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Handicap o non handicap?

 

 

HAMLET

 

Gran Bretagna, 1997

 

con:    R. Attenborough, B. Blessed, K. Branagh, R. Briers, J. Christie, G. Depardieu, C. Heston, J. Lemmon, R. Williams

regia:  Kenneth Branagh

durata: 130', col. (La versione integrale dura oltre 4 ore)

 

 

Il re di Danimarca, padre del principe Amleto, è stato assassina­to dal fratello Claudio, che ne ha usurpato il trono ed ha  sposato la vedova, la regina Gertrude. Amleto ha questa orribile rivelazione dallo spettro di suo padre che gli chiede vendetta. Torturato da scrupoli e dubbi, Amleto si finge pazzo, respinge l'amore di Ofelia, trafigge a morte Polonio, padre di Ofelia, inveisce contro la madre, amante e complice dello zio. Claudio manda il nipote in Inghilterra per eliminarlo, ma Amleto è cattu­rato dai pirati e viene rimandato in Danimarca. Intanto, in sua assenza, Ofelia è impazzita e si è suicidata  e Laerte, fratello della fanciulla,  è tornato dalla Francia deciso a vendicare la morte del padre. Claudio invita i due giovani a battersi in duello, ma segretamente fa avvelenare la punta della spada di Laerte. Amleto viene ferito, ma prima di morire uccide lo zio, sotto gli occhi di Gertrude, vittima a sua volta del veleno destinato al figlio.

 

Kenneth Branagh

(Belfast, Irlanda, 1960)

 

Di origine irlandese, si trasferisce con tutta la famiglia a Reading, alla periferia di Londra, ed è qui che comincia ben presto ad interessarsi di teatro frequentando la "Royal Academy of Dramatic Art". Passato ben presto da attore a regista teatra­le, televisivo e cinematografico,  realizza nel 1989 il suo primo film, trasportando in immagini l' Enrico V e meritandosi i con­sensi della critica che riconosce in lui "l'enfant terrible delle scene britanniche capace di trasformare la parola poetica in suggestione visiva." I suoi film più riusciti sono, non a caso, quelli di "impostazione teatrale" - da Gli amici di Peter (1990) a Il canto del cigno (1993), da Molto rumore per nulla (1993) a Nel bel mezzo di un gelido inverno (1996) -, mentre quelli che strizzano l'occhio al genere noir ed horror - come  L'altro delitto (1991), e  Frankenstein di Mary Shelley (1994) - appaiono meno convincenti.

Altri film: Pene d’amor perdute (1999), Il flauto magico (2006), As You Like It (2006), Sleuth (2007)

 

L'operazione di Branagh è un ennesimo tentati­vo di trasposizione filmica del capolavoro di Sakespeare. In precedenza, Amleto è stato adat­tato per lo schermo da Laurence Olivier (1948), da Grigori Ko­zintsev (1964), da Tony Richardson (1969), da Celestino Coronado (1976) e da Franco Zeffirelli (1990).

 

"Omicidi e violenza, vendette e intrigo, sesso e desiderio, para­noia e follia: il turbinoso intreccio di passione e sentimento ha fatto sì che la tragedia dell'Amleto di Shakespeare affascinasse il pubblico di tutti i tempi. La storia del Principe di Danimar­ca, assetato di vendetta dopo l'omicidio del padre per mano del perfido zio, affonda negli interrogativi fondamentali sull'uomo e sulla natura dell'essere: di cosa ha bisogno un essere umano per vivere veramente come tale?" Sono questi gli elementi che hanno ossessionato e avvinto Kenneth Branagh da quando, a quindici anni, si è trovato di fronte, per la prima volta, alla rappresen­tazione del dramma. Per sette anni, dalla realizzazione dell'Enrico V, Branagh ha sognato di girare l'Hamlet."

