
Piccolo grande handicap
IL PALLONCINO BIANCO
(Badkonake Sefid)
Iran, 1995
con: A.
Mohammadkhani, M. Kalifi, F. S. Orfani, A. Bourkowska
regia: Jafar
Panahi
durata: 85', col.
21 marzo, primo giorno di primavera e, in Iran, inizio
del nuovo anno. Razieh, una bimba di 7 anni, vuole comprare a tutti i costi un
pesciolino rosso che ha visto in un negozio. La banconota da 500 Tuman l' ha
ottenuta a fatica grazie all'intercessione del fratello maggiore, Ali, ma prima
se la fa sottrarre da due astuti incantatori di serpenti e, poi, la perde nella
botola di un negozio. A nulla servono i suoi disperati tentativi per recuperarla.
Anche le persone che intendono aiutarla - un'anziana signora, un sarto, un
soldato e suo fratello - riescono a fare ben poco; solo un ragazzo afghano che
vende palloncini sarà capace a restituirle il sorriso.
Jafar Panahi
(Mianeh, Iran, 1960)
Regista iraniano che ha iniziato la sua attività come
scenografo e montatore. Dal 1988 ad oggi, ha girato 5 mediometraggi e ha fatto
da assistente volontario ad Abbas Kiarostami. Il palloncino bianco costituisce, pertanto, la sua vera "opera
prima"; in essa sono evidenti non solo le lezioni tecniche del maestro, ma
anche il suo personalissimo modo di intendere il cinema. Stando a quanto egli
stesso ha rivelato, la sceneggiatura
del film (modificata peraltro sul set) è nata "in automobile" e
grazie alle lunghe chiacchierate fatte con Kiarostami, viaggiando da un posto
all'altro del paese. Nel 1997, con Lo
specchio, vince il Pardo d’oro a Locarno e nel 2000, trionfa a Venezia con Il cerchio, Leone d’oro e Premio
FIPRESCI.
Altri film: Oro
rosso (2003) e Offside (2006).
In un ciclo di film dedicato all'handicap, Il palloncino bianco può apparire del
tutto fuori argomento; ad una lettura più attenta, tuttavia, si scopre come la
ricostruzione neorealistica di un fatterello possa diventare "metafora di
un'intera esistenza". Nel luogo principale della vicenda (la strada, il
marciapiedi, il tombino) irrompono eventi e personaggi. Su questo "sipario
aperto su un palco senza quinte" gli spettatori sono spesso costretti a
seguire la storia con gli occhi di un bambino (resa tecnicamente dalla
posizione della m.d.p.) e quasi in tutti
nasce il desiderio di aiutare la protagonista a superare quel piccolo grande handicap dell'età.
Interessante e affascinante risulta anche una seconda
lettura: quella di vedere questo film come una moderna fiaba da "Mille e
una notte". In essa è possibile scoprire tutte le funzioni dello schema di
Propp: il divieto, l'infrazione, l'aiutante, il mezzo magico, gli antagonisti
(splendida la figura degli incantatori di serpenti, soci in affari come
"il gatto e la volpe" di Pinocchio),
la riuscita finale.
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"...questa ragazzina di sette anni è in qualche
maniera una piccola ribelle, perché non accetta la volontà materna e lotta (sia
pure con le lacrime, ma quale altro strumento di ribellione ha una bimba di
sette anni?) per ottenere ciò che del tutto velleitariamente vuole (...) Alla
fine Il palloncino bianco è forse
soprattutto un film sulla delusione, sulle attese tradite, sulle occasioni
perse; un film che ci lascia soli come il venditore di palloncini, traditi ma
in realtà non feriti, semmai un po' stupiti per aver scoperto di sapere ciò che
in fondo già sapevamo sulla vita e sul suo egoismo." (Massimo Causo, in Cineforum, n.351, gen./feb. '96)
"...Tutto il film, insomma, è una lunga,
estenuante serie di elementi ritardanti posti fra la prima espressione del
desiderio di Razieh e la sua realizzazione." (G.C. in Cinemasessanta, n.2, marzo/aprile 1995)
"Un film che sembra non solo interpretato, ma
anche girato da bambini. Dal loro punto di vista il mondo adulto appare come
qualcosa di insidioso e rozzo, un elemento dal quale dissociarsi perché denso
di pericoli intuiti. Il palloncino bianco
di J. Panahi sembra una favola raccontata dalla voce stentata e tremula della
piccola Razieh che mostra già tutta la sfiducia e le preoccupazioni verso un
mondo e un futuro che saranno poi abitati dai personaggi nei quali si
imbatte." (Ilaria Gatti, Filmcritica,
n.463, marzo 1996)
"Il
Palloncino bianco è, insomma, un frammento ritagliato amorevolmente dalla
realtà e una favola senza inganni (...) Il film descrive l'ostinata resistenza
di Razieh alla cattiva sorte e la solidarietà che, mentre lei monta la guardia
al suo tesoro, la gente le manifesta." (F. Bolzoni, Avvenire, 21/1/'96)
"Il
palloncino bianco è un film per bambini che gli adulti possono leggere
come uno di quegli incubi in cui
misteriosi ostacoli finiscono per impedire le azioni più facili." (C.
Cosulich, Rivista del Cinematografo,
feb. 1996)
"...a riportarci alla vita di tutti i giorni, c'è
quel finale con il palloncino bianco, l'ultimo rimasto ad un bambino afghano
che aveva smesso di vendere per aiutare la bambina e suo fratello a recuperare
i soldi per il pesciolino: lo lasciamo lì, solo, senza che gli altri due,
andati via in fretta, gli abbiano almeno detto grazie. La pagina ultima,
dolente anche se sommessa, di un film dedicato alle ansie e alle sofferenze dei
bambini: pur tra le atmosfere colorate della favola amabile." (G. L.
Rondi, Il Tempo, 17/1/'96)
"La semplicità di Il palloncino bianco, a cominciare dal titolo, è solo apparente.
Siamo di fronte al tipico caso in cui la ricostruzione neorealistica di un
fatterello assume sotto i nostri occhi la dimensione di una metafora di
un'intera esistenza con i suoi fondi amari." (Tullio Kezich, Il Corriere della Sera, 14/3/'96)