
L'handicap di ciò che passa
L'ETA' ACERBA
(Les roseaux sauvages)
Francia, 1994
con: E. Bouchez, G. Morel, S. Rideau, F. Gorny,
M. Moretti, J. Nolot, E. Kreikenmayer
regia: André
Téchiné
durata: 110', col.
1962: quattro liceali di un paesino vicino Tolosa,
Villeneuve-sur-Lot, sono più interessati al diploma e ai loro problemi
giovanili che all'indipendenza dalla Francia ottenuta dall'Algeria. Le notizie
di guerra che arrivano attraverso la radio, fanno da "colonna sonora"
alle storie intrecciate dei giovani: Maité è figlia di Alvarez, un' insegnante
comunista lacerata dal rimorso per non avere aiutato un certo Pierre a disertare
e per averlo condannato in tal modo a morire in Algeria; Serge, fratello di
Pierre, è innamorato di Maité, ma la ragazza è attratta da Francois, timido,
intellettuale, tachicardico e alle prese con la scoperta della sua
omosessualità (e la persona verso cui sente trasporto, guarda caso, è proprio
Serge); Henry, che ha visto suo padre
morire straziato da un ordigno, è un "pied-noir", il cattivo di
turno, il cinico della scuola, il più anziano (ha già vent'anni), il fascista.
I quattro ragazzi crescono insieme, confrontano le loro solitudini, scoprono di
non potere fare affidamento sugli adulti e ne deducono che "la cosa
peggiore, peggio anche della guerra, è che tutto passa, perfino il
dolore".
André Téchiné
(Valence d'Agen, Francia,
1943)
Compie gli studi passando da una scuola tenuta da
religiosi ad un liceo pubblico con alcuni docenti dichiaratamente marxisti.
Inizia ad interessarsi di cinema occupandosi attivamente di un cineclub e
scrivendo articoli di critica sulla
rivista "Cahiérs du Cinéma". Nel 1969 debutta nella regia
raccontando, con Paulina se ne va, la storia di una donna in preda alle
allucinazione della schizofrenia. Scarso interesse suscita anche il successivo Souvenir
d'en France (1974). Riscuote il suo primo successo con Barocco (1977),
un film "giallo" che gioca sulla doppia identità e che viene
apprezzato dal pubblico grazie anche
all'interpretazione di G. Depardieu. Ottenuta la fiducia dei
produttori, affronta la regia di una superproduzione: Le sorelle Bronte
(1979), ma il film non ha fortuna e Téchiné ritorna al cinema d'élite, che gli
consente di trattare nuovi temi e di proseguire sperimentazioni apprezzate
dalla critica: Hotel des Amériques (1981), La Matiouette (1983).
I suoi film più convincenti arrivano verso la metà degli anni Ottanta: Rendez-vous
(1985), che vince il premio Delluc e 4 premi César, Il luogo del crimine (1986), Niente
baci sulla bocca (1991), Ma saison préférèe (1992).
L'età acerba
fa parte di una serie di nove film per la TV sul tema "Tous les garcons et
les filles de leur age".
Altri film: Les Voleurs (1996), I tempi che
cambiano (2004), I testimoni (2007).
Nonostante la presenza di alcuni temi importanti (la
guerra d'Algeria e gli estremismi, la scoperta dell'omosessualità, la crisi
degli intellettuali di sinistra, l'amicizia),
questo film lascia negli spettatori una nostalgia di fondo su tutto
quello che passa e sulle emozioni vissute: la gioventù, il tempo, le amicizie,
persino il dolore. Come le canne selvagge, che crescono lungo i fiumi e durante
le inondazioni si piegano ma non si spezzano, anche i quattro giovani resistono
agli eventi storici, agli errori dei grandi, alle crisi esistenziali.
ALCUNI GIUDIZI CRITICI
"Il tragico della vita, diceva Jean Renoir ne La
regola del gioco, è che tutti hanno le loro ragioni. Téchiné le rispetta,
ma con empito adolescenziale, e raccontando la solitudine e la fatica del
crescere vuole che esse si confrontino e interagiscano, che alla fine ciascuno
arrivi a capire le ragioni degli altri. La solitudine resta, l'amore tra la
scontrosa ragazza di sinistra e il ragazzo di destra si rivela e realizza ma
non può avere futuro. Francois si accetta ma non avrà l'amore di Serge che non
avrà l'amore di Maité, ma i tre si capiscono, si vogliono bene, si vorranno
bene." (G. Fofi, Panorama, 14/9/'95)
"La sensibilità di Téchiné per i travagli
adolescenziali si traduce in pudore e sobrietà di linguaggio, cosa tanto più
inattesa in un cineasta che ci aveva abituati a costruzioni complesse e
laboriose. Lo stato dell'età di passaggio, stato di incertezza verso il futuro
dove privilegio e sofferenza s'intrecciano indissolubilmente, è restituito con
un'evidenza vista di rado al cinema." (R. Nepoti, La Repubblica,
27/8/'95)
"...un film da benedire due volte: perché è un
piccolo gioiello e perché è un regalo che la televisione francese ha fatto ai
telespettatori del mondo intero." (C. Cosulich, Avvenimenti,
20/9/1995)
"André Téchiné ha realizzato un film denso,
problematico, senza dubbio interessante. E' la radiografia senza cinismo e non
impietosa di una condizione esistenziale, che coinvolge alcuni giovani
provinciali: dei "roseaux sauvages", vale a dire semplici
"canne" di fiume e di palude, facili a piegarsi sotto venti anche
deboli, ma nella loro fragilità più resistenti di querce annose e fronzute."
(A. Boccioletti, Il Resto del Carlino, 31/8/1995)
"Più che a Truffaut si pensa a Louis Malle (da Soffio
al cuore a Arrivederci ragazzi) per il tono sincerista che ama gli
scontri e i confronti dei quattro protagonisti, in delicato equilibrio fra la
Storia e il privato." (T. Kezich, Il Corriere della Sera,
24/8/1995)
"Téchiné ha raggiunto con questo film
produttivamente modesto forse il risultato più felice della sua lunga carriera.
Soprattutto nella prima parte i rapporti, i conflitti e gli amori fra i
quattro personaggi principali sono descritti con tenerezza, leggerezza,
credibilità, ma soprattutto con un affetto che nasce probabilmente dalla
nostalgia e dalla memoria." (M. Morandini, Il Giorno, 28/8/1995)
"Il primo merito di Téchiné è quello di fondere,
in un equilibrio davvero ammirevole, memorie personali, storia e
biologia." (C. Jandelli, La Nazione, 13/9/1995)
"Nella decina di film che figurano al suo attivo André
Téchiné era riuscito a collezionare tutti i difetti degli autori coccolati dai
Cahiers du Cinéma: fastidiosamente intellettuali, pretenziosi, narcisisti. E'
una vera sorpresa, perciò, trovarci ora di fronte a un Téchiné che sembra
liberarsi di tante scorie ritrovando quella perdita di innocenza che ha il
sapore di un peccato originale." (E. Natta, Famiglia Cristiana,
20/9/1995)