Locandina Il quinto elemento

 

 

 

Fantastico futuro

 

 

IL QUINTO ELEMENTO

(The Fifth Element / Le cinquième elément)

 

 

Francia, 1997

 

con:         B. Willis, G. Oldman, I. Holm, M. Jovovich, C. Tucker

regia:       Luc Besson

durata:    122’, col.

 

 

Egitto, 1914: un sacerdote, un egittologo e il suo assistente stanno decifrando dei geroglifici. Da un’astronave sbarcano due alieni della razza Mondoshawn: sono venuti a riprendersi le sacre pietre che rappresentano i quattro elementi e un sarcofago contenente il quinto elemento. Il sacerdote tenta di opporsi, ricordando agli extraterrestri che senza il quinto elemento la terra non potrà difendersi dall’attacco del male che si verifica ogni 5000 anni, nel giorno del serpente. E’ tutto inutile: secondo gli alieni, quel luogo non è più sicuro.

18 marzo 2259: è il giorno del serpente. Da un pianeta magmatico il  Male Assoluto si sta dirigendo verso la Terra; né i cannoni al plasma, né le astronavi delle forze di difesa riescono a fermarlo. Da un frammento del quinto elemento gli scienziati terrestri riescono ad ottenere Leeloo, un clone che acquista la forma di una bellissima ragazza. Fuggendo dal laboratorio, Leeloo precipita nel taxi volante del tassista newyorkese Korben Dallas, ex membro delle forze speciali, degradato per le sue continue infrazioni al codice stradale. Nonostante la difficoltà di comunicare con la ragazza, Korben Dallas capisce di essere l’unico uomo in grado di proteggerla e  di metterla in contatto con Cornelius, sacerdote dell’ordine Mondoshawn. Ma la sua opera non è semplice: dopo avere recuperato le quattro pietre sacrali, ingaggia un personale combattimento con Zorg (terrestre sl servizio del pianeta del Male), trasporta Cornelius e Leeloo in Egitto e riesce, poco prima che il Male precipiti sulla Terra, a salvare l’umanità.

 

Luc Besson

(Parigi, 1959)

 

Il più americano dei registi europei (per il modo con il quale riesce a girare film  d’azione) inizia la sua attività in sordina, con due film che passano quasi inosservati: Le dernier combat (1983) e Subway (1985). Solo nel 1990, con Nikita, un film di spionaggio che ha come protagonista una ragazza tossicomane trasformata in killer dai servizi segreti francesi, riesce a crearsi un considerevole numero di fans, a dispetto della critica che non tarda a sottolinea come le sue pretese di novità finiscono col ridursi a convenzionalità ben mascherate per smerciare meglio il prodotto.  

Dopo il documentaristico Atlantis (1991), “scandalizza” gli spettatori di mezzo mondo con Leon (1994), un film che narra l’iniziazione di una bambina al mestiere di killer. Nel 1999 realizza Giovanna d'Arco, ennesima trasposizione filmica delle gesta della Pulzella d'Orléans.

All'inizio del 2000 fonda la sua società di produzione e distribuzione, l'EuropaCorp, con la quale tenta di sviluppare una nuova corrente cinematografica per il grande pubblico puntando su film di successo come ad esempio la trilogia di Taxxi. Sempre nel 2000 inizia a sviluppare il progetto dedicato alla realizzazione della Città del cinema a Saint-Denis, nella banlieue nord di Parigi: una vera e propria Cinecittà alla francese che, nelle intenzioni di Besson, avrà in uso almeno cinque grandi studi al coperto e i migliori laboratori di sviluppo e stampa d'Europa.

Altri film: Angel-A (2005), Arthur e il popolo dei Minimei (2007)

 

Così la critica:

 

“Un’avventura sulla sopravvivenza umana, sul bene e sul male, ambientata a New York nel 2003. Korben Dallas, ex membro delle forze speciali dell’esercito Federale, confinato al ruolo di tassista, è costretto a ricercare il Quinto Elemento, una sorta di oggetto magico che unito agli altri quattro (aria, acqua, fuoco, terra), saprà scongiurare una forza demoniaca, costituita da una massa gassosa e di fuoco che sta per abbattersi sulla terra. Super kolossal costato oltre novanta milioni di dollari, premiato dal pubblico, ma non dalla critica.” (P. Farinotti, Dizionario di tutti i film, Ed. Esedra)

 

“Il più grande sforzo produttivo francese mai realizzato, con un cast di star internazionali, un’équipe di disegnatori coordinati da due famosi fumettisti di fantascienza (Moebius e Mézières) e costumi spaziali creati appositamente da Jean-Paul Gaultier: anche se necessario allo spettacolo, tutto questo non basta a fare un film, e dopo un po’, tra immagini mirabolanti, citazioni varie e ammiccamenti ironici, questo “rock’n’road movie” segna il passo. Anche perché, con il pretenzioso Besson alla regia,  è difficile credere all’idea che si tratti di entertainment puro e semplice.”(Dizionario dei film, a cura di P. Mereghetti, Baldini & Castoldi)

 

