La carneficina di appartamento

Carnage di Roman Polanski 

Due ragazzini sugli 11 anni litigano in un parco di Brooklyn. Uno di loro ha un bastone in mano e colpisce l’altro. La sequenza è ripresa in campo lungo. Non conosciamo né i loro nomi, né il motivo della lite. Lo sapremo presto, quando l’azione si sposta all’interno di un appartamento borghese dell’elegante quartiere di Park Slope e vengono inquadrati in primo piano i genitori dell’aggressore e dell’aggredito. I quattro adulti, intenzionati a risolvere nel modo più civile l’accaduto e a fare rappacificare i loro ragazzi, riassumono i fatti: Zachary Longstreet, figlio dell’avvocato Alan e del broker finanziario Nancy, apostrofato come spia dai suoi compagni, ha reagito aggredendo e procurando la rottura di due incisivi ad Ethan Cowan, figlio del grossista di rubinetteria Michael e della scrittrice e attivista politica Penelope. Si tratta, pertanto, di un comune litigio tra ragazzi che appartengono alla stessa banda. Definirlo bullismo è eccessivo; come è improprio dire che Zachary era armato di un bastone. La questione, con genitori così ragionevoli dall’una e dall’altra parte, potrebbe risolversi con un caffè e una fetta di torta. E invece, per una serie di difetti che i grandi inutilmente cercano di occultare, tutto si complica. Dalla precisazione sull’utilizzo di alcuni termini a qualche parola di troppo, da battutine al veleno a commenti salaci, da provocazioni a offese, è tutto un crescendo di rabbia e di tensione. Strappato il sipario delle convenzioni, l’appartamento diventa una trappola per topi e i quattro protagonisti si scannano in un gioco al massacro di tutti contro tutti. Cadono le maschere e le buone creanze e ci si vomita addosso (non solo in senso figurato), si imbrattano libri, si rovesciano borsette, si strapazzano tulipani, si annegano cellulari, ci si ubriaca. La commedia nera non si trasforma in tragedia solo perché nessuno dei quattro ha una pistola a portata di mano. Il dio del massacro – questo il titolo della pièce teatrale di Yasmina Reza dalla quale Polanski ha tratto la versione cinematografica – ha pietà delle sue vittime, allenta il nodo alla gola proprio quando stanno per soffocare e le lascia accasciate al suolo. Nel parco, ben lontani dalla carneficina, Zachary ed Ethan hanno già fatto la pace da tempo.  

Il tema sartriano de “l’inferno sono gli altri”, l’impasto di crudeltà e di sottile ironia per denunciare le meschinità della borghesia, lo spazio angusto come metafora della trappola esistenziale: idea, sceneggiatura e scenografia in un Kammerspiel tutto da vedere. Sulla scia di Chi ha paura di Virginia Woolf? di Mike Nichols, de L’angelo sterminatore di Luis Bunuel, di Scene da un matrimonio di Ingmar Bergman e di Nodo alla gola di Alfred Hitchcock, la Carneficina di Polanski è un freddo documentario di ciò che può accadere a porte chiuse e una conferma dell’avvertimento di Gandhi, “Occhio per occhio... e il mondo diventa cieco.Nemici ed alleati che cambiano continuamente, proiettili verbali, mine di frustrazioni, sfide all’ultimo sangue e sventolio di bandiere bianche: una guerra combattuta nella trincea di casa senza la possibilità di evadere. E tutto a causa di difetti individuali - il cinismo di Alan, la rozzezza di Michael, l’isteria di Penelope, la fragilità di Nancy – e della pretesa di apparire ciò che non si è. Per smascherare le ipocrisie borghesi, Polanski si serve di quattro splendidi attori (tre dei quali - Winslet, Foster, Waltz – con l’Oscar in bacheca), scarnificandoli di sequenza in sequenza, fino a ridurli a marionette senz’anima. Dalla disfatta si salvano i ragazzi, ma solo perché, fortunatamente, sono rimasti all’aria aperta.  Meglio non pensare alle conclusioni che avrebbero potuto trarre se quella carneficina di appartamento fosse avvenuta sotto i loro occhi nella programmata cerimonia di riconciliazione.  

Carnage   

Regia: Roman Polanski

Con:  Kate Winslet, Christoph Waltz, Jodie Foster, John C. Reilly 

Germania, Francia, 2011

Durata: 79′, col.