Charles Van Doren, docente
universitario e appartenente a una famiglia di intellettuali. Stempel, deluso
per la mancata realizzazione della promessa fattagli, accusa di frode il gioco
televisivo. Un giovane procuratore federale, Dick Goodwin, inizia le indagini
e, tramite il confronto tra testimonianze e vecchie registrazioni, si convince
che lo show è realmente truccato. Ma solo quando Van Doren decide di raccontare
tutta la verità il processo può avere luogo.
Robert Redford
(Santa Monica, California, 1937)
Abbandonati gli studi all'Università del Colorado, si
dedica alla pittura e all'architettura. Per questo intraprende una serie di viaggi in Europa, con particolari
soggiorni a Firenze e a Parigi. Al suo rientro negli Stati Uniti, tuttavia, si
lascia tentare dal teatro e, dopo avere studiato recitazione a New York,
debutta con successo in televisione. Il suo esordio nel cinema avviene nel 1961, quando Denis Sanders lo
sceglie per fargli interpretare Caccia di
guerra. Altri registi - R. Mulligan, S. Pollack, A. Penn, G. Saks -
sfruttano le sue buone qualità di attore e il suo volto di giovane onesto e
generoso. Entra definitivamente a far parte dei nuovi divi americani nel 1969,
quando interpreta accanto a Paul Newman
Butch Cassidy di G. Roy Hill.
Da allora è tutto un susseguirsi di film di successo, da Il candidato di M. Ritchie a La
stangata di G.R. Hill, da I tre giorni
del Condor di S. Pollack a Il grande
Gatsby di J. Clayton. Fortunatissimo anche il suo primo film da regista, Gente comune (1980), che vince 4 premi
Oscar.
Da ricordare, oltre alle interpretazioni in Tutti gli uomini del presidente, Il
migliore, La mia Africa, Proposta indecente, ecc. altri film da lui
diretti: Milagro (1987), In mezzo scorre il fiume, (1992),
Quiz Show (1994), L’uomo che sussurrava ai cavalli (1998),
La leggenda di Bagger Vance (2000), Leoni per agnelli (2007).
Nato per verificare il gradimento del pubblico,
l'audience si è ben presto trasformato in boomerang per i media. Per
accaparrare spettatori, infatti, si sacrificano validi progetti, si dà spazio a
programmi beceri, si architettano dietro
le quinte trucchi e intrighi; fino a quando non scoppia lo scandalo. Le
clamorose denunce in diretta fatte da noti presentatori a proposito dei giochi
televisivi truccati, le polemiche sui giornali, lo stesso Quiz Show - in
verità e nonostante le 4 candidature all'Oscar un film non eccezionale (in
Francia è stato stroncato dalla critica e snobbato dal pubblico) - hanno solo in parte e provvisoriamente
svelato, tra i mille difetti dei media, questo mastodontico handicap.
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"E' strano il film Quiz Show, che nonostante parli di una faccenda tanto futile ed
effimera come i giochi a quiz televisivi, riesce ad essere uno dei film più
intimisti visti negli ultimi tempi." (I. S. La Gazzetta del Mezzogiorno, 21/3/1995)
"Robert Redford ha dato rilievo a tutto:
personaggi, coro, ambienti, con una dinamica serrata di fatti che però non gli
impedisce mai di proporre, sempre molto da vicino, personaggi e psicologie con
una incisività polemica al momento di tirare le somme non disgiunta mai, però,
da un'attenzione quasi partecipe per tutti i casi umani che via via si
propongono attraverso la ridda concitata di quei fatti." (G. Luigi Rondi, Il Tempo, 19/2/1995)
"Ci sarebbe ben poco da dire su un film che
tratta di spettacolo senza provare nemmeno a fare un poco di spettacolo in proprio,
pieno di toni melodrammatici e didascalici nemmeno si stesse parlando di
Sant'Agostino peccatore e redento, zeppo di musiche e di scene madri alla J.F.K.
(ma senza assassini di presidenti); ci sarebbe da dire della miseria nostra,
che siamo ormai assuefatti a farci nutrire di miti dagli americani, noi europei
che una volta li nutrivamo di forza lavoro e di storie senza pari; e ci sarebbe
da lagnarsi per il rilievo che in Italia si dà a qualsiasi prodotto venga da
oltremare (in Francia, ad esempio, Quiz
Show passa in cinema turistici e senza rilievo di incassi)." (F. Briscuso,
La Gazzetta del Mezzogiorno,
11/3/1995)
"Diffidate gente, diffidate davanti a La ruota della fortuna e a programmi del
genere. E' quanto raccomanda Robert Redford in Quiz Show. L'ascolto cresce, la pubblicità pure, i concorrenti
guadagnano un bel mucchio di soldi, i telespettatori si divertono. E allora
perché lamentarsi se, pur ammettendo che c'è il trucco, nessuno ci rimette?
Così il dirigente televisivo di fronte alla commissione d'inchiesta.
Dimenticando un piccolo particolare: che a rimetterci è la verità." (E.N., Famiglia
Cristiana, 29/3/1995)
"Continuando nelle sue regie coraggiose ('Gente comune', 'Milagro', 'In
mezzo scorre il fiume') il liberal Robert Redford pone il dito su un'altra
piaga, che non è solo americana (di recente sono finiti in Procura italici
quiz). Confeziona un film retrodatato (al 1958) ma avvincente, nell'alveo di
quei film-spettacolo-con-contenuto in cui i migliori di Hollywood ci san fare.
l film segue, in sostanza, tre personaggi - i due concorrenti e il detective -
con le loro storie, anche personali, tre modi di comportarsi e di ascoltare la
propria coscienza. Gli attori conferiscono loro forti contorni: John Turturro è
il concorrente escluso (con toni un po' troppo da marameo); Rob Morrow
l'indagatore che non si flette; Ralph Fiennes, il feroce SS Goeth della 'Lista
di Schindler', il concorrente pentito." (Franco Colombo, "L'Eco di Bergamo", 18 Febbraio
1995)