Queste alcune sue riflessioni: "Rimasi completamente stordito dalla forza del dramma. Sentivo perfino un coinvolgimento fisico, avevo i brividi. Non riuscivo a smettere di pensarci. Ero sbalor­dito da questo straordinario thriller."  (...) "Filmando l'intero dramma si ha Shakespeare in tutto il suo valore spettacolare. Non vorrei che il pubblico si spaventasse del fatto che abbiamo usato il testo integrale. In pratica si tratta di un omaggio, un modo per sfruttare tutti gli elementi interessanti che offre. Amleto è una delle opere teatrali più acute mai scritte, che fa sfoggio come poche altre di humour nero e di spunti di commedia. La comicità è un complemento necessario a ciò che la tragedia ri­chiede da un profilo emotivo." (...) "Credo che questo film rappresenti il culmine di tutti i nostri sforzi per dimostrare che le opere teatrali possono vivere anche in un'altra opera espressiva. Questo film è in parte rivolto a chi ritiene Shake­speare riservato a pochi eletti. Amleto ha la forza, l'energia e il dinamismo che il cinema può veramente sfruttare al meglio." (...) "Questa produzione ha un cast del tutto indifferente al colore della pelle, alla nazionalità di origine e alla pronuncia degli attori. Volevo lavorare con gente che ammiro da anni e che pensavo fosse adatta alla parte."

 

 

ALCUNI GIUDIZI CRITICI

 

"Branagh ha un controllo totale. Sa quello che vuole ma non lo impone ai suoi attori. Prima lascia affiorare i loro sentimenti e il modo di interpretare il ruolo, e solo allora interviene con i suggerimenti, un po' di più qui e un po' di meno lì. Come tutti i buoni registi, ha la sicurezza che ci vuole per consentire a ciascuno di tirare fuori ciò che ha da dare ." (Jack Lemmon)

 

"Ken è un giovane straordinario. Mentre dirige sa esattamente quali tasti di un attore premere: sa quando fare delle critiche e quando incoraggiare. Sa perfettamente cosa vuole. Il ruolo dell'ambasciatore inglese che interpreto nel film è piccolo, ma lui ha un'idea molto precisa di cosa sia un uomo distrutto dalla strage a cui ha assistito." (Richard Attenborough)

 

"Amleto risulta essere, alla fine, un sontuoso esercizio di stile, un film tecnicamente impeccabile e, nella migliore sequen­za del film (la rappresentazione dei "tragici della città"), ci mostra per la prima e ultima volta il lato più sincero del cinea­sta irlandese. Ma nella sua estrema precisione, spoglia alcuni personaggi di una loro anima (soprattutto Gertrude) e la sua dimensione drasticamente classica lo fa apparire irrimediabilmen­te vecchio." (Simone Emiliani, Film, maggio-giugno 1997)

 

"Shakespeare col fiatone, recitato nel salone di una villa dal pavimento a scacchi e infiniti specchi, senza il rischio di diventare claustrofobici. Rappresentazione della tragedia senza tagli, ambientata in un Ottocento attraversato dai venti di fine secolo che si trascinano dietro inutili orpelli. Amleto è l'ulti­mo eroe romantico  senza paura alleato al coraggio e alla follia, uniche cure all'incessante avanzare del potere che annienta coscienze ed onori. Alla fine della proiezione per la stampa tutti in piedi ad applaudire il regista." (Film and Chips, Inter­net, I commenti degli utenti, 12 maggio 1997)

 

"C'è un personaggio più moderno di Amleto? Nel principe di Dani­marca si incarnano tutte le trepidazioni, i dubbi, le debolezze, le nevrosi dell'uomo contemporaneo. Caduti i miti, le certezze, i modelli di un passato che non offre più alcun appiglio (...) l'uomo d'oggi si trova solo, spaesato, inerme, abbandonato a se stesso, costretto a convivere con tutte le proprie insicurezze. E, questo, non è forse il ritratto di Amleto, il ritratto di un uomo che si interroga su come affrontare da solo le avversità della vita?" (Enzo Natta, Famiglia cristiana, n.23, 1997