Locandina La donna del tenente francese

 

Diagnosi: "melanconia obscura"

 

 

LA DONNA DEL TENENTE FRANCESE

(The French Lieutenant's Woman)

 

Gran Bretagna, 1981

 

con:    M. Streep, J. Irons, L. McKern, L. Baxter, P. Collier

regia:  Karel Reisz

durata: 125', col.

 

 

Nel film si intrecciano  senza soluzione di continuità, quasi fossero autonome e parallele, due storie: il complesso rapporto fra Sarah e Charles nel clima chiuso e asfissiante dell'Inghil­terra vittoriana e le vicende sentimentali di Anna e Mike, i due attori che impersonano Sarah e Charles in quello che ben presto si rivela come un film in corso di lavorazione.

1867, a Lyme, un paesino nel sud dell'Inghilterra. Charles Smith­son, un giovane studioso di fossili, da poco fidanzato con la ricca Ernestina Freeman, si sente attratto dalla enigmatica Sarah Woodruff, da tutti ritenuta l'amante "abbandonata" di un tenente francese. Considerata "pazza" per amore e non avendo più un onore da difendere, Sarah può liberamente (e scandalosamente, per l'epoca) passeggiare da sola sul ventoso molo o nel bosco e incontrare così Charles, il quale vuole aiutarla a guarire da quella che un suo amico dottore, seguace delle teorie darwiniane, diagnostica come "melanconia obscura". 

Intanto Anna e Mike, i due interpreti del film, ambedue sposati, hanno intrecciato una storia d'amore. Quando Sarah viene cacciata via dalla casa dove era governante, Charles le invia del denaro e poi la raggiunge in un hotel di Exeter: qui la ragazza, ancora vergine, gli si concede spontanea­mente. Deciso a sposare Sarah, Charles rompe il fidanzamento con Ernestina, ma tornato a Exeter da un viaggio a Londra, non trova più la ragazza. Durante un party, Anna evita ripetutamente Mike; poi gli dà appuntamento a Windermere. Divenuta pittrice di buona fama, Sarah ottiene il perdono di Charles ma preferisce rimanere sola.

La fine delle riprese è festeggiata dalla troupe. Anna lascia Windermere, in compagnia del marito, salutando Mike solo da lontano.

 

 

Karel Reisz 

(Ostrava, Cecoslovacchia, 1926)

 

Costretto ad emigrare all'età di 12 anni a Londra, a causa della minaccia dell'invasione nazista, completa i suoi studi prima a Reading e poi all'università di Cambridge, nella facoltà di Chimica. Durante la guerra fa parte della RAF. Tornato a casa, insegna e scrive di cinema su "Sequence" e su "Sight and Sound". Divenuto programmatore del "National Film Theatre", si occupa di montaggio e, nel 1953, pubblica "The Technique of Film Editing". L'amicizia con L. Anderson, J. Clayton e J. Schlesinger lo porta al centro del movimento che prenderà il nome di "free cinema". Nel 1956 esordisce nella regia realizzando Mamma non vuole,  un documentario di impegno sociale che descrive la squallida vita del proletariato urbano.  Tre anni dopo è la volta di Siamo i ragazzi di Lambeth, un altro documentario inchiesta sulla gioven­tù della periferia londinese che si raccoglie in un noto ritrovo. Nel suo primo lungometraggio - Sabato sera, domenica mattina (1960) -, ricalcando i temi preferiti dal "free cinema", si occupa della condizione operaia degradata, ma già con  La doppia vita di Dan Craig (1964) e soprattutto con Morgan, matto da legare (1966), dà segni di uno stile personale, puntando le sue carte sulla satira politica e sul comico invito alla distruzione e alla follia contro l'ordine borghese. Nonostante i buoni risul­tati, cerca altre strade ispirandosi a personaggi celebri ( Isadora del 1968),  a Dostoevskij  (40.000 dollari per non morire del 1974), al Vietnam (I Guerrieri dell'inferno del 1978).  La donna del tenente francese è il suo film di maggior successo.

Altri film: Sweet Dreams (1985),   Alla ricerca dell'assassino (1990).

 

Se è vero che non c'è soggetto cinematografico più bello della stessa vita, c'è, in questo film, non solo il dolore e il corag­gio della donna di ieri (contro i pregiudizi) e di oggi (contro i ricatti sentimentali), ma anche una sottile abilità nel contrap­porre realtà e finzione, cinema e riflessione sul cinema. Non c'è medicina contro la "melanconia obscura": non c'è nella vita e non ci può essere nemmeno nella finzione filmica. 

