
Arte in crisi
Italia, 1963
con: M.
Mastroianni, S. Milo, A. Aimée, C. Cardinale, R. Falk, B. Steele, G. Alberti, M. Pisu, C. Boratto
regia: Federico
Fellini
durata: 138', b/n
Guido, è un famoso regista in crisi d'ispirazione,
diviso tra la moglie borghese e l'amante sensuale e positiva. Intrappolato
nell'ingorgo del traffico, sogna di evadere rifugiandosi in una stazione
termale. Quello che per lui doveva essere un luogo di riposo diventa, però,
meta di pellegrinaggio di quanti gli gravitano attorno. Arrivano Carla (la
tenera e formosa amante che lo coccola dolcemente), Luisa (la moglie che
sopporta a fatica la confusione che avvolge il loro matrimonio), Claudia
(l'attrice simbolo di purezza sentimentale), il critico, il commendatore-
produttore, i tecnici, altri frequentatori delle terme (un cardinale, un
telepata)... La confusione di Guido aumenta e - con gli incubi e i sogni di
megalomania e di purezza che si
rincorrono senza sosta - si scatenano in lui antichi ricordi: l'infanzia nella
casa romagnola, l'innocente scoperta della femminilità fatta attraverso la selvaggia Saraghina (una
popputa vagabonda che balla sulla spiaggia), le frustrazioni nel collegio
cattolico, la presenza del padre e della madre. Un'astronave (che fa parte del
film che Guido deve girare) sta per partire. Guido ne approfitta e,
sottraendosi ad una conferenza stampa, fugge con Claudia. E' notte: sul set
deserto appaiono, uno dopo l'altro, tutti i personaggi del film; ad essi si
unisce anche Guido in un forsennato girotondo ritmato da una musica circense.
Federico Fellini
(Rimini, 1920 - Roma, 1993)
Uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi.
La sua formazione, dopo le scuole inferiori a Fano, passa per Rimini (dove
frequenta il liceo) e per Roma, dove si stabilisce per frequentare l'università
e per svolgere il suo lavoro di giornalista. Arriva al cinema dopo aver
collaborato come vignettista al giornale satirico "Marc'Aurelio".
Soggettista e sceneggiatore con Roberto Rossellini e Pietro Germi, firma la sua
prima regia - Luci del varietà (1951)
- in tandem con Lattuada. Nel 1952 realizza un film tutto suo: Lo sceicco bianco. L'anno dopo, con I vitelloni, si afferma definitivamente
e inizia la sua scalata verso il successo che gli frutterà ben 5 Oscar
(l'ultimo alla carriera) e un' infinità di premi e di riconoscimenti. Sposa
Giulietta Masina e con lei condivide la gioia del successo, il dispiacere di una
paternità non realizzata e l'addio al mondo. Nel suo cinema - fatto di ricordi,
di suggestioni, di sensazioni, di sogni, di poesia, di amore, di nostalgia, di
umorismo, di musica, di incontri, di arte - si sono riconosciute intere
generazioni e non solo di italiani. Questi i titoli dei suoi film più noti: La strada (1954), Il bidone (1955), Le notti di
Cabiria (1957), La dolce vita (1959),
8 1/2 (1963), Giulietta degli spiriti (1965), Fellini-Satyricon
(1969), I clowns (1970), Roma (1971), Amarcord (1973), Il Casanova
di Federico Fellini (1976), La città
delle donne (1979), Prova d'orchestra
(1980), E la nave va (1983), La voce della luna (1990).
Otto e mezzo è un'autobiografia immaginaria, visivamente straordinaria,
che, con apparente svagatezza, affronta il tema della crisi di un artista. Le
paure esistenziali (sull'Arte, sulla Memoria, sulla Morte) non trovano certezze
nemmeno nella religione ed appare sintomatica la risposta che il cardinale
decrepito dà al protagonista assillato da dubbi: "Chi ha detto che si
viene al mondo per essere felici?"
2 Oscar: costumi (Pietro Gherardi), miglior film straniero. 7
Nastri d'argento: film, produttore, soggetto, sceneggiatura, S. Milo, musiche
(N. Rota), fotografia (G. Di Venanzo).
