locandina del film L'OTTAVO GIORNO

 

L'elemosina di una carezza

 

 

L'OTTAVO GIORNO

(Le huitième jour)

 

 

Francia, 1996

 

con:    D. Auteuil, P. Duquenne, Miou-Miou, I. Sadoyan, H. Gar­cin

regia:   Jaco Van Dormael

durata:  118', col.

 

Harry è un uomo che, pur essendo riuscito ad affermarsi nella vita, ha smarrito gli affetti più cari. La moglie e i figli se ne sono andati ed egli si è improvvisamente ritrovato solo. Conosce l'arte di vendere e di saper prendere, ma non  ha mai imparato a dare. E' cieco di fronte a tutto ciò che non fa parte del suo universo e  durante i 7 giorni della settimana è chiuso in un girone infernale in cui lavora sempre di più. Ma arriva anche per lui l' "ottavo giorno",  il giorno in cui Dio creò gli handicap­pati, i malati e i diversi, un giorno infinito che non esiste sul calendario. Durante questo giorno egli incontra Georges, un ragazzo cresciutello che ha la sindrome di Down e che è fuggito dalla casa di cura in cui si trovava alla ricerca di una fami­glia, di una carezza. Harry tenta inutilmente di liberarsi di Georges. La madre del ragazzo è morta e la sorella maggiore non può (e non vuole) occuparsi di lui. I due finiscono col farsi compagnia. Harry impara finalmente ad interessarsi di qualcuno e si affeziona a Georges. Questa scelta lo fa ridiventare un uomo libero. La sua vita e il suo tempo gli appartengono di nuovo. Riscopre, allora, il piacere di stendersi sull'erba, di sentire l'aria riempire i suoi polmoni, di avvertire la carezza del vento sul viso, di guardare una farfalla... Il ragazzo down, al contra­rio, capisce che non c'è posto per lui nella società e "toglie il disturbo" della sua esistenza.

 

Jaco Van Dormael

(Ixelles, Belgio, 1957)

 

Dopo aver trascorso la sua infanzia in Germania, studia cinema all'INSAS di Bruxelles e alla Louis Lumière di Parigi. Inizia la sua attività artistica facendo il clown al Big Flying Circus in Belgio e curando spettacoli teatrali per bambini. La sua attività cinematografica inizia nel 1980, con la  realizzazione di un cortometraggio per bambini - Maedeli Le Brèche(1980) - e di  alcuni reportages - Stade 81 (1981), L'imitateur (1982), Sortie de secours (1983) -,  fiction  e commedie musicali -  E'pericolo­so sporgersi (1984),  De boot (1985) -. Con  Toto le héros - Un eroe di fine millennio (1991) il suo nome balza all'attenzione del pubblico e della critica. Il film, infatti, ottiene importanti riconoscimenti a Cannes e Locarno, vincendo la Caméra d'Or, il premio del Pubblico, il premio Felix e il premio César. L'ottavo giorno, suo secondo film, presentato a Cannes nel 1996, viene premiato con la Palma d'oro ex aequo per la migliore interpretazione maschile a D. Auteuil e a P. Duquen­ne.

Altri film: LumiéRe Et Compagnie, Mr. Nobody (2007)

 

 

C'è, ne L'ottavo giorno, un continuo confronto tra Harry e Geor­ges: il primo è ben integrato nella società, il secondo non vi è ammesso;  uno è diffidente e non vuole correre rischi, l'altro ama senza prudenza e senza limiti; Harry fa ciò che deve fare, Georges fa quello che vuole fare. E ancora: Harry vive solo per il futuro, Georges vive solo al presente; Harry ha una sola realtà, Georges ne ha molteplici; Harry è schiavo degli altri e di se stesso, Georges è un essere libero; Harry è normale e dovrebbe occuparsi di Georges, Georges è down ed è lui che fini­sce con l'occuparsi di Harry. E allora: chi, tra i due, è il vero portatore d'handicap?

 

 

ALCUNI GIUDIZI CRITICI

 

"Qua e là, fra le pieghe di questa parabola fiabesca nel senso più lezioso del termine, si intravede il film che Van Dormael avrebbe potuto fare se avesse voluto occuparsi veramente di pro­blemi che qui sfiora appena, come la reclusione o la sessualità (perché Georges non ha il diritto di fare l'amore con la down di cui è innamorato?). E pensando che, anche per colpa di questo, quel film non si farà mai, siamo un po' meno contenti." (Fabio Ferzetti, Il Messaggero, 9/10/'96)

 

"Senza alcuna difficoltà il regista passa dal tono umoristico al drammatico. Scene di estrosa comicità - le impuntature di Georges e le sorprese di Harry - si inseriscono bene nel racconto che, a un certo punto, accoglie altri down con la loro contagiosa simpa­tia e sfiora la favola. E da quanto viene descritto ricava un insegnamento. Non tuttavia appeso là, tradotto in formuletta. La forza del film sta nell'affetto, nella stima che Jaco Van Dormael rivolge al suo amico mongoloide che,  a poco a poco, diventa anche il nostro amico." (Francesco Bolzoni, L'Avvenire, 10/5/'96)

 

" ...sotto una facciata di buone e generose intenzioni si rivela un film manierato e furbo. Manierato e furbo perché, persa la stravagante freschezza dell'opera prima, Jaco Van Dormael si esercita in un cinema metafisico con un piglio da spot pubblici­tario. E ancor più manierato e furbo perché al contrario di altri film che hanno recentemente trattato il tema dell'handicap menta­le con la baldanzosa e brillante superficialità del cinema ameri­cano - penso soprattutto a Rain Man - e che per farlo hanno dato all'handicappato il carisma e la popolarità di un divo, L'ottavo giorno mette in quel ruolo un vero down, Pascal Duquenne (che compariva anche in Toto le Héros)." (Irene Bignardi, La Repubbli­ca, 8/10/'96)

 

"...Il resto, facilmente spiritualistico, è tutto prevedibile e previsto, con una overdose poetica di coccinelle, per dire com'è buona la natura che ha pensato anche ai mongoloidi. La gente che non capisce, che si stupisce, che tratta male il down, la gente insensibile, insomma, fa parte della cronaca di tutti i giorni, ma il regista non la reinventa, non la ispira, come faceva Zemec­kis in Forrest Gump. Manca la piuma. Si inseguono i frastuoni facili delle giostre e delle fughe in camioncino, dell'avventura coatta. E' una versione umana di E.T., dove si può piangere o irritarsi per il plusvalore di sentimentalismo facile che gli assicurerà un buon successo. Perché dopo il film è facile ma anche falso sentirsi più buoni." (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 5 ottobre 1996)

 

"Volevo raccontare l'urto tra due mondi, il mondo che è conside­rato "normale" e quello che non lo è. Vedere cosa quest'ultimo ha che noi non abbiamo. Filmare la bellezza in ciò che apparentemen­te è sgradevole. Filmare la grazia in ciò che apparentemente è ordinario. Dare la testimonianza di un'altra maniera di compren­dere il mondo e la vita, di un'altra coscienza dell'universo - nella sua ricca diversità - che rivela a noi stessi la nostra capacità d'amare." (Jaco Van Dormael)