 

 

ALCUNI GIUDIZI CRITICI

 

 

 "Tratto dall'omonimo best seller di John Fowles e girato in Gran Bretagna nei luoghi citati dal romanzo, La donna del tenente francese è un dramma psicologico che ha avuto un notevole succes­so di pubblico, nonostante la costruzione alquanto intellettuali­stica: per ottenere una distanza "critica" dalla materia narrata nel romanzo (lo stesso Fowles rende sempre esplicito il suo punto di vista e rivela la sua sapienza di autore contemporaneo), lo sceneggiatore Harold Pinter ha contrappuntato il racconto vitto­riano con le immagini di un idillio fra gli attori interpreti del film. Se l'idea del film nel film non è nuova (un esempio solo: Effetto notte (1973) di F. Truffaut) e la love story fra i due attori non è sufficientemente sviluppata, una messinscena accura­ta, una espressiva fotografia (di Freddie Francis) e soprattutto il sapiente montaggio parallelo elaborato da Reisz danno vita e corpo a un'opera ricca di interessanti suggestioni." (Roberto Christian Provenzano  in Dizionario Universale del Cinema, a cura di F. Di Giammatteo, Editori Riuniti)

 

" ... un melodramma psicologico di grande suggestione dove la letterarietà un po' cerebrale dei due scrittori viene equilibrata dal resto: perfetto il montaggio parallelo ideato da Reisz e messo a punto da John Bloom. Magistrale fotografia di F. Francis e impeccabile la coppia Irons-Streep; purtroppo con il doppiaggio si perde la performance della Streep che parla ora americano, ora inglese con l'accento del Dorset come richiede la doppia parte. Le riprese sono state effettuate nei luoghi del romanzo, e si vede." (Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)

 

Gioco di specchi elegante e assai inamidato con firme importanti: alla regia Karel Reisz, padre del “free cinema” inglese insieme a Lindsay Anderson, e alla sceneggiatura il premio Nobel Harold Pinter. Il risultato è eccessivamente letterario, fin troppo educato nella forma e nella correttezza della messa in scena quanto sostanzialmente privo di passione; non giova alla causa la maggiore importanza che si dà al film – che, in quanto manifesta finzione, diventa in breve del tutto privo d’interesse – rispetto alla vicenda reale, che avrebbe oltretutto il merito di virare nel finale (in parte riuscito) nella direzione, subito abortita, del melodramma. Film molto britannico: trattenuto, smorzato, frigido. Nel raccontare l’universale e sempiterna difficoltà dell’amore Pinter ha fatto un bel lavoro, ma molte buone idee sono rimaste sulla carta. Svetta, per impegno e devozione alla causa, una Meryl Streep insopportabilmente brava.” (Cinemascope 85)

 

“…una delle più romantiche e struggenti storie d’amore del decennio, per una pellicola che si avvale, oltre che di due memorabili protagonisti, di una splendida ricostruzione d’epoca, di una bellissima fotografia di Freddie Francis e di un’emozionante colonna sonora composta da Carl Davis, che sottolinea in maniera emblematica i tormenti dei personaggi. La sceneggiatura di Pinter ha rielaborato lo stupendo romanzo di Fowles secondo un’ottica decisamente innovativa, e cioè costruendo una storia dentro la storia. La pellicola si snoda infatti lungo due linee narrative parallele: la prima, quella già raccontata nel libro, è incentrata sulla passione illecita fra Charles Smithson (Irons), un paleontologo dilettante appartenente all’alta società vittoriana, e Sarah Woodruff (Streep), emarginata dai propri concittadini per il suo amore sventurato con un ufficiale francese; la seconda, invece, analizza la relazione clandestina fra Mike (Irons) ed Anna (Streep), due attori coinvolti nelle riprese di un film tratto da “La donna del tenente francese”. Ma ben presto, i due piani della realtà e della finzione finiranno per confondersi l’uno con l’altro in un intreccio inestricabile, con un’ambigua fusione di passato e presente, di verità e fiction. Così come nell’opera di Fowles, anche la pellicola di Reisz propone un ironico ed acuto ritratto dell’Inghilterra vittoriana della seconda metà dell’Ottocento, prigioniera delle rigide convenzioni sociali e di un moralismo sessuofobo e puritano (anche se, ci viene fatto notare, a Londra una casa su sessanta era un bordello). Analogamente, il segmento contemporaneo introdotto da Pinter si addentra in profondità nei meandri delle passioni umane, trasferendo il doppio finale del libro in una conclusione sorprendente e niente affatto scontata. La Streep, in piedi sull’orlo di un molo battuto dalla tempesta, con lo sguardo inquieto e malinconico intento a scrutare il mare, non è solo brava: è sublime. La sua indimenticabile interpretazione nel duplice ruolo di Sarah e di Anna le è valsa il Golden Globe e la nomination all’Oscar come miglior attrice.”.