
USA
- Gran Bretagna, 1997
con: G.
Paltrow, J. Hannah, J. Lynch, J.
Tripplehorn, Z. Turner
regia: Peter
Howitt
durata: 105’, col.
Helen,
dinamica e raffinata pubblic relation di Londra, convive tranquilla e
felice con Gerry, uno scrittore alle prese con il suo romanzo che non riesce (o
non vuole?) finire. Un giorno, però, del tutto inaspettatamente, Helen viene
accusata di avere rubato un set di bottiglie di vodka e perde il lavoro. Decide, allora, di rientrare a casa prima
del solito per raccontare a Gerry la
sua tragica giornata. Ma le sue disgrazie sono solo all’inizio, giacché per un
attimo di ritardo le si chiudono davanti agli occhi le porte scorrevoli della
metropolitana e la sua vita prende una strana svolta. Viene scippata,
scaraventata a terra, portata in ospedale e, quando finalmente riesce ad
arrivare a casa, trova Gerry sotto la doccia.
Ma
cosa sarebbe accaduto se fosse riuscita
a salire su quel treno? In questo caso, forse, sarebbe giunta a casa, avrebbe
sorpreso Gerry a letto con Lydia, la sua ex fidanzata, avrebbe rotto la
relazione, avrebbe ritrovato James, un affascinante sconosciuto incontrato
casualmente nel vagone della metropolitana, si sarebbe innamorata di lui…
E
poi? Forse i due differenti percorsi del destino l’avrebbero condotta
all’unico, romantico finale. Forse…
Peter
Howitt
( Manchester, 1957)
Attore
inglese di discrete qualità, esordisce nella regia proprio con Sliding
Doors. L’aneddotica vuole che Howitt abbia avuto l’idea di scrivere il
soggetto e la sceneggiatura di questo film dopo avere evitato per puro caso di
finire sotto un autobus mentre attraversava la strada. Per la frustrazione di
non riuscire a girare il suo primo film come regista, se ne stava una sera in
un pub di Londra a bere fiumi di birra. Pochi minuti dopo il suo umore era
completamente cambiato: aveva ricevuto una telefonata di Sidney Pollack che gli
comunicava di avere letto la sceneggiatura e di essere disposto a produrre il
film. Dopo essere stato acclamato al Sundace
Film Festival, Sliding Doors ha ottenuto un po’ dappertutto notevoli
successi di pubblico e di critica.
Altri
film: S.Y.N.A.P.S.E. – Pericolo in rete (2001), Johnny English (2002).
Che
peso hanno nella vita i contrattempi? E
quante volte ci siamo chiesti cosa sarebbe successo se, invece di seguire la
strada che abbiamo seguito, ci fossimo indirizzati verso un’altra direzione?
Seguire fantasticamente il possibile mai realizzato (e non più realizzabile) è
un gioco che affascina, anche se ovviamente non approderà mai ad una
conclusione. Le porte scorrevoli di una metropolitana, che in Sliding Doors
determinano il destino di Helen, per altri saranno una festa, un incontro, una
telefonata, un incidente, una piccola casualità, un gioco del destino:
materiale sul quale creare mille storie.
Così
la critica:
“Ormai
una sola vita non ci basta più. Forse non ci è mai bastata. Il cinema del
destino, ovvero il cinema e basta, ci regala la possibilità di uno sguardo di
ritorno anche nella sola semplicità di una moviola secca e dilettantesca
(quando Helen viene riportata indietro sulle scale della metropolitana e prende
il treno che un istante prima aveva perso), dimostrando che con i “se” si può
fare la storia, anzi se ne possono fare
due. Piccola grande trovata che riesce a chiamare in causa addirittura
gran parte della filosofia contemporanea dentro e al di fuori del cinema stesso
(da Bergson a Deleuze, fino al Ricoeur di Tempo e racconto).” (F. Lalli,
Film, settembre-ottobre, 1998)
“Due
film al prezzo di uno, due storie parallele con gli stessi personaggi, due
ipotesi di percorso per sottolineare, una volta di più, che la vita è strana,
appesa a un filo, cadenzata (come suggerisce il titolo) dal numero di giri mai
uguali delle “porte scorrevoli”, e dalle ineluttabili leggi di un destino
balordo, giocherellone, che si diverte a piazzare trappole dietro ogni angolo
di strada. Man mano che la commedia romantica procede, ci si accorge che i
possibili finali sono talmente simili e vicini da chiedersi se non sia il caso
di provare a sfidare il Caso almeno una volta alla settimana” (A.F., Film Tv,
anno 6°, n.38)
“I
film inglesi sono bravissimi a evocare: se le esperienze sono individuali, le
città vengono condivise. E Londra in Sliding Doors è fondamentale: è la
vera protagonista, è una delle porte della metropolitana, è il luogo dove le
avventure sentimental-lavorative sono di casa. Lo scatto del riconoscimento
funziona a perfezione.” (B. Severgnini, in C. D’Antonio, Il caso Sliding
Doors, FilmTv, anno 6°, n.39)
“E’
vero che tanti sono gli illustri predecessori letterari di questo film, come ad
esempio il saggio di Kierkegaard intitolato simbolicamente Aut-Aut e che
elenca autorevolmente le motivazioni delle scelte etiche dell’uomo, ma
raramente abbiamo potuto vedere una commedia che con tanta simpatica leggerezza
facesse riflettere sui piccoli drammi e dilemmi della vita. Un film grazioso,
che grazie a una regia limpida e continua, sa divertire, appassionare e
commuovere il pubblico facendolo riflettere.” (M. Spagnoli, sito Internet,
JVC, Hal Cinema)
“E’
una commedia sul destino, sul tempo, sull’amore. Nel mondo contemporaneo fatto
di incontri casuali, di scelte difficili e di attimi cruciali, una differenza
di pochi istanti può cambiare l’intero corso della vita di una persona. La vita
è alternarsi di occasioni e sensazioni. Nulla è scontato. Le porte della
metropolitana le manovrano altri. Ma comunque vada, almeno il 50% della
responsabilità per il nostro destino ricade sulle nostre spalle. (…) Sliding
Doors è una pellicola affettuosa e ottimamente girata, scorrevole e ben
architettata, nonostante il non semplice intreccio delle due storie
parallele" (P. Aleotti, RDC Online)
" Sliding Doors è una commedia
filosoficamente romantica, o una love story romanticamente esistenzialista, che
pone quesiti universali: è il destino a decidere per noi, anche in tema di rapporti umani? Può un evento
apparentemente secondario condizionare
tutta la nostra storia? Niente a che
vedere con la profondità di Kieslowski o l'intensità espressiva di
Resnais, ma l'intreccio è piacevole
(anche visivamente), le due vicende
combaciano senza sforzo (e senza creare confusione), l'arco narrativo è
completo (per cui se ne esce
soddisfatti, come da un pasto leggero, ma che ha seguito la giusta sequenza
delle portate)." (P.Casella, Caffe' Home, Reset Online 1998)
"… aguzza e sapida commedia in bilico sul
melodramma, con dialoghi frizzanti e un uso sagace degli stereotipi, dei
personaggi, degli incastri. Un divertente gioco a carte scoperte…" (L.,
L., M. Morandini, Dizionario dei film, Zanichelli)