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"Il miglior film di Fellini: insieme il più
liberatorio e formalmente prezioso. (...) Un'analisi penetrante della
contraddittoria crisi attraversata da larga parte della società italiana dopo
il brusco arresto del boom economico. Secondo la sua natura, Fellini ne mise in
luce assai più gli aspetti individuali e soggettivi (sulla via della memoria,
dell'introspezione, del rovello psicologico) di quelli collettivi e sociali:
ma l'uomo da lui rappresentato - solo, scettico, a volte cinico, ormai
persuaso di essere principio e fine della propria sofferenza - andò ben oltre i
limiti del soggettivo e dell'individuale." (La storia del cinema, Vol. IV, Vallardi)
"In Otto e
mezzo Fellini, giunto al suo ottavo film e mezzo, narra se stesso con
efferata sapienza nel disordine di realtà-ricordo-fantasia." (Fofi,
Morandini, Volpi, Storia del cinema,
vol.2, Garzanti)
"Se La
dolce vita era stato lo sfogo personale-sociale di F. Fellini, Otto e
mezzo è la confessione intima, centrata più specificamente sulla autobiografia.
Trasferiti in un linguaggio pubblico, trasfigurati da una fantasia visionaria,
emulsionati in una struttura continuamente disfatta e rifatta, i dati
biografici sono assorbiti da un codice suggestivo sospeso fra decifrabilità e
indecifrabilità. I sogni, l'erotismo, la viltà, le astuzie (e gli impegni)
dell'artista, i vezzi e i fervori danno
origine a un film nel film di notevole spessore. Ma Otto e mezzo è anche una messa in scena barocca ed eccessiva,
intrigante e ricca di segni: il produttore-padrone, l'amante giocosa, la moglie
comprensiva, il pascoliano fanciullino, i mostri dell'infanzia, i critici
supercritici, l'illusione e la realtà (il pittoresco circo di Fellini), tutto
confluisce nel magma inventivo di un'opera in sé perfettamente conclusa."
(F. Di Giammatteo, Dizionario Universale
del Cinema, Editori Riuniti)
"Come sono stancanti e pericolose queste attese!
Ho fatto un I King l'altra sera: ho
chiesto: "Qual è la mia situazione attuale?" La risposta ho dovuto
cercarla nell'esagramma che si chiama l'Abissale.
Diceva che in fondo all'abisso sono finito in una buca, legato per giunta in
ceppi e catene e cintato di spine per impedirmi di fuggire. E aggiungeva che me
lo merito, perché sono un recidivo. Perciò per tre anni, sciagura! Non è stata
una risposta simpatica, mi sono un po' immalinconito. (...) Per quanto riguarda
il titolo non mi è venuto niente che mi convinca. Flaiano propone La bella confusione, ma non mi piace
molto. Non so, per ora sulla cartellina che contiene gli appunti e l'approssimativa
scaletta del racconto, a parte le solite culone beneauguranti, ho disegnato un
grande 8 e mezzo. Sarebbe il suo
numero, se lo farò." (Federico Fellini, Fare un film, Einaudi)
“Un misto tra una sgangherata seduta psicanalitica e un
disordinato esame di coscienza in un'atmosfera da limbo (F. Fellini). La
masturbazione di un genio (D. Buzzati). Una tappa avanzata nella storia della
forma romanzesca (A. Arbasino). Una costruzione in abisso a tre stadi (C.
Metz). Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un
autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto
su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della
vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla
rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo
tra gli anni '50 e i '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con La
dolce vita. Personaggi memorabili e sequenze d'antologia. Il suo vero
contenuto è la fitta trama dei rapporti di Guido (Mastroianni, qui più che mai alter
ego di Fellini) con la moglie e l'amante, con l'ambiente di lavoro e gli
estranei, con i guru della Chiesa e della Critica, col passato e l'avvenire,
con sé stesso. “L'enfer c'est les autres”, aveva detto Sartre. Fellini ribalta l'affermazione: la vita –
e il cinema – sono gli altri, i vivi e i morti, gli esseri reali e le creature
della fantasia. Bisogna accettarli tutti con amore, gratitudine, solidarietà.”
(Morandini, 2007)