Il capitale umano e i suoi capitoli 

Ci sono affermazioni che ci lasciano perplessi (come quel siamo tutti uguali che si sente ripetere spesso), altre che ingenerano dubbi (come la legge è uguale per tutti che leggiamo nelle aule di giustizia) e altre ancora che ci fanno piombare nello sconforto. Per esempio, dover riflettere, magari dopo aver visto un film, che “il capitale umano”, ovvero il costo della vita di un uomo, non è uguale per tutti. A sentire le compagnie assicurative, infatti, la definizione esatta della cifra da risarcire agli eredi va calcolata in base a precisi parametri: età del defunto, posizione sociale, benessere, lavoro, ecc. Accade così che la vita di un modesto operaio,  stroncata improvvisamente da un suv in un incidente stradale, venga valutata appena 220.000 euro.  

Questa amara rivelazione se, da una parte, chiude la vicenda narrata da Virzì ne “Il capitale umano”, dall’altra, invita gli spettatori a riflettere su un personaggio e su un argomento che, a causa dell’avvincente trama, si erano messi in secondo piano. Nei 110 minuti di proiezione, infatti, la nostra attenzione si era spostata sulle vicende di altri personaggi e avevamo lasciato quel povero diavolo di anonimo cameriere, conosciuto solo di sfuggita nella sequenza iniziale, ai bordi della strada. Senza rendercene conto, abbiamo dirottato la nostra attenzione su altre storie: su quella di Dino Ossola (splendido Fabrizio Bentivoglio), borghesuccio che cede alla tentazione di una scalata nel mondo dei ricchi investendo soldi che non ha; su quella di Carla Bernaschi (eccezionale Valeria Bruni Tedeschi), bambola tra le nuvole con velleità artistico-culturali; su quella di Serena Ossola (sorprendente esordio di Matilde Gioli), giovane ribelle, impegnata in una non facile lotta con la sua coscienza per non cedere al fascino della borghesia e seguire la voce del cuore. Attorno a questi tre personaggi, le famiglie Ossola-Bernaschi che intrecciano interessi e cortesie, un coro di familiari, amici, parenti, uomini d’affari. Tutti con la puzza sotto il naso, le inflessioni brianzole, le partite a tennis, le scuole private, le telefonate isteriche. Tutti a vivere problemi personali, con altro a cui pensare – interessi, famiglia, gioco, soldi, sesso – fino a quando non piovono le grane.  Allora, accantonando ogni scrupolo, ecco il ricorso a compromessi, ricatti e accomodamenti. 

Sintetizzata la vicenda, un’attenzione particolare va prestata al modo com’è narrata. La divisione del capitale in capitoli non richiama solo la classica impostazione del romanzo, ma anche il detto latino tot capita, tot sententiae; come a dire che ogni testa ha la sua versione dei fatti. L’amara commedia all’italiana, con un cadavere che attende giustizia, si tinge di giallo e così anche lo spettatore viene chiamato a svolgere il ruolo di inquisitore. Virzì, spostando la macchina da presa dalla visione di un personaggio all’altro, si limita a suddividere l’intera vicenda in 4 capitoli ad incastro (meglio: 3 + 1), ma il suo romanzo si sarebbe potuto arricchire di altre versioni, giacché come per Pirandello di Ciascuno a suo modo, sull’argomento avrebbero potuto dire qualcosa anche altri personaggi, come il cinico imprenditore Giovanni Bernaschi, suo figlio Massimiliano, innamorato respinto, e Luca, il ragazzo socialmente pericoloso che attira i guai su di sé, ma trova in Serena la cosa più bella che gli sia mai capitata.  

Trasportando il romanzo di Stephen Dardon dal Connecticut alla Brianza, il regista livornese, con buona pace di chi troppo frettolosamente gli ha dato del razzista, non ha voluto colpire una precisa parte della nostra penisola ma l’intero Paese. La verità è che con imbrogli, bugie, depistaggi, silenzi e connivenze c’è chi si salva sulla pelle degli altri e contribuisce in modo determinante a ingrossare le fila di quanti “hanno scommesso sulla rovina di questo Paese e hanno vinto”. Uno spiraglio nel paesaggio gelido e ostile di uomini e cose ce lo regala Roberta, psicologa convinta e  compagna di Dino, probabilmente perché, in attesa di un bambino, vive il suo personale Natale con il cuore proiettato verso un futuro migliore. Non è molto, ma senza la presenza di questo personaggio la sensazione di squallore sociale e morale sarebbe stata totale. 

Il capitale umano   

Regia: Paolo Virzì

Con: F. Bentivoglio, V. Golino, V. Bruni Tedeschi, F. Gifuni, M. Gioli, L. Lo Cascio, G. Anzaldo

Italia, 2014    

Durata: 110’, colore