
L'handicap nelle vene
L'AMICO RITROVATO
(Reunion)
Gran Bretagna-Francia-Rft, 1989
con: J. Robards, C. Anholt, S. West, F. Fabian,
B. Jefford, B. Parnaby
regia: Jerry
Schatzberg
durata: 110', col.
Henry Strauss, settantenne ebreo emigrato in America per sfuggire alle persecuzioni dei nazisti, torna in Germania dopo 50 anni. A Stoccarda, visitando i luoghi della sua gioventù, ripercorre nella memoria le tappe della sua amicizia con il compagno di scuola Konradin von Lohenburg, figlio di una nobile famiglia nazista. Tra Henry e Konradin c'è una perfetta intesa: nutrono gli stessi interessi per gli autori classici, per l'archeologia, per la natura, per le gite in bicicletta, per il tiro con l'arco. Poi, ai primi allarmanti sintomi della politica antiebraica del Fuhrer, i cambiamenti: a scuola Hans è schivato da tutti e Konradin diventa fautore del nazionalsocialismo, in sintonia con le dichiarate posizioni della sua famiglia. I due amici si separano per non rivedersi mai più. L'adesione di Konradin alle teorie naziste era stata giudicata da Henry in modo negativo, ma, a distanza di tempo, viene fuori una verità che egli aveva sempre ignorato: il suo amico non è morto in guerra, ma è stato giustiziato da un tribunale nazista per aver partecipato ad un complotto contro Hitler.
Jerry Schatzberg
(New York, USA,
1927)
Interrotti gli studi universitari, Schatzberg svolge
una serie di mestieri - commesso in un negozio di tessuti, fattorino, venditore
di automobili usate - prima di diventare assistente di Bill Helburn, noto
fotografo di New York. Quando ha la possibilità di lavorare in proprio,
realizza servizi per riviste di moda e short pubblicitari per la TV. Dopo
qualche esperienza teatrale, esordisce nel cinema con una storia parzialmente autobiografica - Mannequin: Frammenti di una donna (1970)
-, che anticipa in qualche modo alcuni elementi del suo stile: l'influsso delle tecniche del
cinema-verità, l'uso di colori lividi, una struggente malinconia di fondo.
I film che seguono, grazie anche alle interpretazioni
di attori come F. Dunaway, Al Pacino e G. Hackman, gli procurano maggiore
notorietà. Da ricordare, su tutti, Panico
a Needle Park (1971), Lo
spaventapasseri (1973), premiato con la Palma d'oro al Festival di Cannes,
e La seduzione del potere (1979).
Altri film: Accordi
sul palcoscenico (1980), Una cotta
importante (1984) , Incompreso:
L'ultimo sole d'estate (1984), Street
Smart (1987).
Tratto dal romanzo di Fred Uhlman e adattato con molta
libertà da Harold Pinter, L'amico
ritrovato è un film sull'amicizia giovanile, costretta a fare i conti con
le ideologie politiche. La vita di Henry e di Konradin (come quella di milioni
di giovani cresciuti nel clima dell'intolleranza razziale) sarebbe stata diversa
se non ci fosse stato di mezzo l'assurdo handicap della razza che, spesso e
purtroppo, porta gli uomini
all'incomprensione e all'odio. Spinto dalla voglia di capire, Henry
Strauss va alla ricerca del suo passato e, con la scoperta della verità, si
riappropria di un'amicizia che credeva irrimediabilmente perduta.
"Volevo raccontare l'amicizia, quella vera, che
tutti noi abbiamo vissuto almeno una volta nella vita. E non è stato facile: il
rapporto dei due ragazzi è molto innocente e ingenuo rispetto a quello che
potrebbe unire due adolescenti d'oggi. Anzi, ho dovuto mettere una grande
attenzione nel descriverlo per evitare che il pubblico troppo smaliziato
potesse pensare a un legame omosessuale." (Jerry Schatzberg)
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"Giocando con i flashback (e inventando
soprattutto la parte sull'oggi) il film racconta, con sofferto rigore, un paese
ancora prigioniero del passato e dei suoi pregiudizi. Commovente e austero.
Bellissima la fotografia (che mescola il colore a viraggi monocromatici) di
Bruno de Keyzer." (Dizionario dei
film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)
"L'amico
ritrovato (film e romanzo) gioca il suo fascino su un tema di antica
tradizione religiosa e teatrale: l'espiazione di una colpa. L'amicizia tra
l'ebreo Hans e l'aristrocratico Konradin (quanta analogia con Arrivederci ragazzi di Louis Malle!) si
spezza proprio per la complicità dichiarata verso il nazismo. L'affannoso
viaggio che Hans compie alla ricerca dei propri morti (genitori, amici, vicini)
si risolve nella catarsi finale, con la scoperta del gesto eroico e riparatore
dell'amico. E qui s'adombra il grande problema della Germania post-bellica,
che forse non ha ancora sepolto i propri morti (anche se il Muro è
caduto)." (Cristina Mazzantini, Film,
marzo-aprile, 1990)
“Frutto di una cooperazione
franco-anglo-tedesca, è un film diligente e inamidato, più che emozionante, di
una grigia eleganza in doppiopetto, in cui la freddezza non riesce a diventare
una cifra espressiva. 3 temi (l'amicizia, la divisione in classi,
l'antisemitismo) non approfonditi. Il terzo dà origine, però, a una breve scena
di bella intensità: il suicidio dei genitori ebrei di Henry Strauss.”
(Morandini 2007)
“Ha
ragione Jerry Schatzberg a rivendicare, con qualche fierezza, un'attitudine e
una sensibilità "tutta europea" quale costante caratteristica del suo
cinema. Senza tale peculiarità, infatti, il cineasta non avrebbe saputo, né
ancor meno potuto, portare sullo schermo un libro prezioso e straziante come L’amico
ritrovato, scritto negli anni Sessanta in Inghilterra da Fred Uhlman,
avvocato ebreo costretto alla fuga dalla nativa Stoccarda nel ‘33, a causa
dello sciagurato avvento al potere del nazismo. Un Jason Robards di impeccabile
misura interpretativa - nel ruolo centrale del narratore che adombra la stessa
figura di Uhlman - e gli azzeccati esordienti Christian Anholt (Hans) e Samuel
West (Konrad) costituiscono qui i testimoni di un angoscioso viaggio a ritroso alla
ricerca dello sconvolgente trauma patito: da un ragazzo ebreo, dalla sua
famiglia e, di riflesso, negli anni successivi, dall’amico del cuore Konrad e
da tutta una città, Stoccarda, tutti via via contaminati e avvelenati a morte
dalla peste nazista. Strutturato secondo lo schema informale di una sorta di
oratorio profano, movimentato di quando in quando dall'irruzione di
impressionanti brani documentari d’epoca e di flash-back rievocativi, L’amico
ritrovato si dispone sullo schermo serrato e intenso, come una
rappresentazione dai toni e dai modi "straniati". Ciò non pregiudica
lo sdegno incontenibile, il grido lacerante che, anche nel silenzio più alto,
prorompe da quest’opera generosa e rigorosa. (Sauro Borelli, "L'Unità", 8/12/1989)