
Se questo è un handicap!
Italia, 1995
con: A.
Benvenuti, F. Neri, D. Bechini, F. Casale
regia:
Alessandro Benvenuti
durata: 108', col.
Dopo un periodo di degenza passato tra i malati di mente,
Ivo ritorna a vivere nel suo paese, ormai totalmente abbandonato. Il suo
passatempo preferito è "La settimana enigmistica" e, per sconfiggere
la solitudine e la noia, disegna rebus e caselle sui muri delle case. Un
giorno, per caso, Ivo incontra Fabio e Sara, due giovani fratelli gemelli socialmente impegnati, e scopre per la
prima volta in vita sua l'amicizia e l'amore.
Sara, dopo un po', riesce a convincere Ivo a trasferirsi in una "casa
famiglia" dove lei presta opera di volontariato. Qui Ivo incontra
altri psicolabili e comincia a lavorare
come cartellonista in una tipografia. In occasione del suo compleanno, Ivo,
che ormai guadagna qualcosa, organizza una festicciola durante la quale, però,
sparisce il rolex del fidanzato di Sara. Ingiustamente sospettato, Ivo decide
di tornarsene a casa. Ma Sara risolve l'enigma del furto e riabilita presso
tutti il buon nome dell'originale artista solitario. Il Comune, allora, riattiva la luce nello sperduto paese e
intere scolaresche si recano a visitare i rebus murali e a posare con l'autore
per le foto ricordo.
Alessandro Benvenuti
(Pelago, Firenze, 1950)
Attore, autore e regista toscano. Dopo il teatro e il
cabaret (soprattutto all'interno del gruppo de "I Giancattivi", che
comprendeva anche Francesco Nuti, Athina Cenci e Daniele Trambusti), approda
alla televisione e al cinema.
Nel 1982 dirige il suo primo film, Ad ovest di Paperino, seguito tre anni
dopo da Era una notte buia e
tempestosa... (1985). Lo stile e i tempi del cabaret, mai completamente
abbandonati, riemergono anche in Benvenuti
in casa Gori (1990) e in Ritorno a
casa Gori (1996).
Altri suoi film: Zitti
e Mosca! (1991), Caino e Caino
(1992), Belle al bar (1994), premiato
con il "Nastro d'argento" come migliore soggetto dell'anno, I miei più cari amici (1998).
"La normalità è una malattia da cui si può
guarire". Questa frase appartiene a Belle
al bar, ma non guasterebbe sentirsela ripetere da Benvenuti anche in Ivo, il tardivo.
Ivo conosce tutti i numeri che definiscono le misure
del mondo e ne fa tesoro a modo suo. "Ti potranno servire", gli aveva
detto sua nonna ed egli cerca di sfruttare la massima ereditata "dando i
numeri". Redento dagli affetti, Ivo non regge quando essi si incrinano.
L'accusa infamante lo umilia e il suo ritorno alla solitudine senza appellarsi
ad altro che alla sua stessa parola -
come il gesto di scompigliarsi i
capelli per rimettere a posto le idee - hanno una logica ben precisa: non
sempre la normalità è dei normali. Anche gli altri ospiti della casa famiglia -
il nano batterista che suona per se stesso, l'attore teatrale che non parla,
l'ex rappresentante ipercinetico che non conosce sosta e il napoletano colpito
da improvvisa immobilità - impartiscono, a modo loro, lezioni di logica; per
cui, quando alla fine si scopre che il cleptomane della festa è un
"normale", la riflessione più immediata è che esistono, nel mondo,
handicap ben più gravi di quelle di Ivo e compagni.
Nota: Il borgo fantasma esiste realmente: si tratta di
Castelnuovo dei Sabbioni, nell'alto Valdarno. In esso, l'ottantenne Rambaldo
Macucci, ultimo abitante, raccogliendo rocce e catalogando minerali, ha
costruito un piccolo museo.
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"Ivo vuol dire attento, pronto - spiega il
personaggio - basandosi sulle sue conoscenze da "Settimana della
Sfinge", il contrario appunto di "tardivo"; un personaggio
strano, dunque, forse un po' matto, ma che attira su di sé simpatia per il suo
buon cuore, per la sua fantasia surreale." (Antonella Demichelis in Film del Centro Studi Cinematografici,
n.19, feb. 1996)
"A. Benvenuti, come ideatore e regista di storie,
ha un dono speciale di anticonvenzionalità, sa mettere insieme fantasia e
realtà, comicità e sofferenze, problemi sociali e abissi personali."
(Lietta Tornabuoni, La Stampa,
29/10/'95)
"...Ivo il tardivo è un film che riesce a
fare due cose difficili tutte e due. Ci fa ridere e sa farci penetrare nel
sentimento della diversità." (Giovanni Bogani, La Nazione, 28/10/'95)
"Il pregio, ed anche un po' la grazia quasi tenera
del film, risiedono nel fatto che buona parte della storia è raccontata (in
prima persona e tramite un diario) dal suo protagonista che vi lascia filtrare
ad ogni passo le sue ingenuità e il suo candore..." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo, 27/10/'95)
"Questo bel racconto gioca nella prima parte, più
interessante, sul mistero della diversità; nella seconda invece si impantana un
po' con i personaggi del gruppo-famiglia (tutti bravi e con Vito davvero
straordinario, forse il migliore del cast nel costruire il suo personaggio
cinetico) visti purtroppo come macchiette a sé stanti e sfruttati, loro sì,
come diversi capaci di far ridere."
(Vittorio Spiga, Il
Resto del Carlino, 1/11/'95)
"Ivo è un po' come una cartina di tornasole
umana, che con il suo candore, la sua cortesia, la sua gentilezza non solo
commuove i cosiddetti normali, ma ne mette a nudo limiti e difetti; coinvolge
positivamente gli altri membri della comunità in cui va a vivere, facendo
fermare l'ipercinetico, ed uscire di casa il sofferente di agorafobia."
(Franco Colombo, L'Eco di Bergamo,
3/11/'95)