Donna uguale handicap?

 

 

LE ACROBATE

 

 

Italia, 1997

 

con:    V. Golino, L. Maglietta, F. Bentivoglio, R. Citran

regia:  Silvio Soldini

durata: 120', col.

 

 

Elena è una donna sulla quarantina che svolge il lavoro di chimi­ca in una ditta di cosmetici a Treviso, è separata dal marito e vive una relazione affettiva con Stefano. Una sera, per caso, investe con la sua auto Anita, una vecchia abbandonata a se stessa, che inveisce contro di lei e la tratta male anche quando, in seguito, Elena cerca di venirle incontro con premure e regali. Solo quando muore il gatto di Anita la relazione tra le due donne sembra prendere un'altra piega, giacché Elena si presta a seppel­lire l'animale in aperta campagna e la vecchia diventa meno scorbutica. Ma Anita muore e, senza volerlo, Elena è costretta ad occuparsi del funerale e di sgomberare il disordinato appartamen­to che occupava. Le sue preoccupazioni sembrano finire la mattina in cui ella trova, nella buca della posta, una lettera provenien­te da Taranto e scritta da una certa Maria. Nella busta ci sono pure il dentino e la foto della piccola Teresa; tanto basta per far credere ad Elena di avere trovato finalmente dei parenti della vecchia. Recatasi a Taranto, Elena rintraccia Maria, ma scopre che anche per lei quella vecchia era un'estranea. L'incon­tro, tuttavia, segna l'inizio di un'amicizia: le due donne si scrivono e si comunicano sensazioni e desideri (come quello di visitare al museo di Taranto un grazioso blocco di statuine raffigurante "le acrobate"). Per uscire fuori dalla sua grigia esistenza, Maria si reca a Treviso con Teresa e vive con l'amica del nord alcuni momenti di spensieratezza, culminanti nella gita sul Monte Bianco, organizzata per esaudire l'insistente richiesta della bambina che vuole vedere i monti.

 

Silvio Soldini

(Milano, 1958)

 

Abbandonati definitivamente gli studi universitari (Scienze politiche), si reca a 21 anni a New York per seguire un corso di cinema alla "New York University". Le sue prime prove sono un documentario in bianco e nero sul valore dell'immagine girato a New York, e  Paesaggio con figure (1983), che contiene in embrio­ne un racconto a tinte gialle. Due anni dopo realizza Giulia in ottobre, un mediometraggio  di un'ora sulla situazione di ango­scia e di disagio in cui si trova una ragazza che ha perduto l'amore. Il film vince il 1° premio al festival di Bellaria e indica a Soldini la strada sulla quale si muoverà la sua ricerca. Dopo il documentario Provvisorio quasi d'amore (1988) egli, infatti, inizia con L'aria serena dell'Ovest (1990) una trilogia nel tentativo di cogliere il malessere e l'insoddisfazione quoti­diana. Il ritrovamento occasionale di un'agendina serve da prete­sto per fare intrecciare i sogni e le frustrazioni di alcuni giovani. Sogni irrealizzati anche dai protagonisti di  Un'anima divisa in due (1993) - un addetto alla vigilanza nei grandi magazzini e una ragazza nomade - che, dopo tentativi di fuga per cambiare la propria esistenza, ritornano al punto di partenza senza trovare più quanto hanno lasciato.Con Le acrobate, Soldini si conferma autore capace di cogliere in maniera personale e convincente ansie e paure della società e uno dei talenti più interessanti del nostro cinema. La conferma arriva con i film che seguono: Pane e tulipani (2000), Agata e la tempesta (2004), Giorni e nuvole (2007).

 

 

Le acrobate sono delle statuine esposte al museo di Taranto. Poche persone le notano ed Elena, l'insoddisfatta quarantenne del film, le scopre per caso. Così come per caso si intrecciano le storie e le esistenze delle quattro donne della vicenda, così distanti tra loro per età, professione e condizione sociale, eppure così vicine nella loro femminilità.

Soldini trascura in parte la storia filmica per dare maggiore spazio alla storia della vita, che è intessuta di solitudine, insoddisfazione, grigiore. Ma la donna - professionista, barbona, meridionale, bambina che sia - ha in sé l'enorme capacità di non abbattersi, di vivere con dignità la propria solitudine, di ribellarsi, di raggiungere la vetta.

