
La dolce saggezza dell'handicap
USA, 1994
con: T. Hanks, R. Wright, G. Sinise, M.
Williamson, S. Field, R. Williams, M.C.
Humphreys
regia: Robert
Zemeckis
durata: 140', col.
Forrest Gump è un bambino con un quoziente
intellettivo piuttosto modesto e un grave deficit motorio. Per qualcuno egli è
solo uno stupido da prendere in giro, ma per sua madre è il più bel bimbo del
mondo. Per Forrest, la signora Gump è disposta a tutto: a compiere enormi
sacrifici, ad affittare le stanze della sua casa in Alabama, a concedere
prestazioni particolari al preside della scuola. Tra tanti compagni, l'unica
vera amica di Forrest è Jenny. E' lei che gli si siede accanto, che lo difende
dagli scherzi cattivi, che gli consiglia di scappare quando tira brutta aria.
Gli anni passano e Forrest, per i suoi meriti sportivi, è ammesso nella
prestigiosa Southern University, diventa il campione di football della scuola,
fa parte della selezione nazionale, stringe la mano al presidente Kennedy, si
laurea. Durante il servizio militare conosce Bubba, un giovane di colore che
gli insegna come pescare i gamberi, e ritrova sulla sua strada Jenny, che non è più la candida bambina di
una volta. In Vietnam, Forrest vive una dolorosa esperienza: vede morire Bubba,
porta in salvo alcuni compagni, assiste impotente al disfacimento fisico e
psichico del tenente Dan. Congedatosi, si dà alla pesca dei gamberi e tiene
fede alla promessa fatta a Bubba, comprando una barca e fondando - dopo che
l'uragano Carmen ha spazzato via tutti i concorrenti - la fortunata
"Bubba-Gump Corporation". Intanto sua madre muore e Forrest ritrova
Jenny che passa con lui una notte d'amore e fugge via ancora una volta. A
questa ennesima delusione Forrest reagisce mettendosi a correre da una costa
all'altra dell'America, senza mai fermarsi e tirandosi dietro centinaia di
persone alla ricerca di profonde motivazioni esistenziali. Dopo tre anni e tre
mesi si ferma, risponde alla chiamata di Jenny ormai condannata da un male
incurabile e accetta di sposarla e di provvedere al futuro di Forrest junior,
il frutto della loro relazione. Quando si ferma desidera solo raccontare ad
altri la straordinaria storia della sua vita.
Robert Zemeckis
(Chicago, Illinois,
1951)
Regista statunitense che deve buona parte della sua
fortunata carriera alla fiducia (e all'intuito) di Steven Spielberg, produttore
esecutivo dei suoi primi film: 1964: allarme a New York, arrivano i
Beatles! (1978), dove, pur con comprensibili tentennamenti, offre un
ritratto d'epoca pieno d'ironia e di affetto, e La fantastica sfida
(1980), che lascia già intravedere in lui abilità e gusto. Dopo aver dimostrato
in All'inseguimento della pietra verde
(1984) attitudine per il ritmo incalzante e abilità nei colpi di scena, ottiene
notorietà con Ritorno al futuro (1985).
L'eccezionale successo commerciale di questo film lo spinge a realizzare
la miniserie (con risultati in verità sempre meno brillanti) composta da Ritorno al futuro parte II (1989) e Ritorno al futuro parte III (1990).
Anche la sua partecipazione a due film ad episodi - l'episodio Il capo della classe di Storie incredibili (1986) e l'episodio And all through the house di Racconti dalla cripta (1989) - passa in
secondo piano di fronte al divertente e originale Chi ha incastrato Roger Rabbit (1988), il film che lo consacra
regista di notevole bravura, che gli permette di battere il record d'incassi e che gli fa vincere tre
Oscar. Nonostante la cura degli effetti speciali La morte ti fa bella (1992) costituisce nella sua carriera una
battuta d'arresto; quasi una pausa prima dell'esplosione di Forrest Gump, con il quale vince 6 Oscar
(miglior film, regia, attore protagonista, sceneggiatura non originale,
montaggio, effetti speciali visivi).
Altri suoi film: Contact
(1997), Le verità nascoste (2000), Cast Away (2000), Polar Express (2004), La
leggenda di Beowulf (2007).
I due migliori consigli per superare gli handicap che si
porta addosso, Forrest Gump li riceve dalle due persone che ha amato di più
nella sua vita: la "dolcissima" mamma e Jenny. La prima gli consiglia
di non dare eccessivo peso a chi lo giudica cretino, giacché nella vita non
contano tanto i giudizi degli altri, quanto le azioni che si compiono; e solo
chi si comporta da cretino è realmente cretino. Il consiglio di Jenny è più
pratico: la vita vola veloce e solo chi gli sa stare dietro riesce a coglierla.