“Ma Il quinto elemento non spaccia paccottiglia per idee originali (come fa Emmerich coi suoi film), fa della paccottiglia un immenso show, vivificato dall’ironia (non solo il più evidente personaggio di Right Arm – interpretato da un’isterica Tricky -, ma anche quello di Zorg, con quei denti alla Bugs Bunny, il cui sudore, quando parla con il male, fa scolorire la tintura per i capelli, fino a Leeloo, arma super potente che ha orrore della guerra…), da degli strepitosi effetti speciali (la città che sembra un incrocio tra quella di Metropolis di Lang e quella di Blade Runner di Ridley Scott) e, non ultima, dalla musica composta dall’infaticabile Eric Serra (Goldeneye oltre gli altri film di Besson). Negli interstizi di questo vaudeville, Besson si ritaglia poi dei momenti più “seri”, futuribili: dai sistemi perquisitori della polizia (che non rispettano la privacy di nessuno, altro che grande fratello di Orwell) ai punti sulla patente di Korben, dalla sempiterna ottusità dei militari al cinismo e alla miopia degli scienziati. Un universo di tutto rispetto insomma. Al di là dei gusti personali infatti Il quinto elemento è un film riuscito proprio perché propone un futuro credibile, complesso, autonomo come Ridley Scott nei suoi due film di sci-fi o come Kubrick a differenza di altre produzioni contemporanee, magari più pretenziose ma meno credibili” (A. Paesano, Punto di non ritorno e Starship Troopers in Film, marzo – aprile, 1998)

 

"1/3 di Brazil, 1/3 di Guerre stellari e 1/ 3 di Tati: questa la miscela costitutiva de Il quinto elemento nelle intenzioni di Luc Besson (...) I modelli di riferimento, ci sembra, restano un po' lontani, ma il film non merita certo il linciaggio critico riservatogli in occasione della prima cannense: se le atmosfere e i temi sanno infatti di deja vu, inedito o comunque piacevole è il tono divertito e fumettistico impresso alla narrazione." (F. Troiano, in Internet, Tempi moderni)

 

"C'era da giurarlo: un talento come Luc Besson non poteva affrontare la fantascienza senza buttar giù il meglio dell'allegoria. Che è molto semplice, in questo interessante e discontinuo Quinto elemento. (...) C'è un certo disagio espositivo, come se l'autore di Nikita e Leon perdesse il ritmo in un clima sofisticato e manageriale da studio hollywoodiano. Ma parecchie pagine sono segnate dal genio del cineasta: gli spot pubblicitari rimasti invariati, il turismo di massa su un transatlantico intergalattico, le lotterie su posta elettronica, i telefoni portatili o gli addobbi aurei in stile Onassis. Con una frecciata pungente l'ardore nefasto per le armi, qui ridotte a giocattoli elettronici manovrati da due pistoleri d'eccezione, Bruce Willis e Gary Oldman. La fanciulla dai capelli rossi è Milla Jovovich, parla una lingua strana, ma basta guardarla per apprezzarne l'affascinante mixage fra la Lucia di Lammermoor e gli echi rock dei quali, a quanto pare, neanche i nostri sfortunati pronipoti sapranno fare a meno." (G. Napoli, Internet, romagna.com)

 

 

"Lussureggiante, ridondante, come in fondo tutte le imprese cinematografiche di questa portata. Ecco il nuovo lavoro di Luc Besson, fantasioso solo in apparenza, alle prese con l'eterno mistero della vita umana e dell'universo. (...) Eppure, nonostante tutto, questo film non lascia messaggi nuovi, o almeno punti di vista nuovi da cui partire per riconsiderare  quello vetusto ed anzi regala momenti di fastidiosa banalità. Strano per uno come Luc Besson, che in passato ha dato prova di grandissima originalità e costruttivo anticonformismo, come in Leon. Evidentemente non bastano gli effetti speciali per fare apparire tutto magicamente più nuovo e diverso." (R.Pecorara. Internet, etabeta.it)

 

"Spettacolare filmone europeo da 170 miliardi di lire: nessuna novità di rilievo, ma le diverse scopiazzature e alcune gravi semplificazioni nella sceneggiatura sono bilanciate da innegabili pregi: i dialoghi sono frizzanti e gradevoli, il senso del ritmo perfetto, l'ironia sempre sopra la media e la cura dei dettagli scenografici davvero eccellente. In definitiva, un film che piacerà ai più, perché ben fatto, tecnicamente spaventoso, e in cui si avverte il profumo di un regista europeo dietro la macchina da presa. Non siamo ai livelli di Nikita o Leon, ma è comunque un buon film che - se vi interessa - va visto assolutamente davanti al grande schermo." (C. Venturini, Internet/ Arcanet.it)

 

" … Ogni volta è lo stesso problema: la sceneggiatura non regge, i personaggi non hanno spessore. E più i costi dei film di Besson sono elevati, più questi difetti aumentano. Più si sentono i soldi dietro le immagini, più ci si domanda a cosa serve. E sempre di più la risposta è evidente: assolutamente a niente." (Internet, anacoluthe.com/cinema)

 

“Fantascienza, avventura, amore e comicità vengono qui, comunque, mescolati senza il benchè minimo ritegno, prendendo la replicante di Blade Runner ed il poliziotto indistruttibile di  Die Hard per poi ricollocarli, rapidamente trasformati in Leeloo e Korben, nella New York del 23° secolo, una metropoli dai connotati inverosimili, fatta di modellini che sembrano modellini ed accurati disegni che restano splendide opere di fantasia, come tali mai reali né, ipoteticamente, tangibili.
Non aspettatevi quindi le atmosfere suggestive dei precedenti lavori di Besson, nè un appassionante film d'azione in stile hollywoodiano, né, tanto meno, una pellicola dai profondi risvolti esistenziali, ma piuttosto una malriuscita commedia ambientata in un futuro popolato di effetti speciali, dove proprio i momenti più volutamente comici - vedi il viaggio premio con relativa star dei media e tutto un contorno di personaggi trendy che proprio dal mondo di Jean-Paul Gaultier, stilista e qui creatore dei costumi, sembrano provenire - risultano essere i più irritanti.Non ci resta altro da fare che sorridere, quando possibile, e, in ogni caso, apprezzare gli interpreti che, in tutto questo guazzabuglio, riescono comunque a convincere.” (Carlo Cimmino in reVision 1997)