 

ALCUNI GIUDIZI CRITICI

 

"Le acrobate è un film che, più che di fatti e avvenimenti, vive di singole immagini che, cogliendo gesti, reazioni, sensazioni e percezioni, rivelano mirabilmente la tragedia interiore delle protagoniste. Soldini racconta le sue donne togliendo tutto il superfluo alle loro storie, ritraendo ogni personaggio di cui la loro vita si compone solo in quanto tassello del puzzle delle loro frustrazioni e concentrandosi su quei particolari che sap­piano rendere evidenti e visibili le loro insoddisfazioni profon­de. Il primo incontro con Elena avviene attraverso le mani un po' tremolanti di lei ed il suo viso coperto di lacrime mentre guarda fuori di una finestra di un appartamento che ritiene troppo freddo perché possa andarci a vivere. Bastano questi pochi ele­menti per farci capire chi è Elena e che momento sta passando. Lo stesso vale per Maria, che vediamo per la prima volta mentre esce di corsa di casa dopo aver litigato col marito e va a rifugiarsi piangendo sulle scale. Il film cerca solo ciò che è significati­vo, esclude tutto il resto." (Tommaso Cammarano in Film del Centro Studi Cinematografici, n.27, maggio-giugno, 1997)

 

"Una signora del Nord (Treviso) e una ragazza del Sud (Taranto) si incontrano nel nuovo film di Soldini, scoprendosi complici nella fuga dalle reciproche alienanti realtà. L'una agiata e (ovviamente) separata dall'ex coniuge dentista, l'altra commessa in un supermercato con marito inconcludente e una figlia dalla curiosità scientifica a carico. La quarta acrobata (di un equili­brismo prettamente al femminile) è una clochard di nome Anita che in una notte buia e tempestosa viene investita dalla signora del Nord. Nella trama del film questo è il momento in cui la signora si rende conto di vivere in modo distaccato la sua vita; che le manca insomma qualcosa di più umano e casereccio. E lo trova nei modi severi e nello sguardo impietoso della vecchia Anita, che tratta la signora così male da scuoterla nel profondo. Alla morte improvvisa di Anita segue la ricerca dei parenti condotta in segreto da tutti e l'incontro con la ragazza del Sud a sua volta fugacemente stregata anni prima dalla benefica vecchia. A questo punto Le acrobate diventa un languido e insipido Thelma & Louise all'italiana con tanto di - meno cruento e più poetico - finale dove il Monte Bianco fa le veci del Gran Canyon del film di Scott." (Marco Angeloni, Film and Chips, Internet, I commenti degli utenti, dicembre 1997)

 

"Credo che Le acrobate non sia altro che un bellissimo tributo e un omaggio molto professionale a Kieslowski. Soldini, nell'ultima parte della sua trilogia, usa le stesse tecniche e tratta gli stessi temi di Kieslowski: la tecnica del "déja vu", il tema "gente differente in posti differenti ha le stesse idee, fa le stesse cose", come anche "il caso e la necessità" - tema sulle possibilità e il destino (per esempio, come un evento accidentale può cambiare profondamente la vita degli individui." (Adolf M. Kaiser di Friburgo, Film and Chips, Internet, I commenti degli utenti, dicembre 1997)

 

" Chi sono le acrobate? Sono le funambole della vita, che solo a fatica riescono a camminare sul filo sospeso dell'esistenza. (...) Le acrobate è un viaggio nelle zone del malessere femminile e della rimozione. L'ordine e il caos, il Nord e il Sud (ma anche l'Est europeo attraverso il personaggio di Anita) si riflettono nella condizione della donna e della sua sensibilità. Una condi­zione che si manifesta in modi diversi: un'angoscia indefinita e sospesa (Elena); un'insoddisfazione maturata in una situazione ambientale fattasi insostenibile (Maria); la rabbia dell'isola­mento e della solitudine (Anita); la speranza del futuro (Tere­sa). Uno dei migliori film italiani di questi ultimi tempi." (Enzo Natta, Famiglia cristiana, n. 25, 1997)

 

Non dramma né racconto psicologico, tocca temi gravi, ma con delicatezza. Registra malessere sociale e disagi esistenziali, ma si affaccia alla speranza, alla volontà di cambiare. Fondato su un quadrilatero femminile, con gli uomini sullo sfondo, ha 2 ottime protagoniste. Cammina sulle punte, in alto, in equilibrio precario e difficile. Ha trovato estimatori, non un pubblico: appartiene all'infelice categoria dei film che non si consumano, ma durano.” (Morandini 2007)