I motivi per cui bisogna correre sono tanti: per non prendere botte, per non
cadere sotto le bombe del nemico, per
vincere una corsa, per rincorrere un amore, per fuggire dalla noia, per non
impazzire... Forrest segue i due consigli e, grazie anche a quella buona stella
che spesso predilige gli svantaggiati e gli emarginati (quanto Chaplin c'è in
questo buffo omino condannato a vincere nonostante tutte le avversità?), passa
indenne attraverso difficoltà e pericoli, inimicizie e cattiverie, malattie e
mali della società (quanta America c'è in Forrest?).
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"Forrest Gump aiuta ad accettare le
proprie incertezze senza il bisogno di esprimere alcuna condanna, soltanto in
un'ottica di cambiamento; tutto questo non viene espresso con il linguaggio
della tragedia, ma con quello della divertita ironia, che come sempre serve a
stemperare tutto, a non dire troppo le cose per invece dirle meglio (...) Fra
una comparizione e l'altra di personaggi ed eventi che hanno fatto la storia
dell'America (il Ku Klux Klan, Elvis Presley, il presidente Kennedy, la guerra
in Vietnam, il movimento Hippy, il presidente Johnson, la nascita di Playboy,
John Lennon, il presidente Nixon, lo scandalo Watergate, i presidenti Carter e
Reagan, la scoperta dell'AIDS), tutto accompagnato da musiche capaci di restituire
lo spirito delle varie epoche e situazioni, la storia coinvolge molto senza
però anestetizzare cuore e mente dello spettatore. (Marco Lombardi, Film, nov.-dic., 1994)
"Zemeckis, ispirandosi al romanzo di Winston
Groom, riscrive trent'anni di storia americana, adottando il punto di vista di
un idiot savant, novello Candide e fratello del protagonista autistico di Rain Man. Ma la filosofia di Forrest,
che ottiene sempre successo malgré lui, non è tanto da buon selvaggio quanto da
maggioranza silenziosa: non avere dubbi, e non vedere al di là del proprio
naso. Gli effetti possono essere divertenti e involontariamente anarcoidi (il
bianco Gump che sfida i razzisti all'epoca dell'integrazione), ma il
protagonista non è altro che una piuma sballottata dal vento, come quella che
compare ad apertura e fine di film." (Dizionario
dei Film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)
"Forrest
Gump è innanzitutto un perfetto esempio di cinema ambiguo: rinuncia cioè a
comunicare un significato, o peggio un messaggio palese ed univoco. E'
piuttosto una favola tenue e delicata, la cui morale è sotterranea e comunque
lasciata alla libera interpretazione dello spettatore, invitato come non mai ad
intervenire sul testo del racconto. (...) In contrasto con l'atteggiamento
intelligente che pretende di capire tutto del mondo, dalla stupidità di Forrest
sembra promanare una dolce saggezza che fa giustizia di tutti i disastri
provocati dalla nostra organizzazione sociale. (...) Non basta l'intelligenza
per essere in armonia con se stessi, con il mondo. Il diverso ha in sè le
potenzialità di vincere i propri limiti e difficoltà, purché sostenuto dalla
fiducia e dall'accettazione di altri. Emblematico il suo correre attraverso
l'America, creando proseliti affascinati dal gesto, anche se non riescono a
capirne il significato simbolico." (Flavio Vergerio, Film, nov.-dic., 1994)
“Nonostante la sua popolarità, l'accoglienza riservata
al film non fu ovunque positiva. Alcune critiche notano come il successo di
Forrest risulti dal fare ciò che gli viene detto da altri, e senza mai avere
una propria iniziativa, in contrasto con il carattere forte e indipendente di
Jenny che tocca più volte il fondo (droga, prostituzione e, infine, la morte). Infatti Jenny, che
dovrebbe essere dei due quella forte e "normale", quella che sta
accanto a Forrest e lo aiuta, è invece quella che più di tutti ha bisogno del
suo aiuto. Altri, al contrario, colgono nella figura di Forrest una apertura
totale ed entusiastica a tutto ciò che avviene intorno a sé, apertura che è
continua occasione per operare scelte di vita, sempre portate alle estreme
conseguenze. Questo messaggio "esistenziale" finisce per
caratterizzare l'intero film.”
“Nella ambiguità del personaggio, splendidamente resa
da Hanks, risiede la forza del film, fa ridere ma anche induce partecipazione
emotiva, ironizza sui miti che scorrono a fianco del protagonista senza
intaccare il suo unico vero obiettivo, mettersi con la sua compagna di banco
delle elementari, Jenny, e contemporaneamente prende in rassegna gli stessi
miti (e assieme la storia) dagli anni ‘60 agli anni ‘90, che passano accanto
all'imperturbabile protagonista sfiorandolo ma scalfendo ben poco del suo nucleo
d'acciaio di poche e circoscritte certezze. Quindi per avere successo bisogna
essere puri, o addirittura stupidi? E poi a parte il successo materiale, alla
fine Forrest è felice? E il mito della corsa che torna più volte, è fuga o
corsa verso il futuro? Queste sono le domande che rendono intrigante il film.”