Fantastico medioevo

 

 

NON CI RESTA CHE PIANGERE

 

Italia, 1984

 

con:        R. Benigni, M. Trosi, A. Sandrelli, P. Bonacelli, I. Peynado

regia:     Roberto Benigni e Massimo Troisi

durata:   111’, col.

 

Saverio, maestro toscano, e Mario, bidello napoletano, pur litigando spesso tra di loro, sono amici per la pelle e, un giorno, decidono di fare una gita in auto. Il primo vorrebbe appioppare al secondo sua sorella che, dopo sei anni di fidanzamento con un militare della NATO, è rimasta zitella; il secondo, però, non ha nessuna intenzione di "sacrificarsi" per amicizia. Per aggirare l'ostacolo di un passaggio a livello stupidamente chiuso, i due percorrono una stradina di campagna, ma un furioso temporale li costringe a cercare rifugio in una locanda. E' così che, il giorno dopo, si ritrovano catapultati nell'anno del Signore 1492. L'auto lasciata sotto una quercia secolare è scomparsa, la stessa quercia è diventata un piccolissimo arbusto, la luce elettrica e i gabinetti sono ancora da inventare e, a Frittole, il piccolo borgo dove il viaggio a ritroso nel tempo li ha condotti, le prediche di Fra Girolamo Savonarola provocano stragi tra i peccatori e vendette a catena. Dopo l'iniziale sbandamento, i due si adattano alla nuova situazione, accettando le amorevoli cure della donna che li ospita e che è rimasta senza figli.  Nella speranza di poter cambiare il corso degli eventi (e il destino della sorella innamorata dell'americano), Saverio vorrebbe impedire a Cristoforo Colombo di salpare da Palos, ma Mario si invaghisce di una deliziosa fanciulla alla quale insegna il gioco del pallone e dedica canzoni dei Beatles, di Modugno e persino l'inno di Mameli. Abbandonato Frittole, i due si avventurano in un paese pieno di insidie, incontrano Leonardo da Vinci al quale espongono progetti e invenzioni, ritornano nel ventesimo secolo.

 

Roberto Benigni

(Misericordia, Castiglion Fiorentino (AR), 1952)

 

Inizia a lavorare come attore di teatro esibendosi  nelle cantine romane, ma ottiene notorietà con Tele-Vacca, una trasmissione televisiva surreale e provocatoria. Il suo esordio come attore cinematografico  avviene nel 1977, interpretando, in  Berlinguer ti voglio bene di Giuseppe Bertolucci,  la parte del giovane disadattato e politicamente deluso. Nel 1979, Marco Ferreri gli affida il ruolo di un maestro simpatico e anticonvenzionale in Chiedo asilo. Agli inizi degli anni Ottanta, Renzo Arbore lo vuole nel gruppo dei buontemponi della trasmissione televisiva L’altra domenica con il compito di critico cinematografico sui generis. Dopo altre divertenti apparizioni – in Il pap’occhio (1980) di Renzo Arbore e ne Il minestrone (1980) di Sergio Citti – passa alla regia e dirige “a quattro mani” Tu mi turbi (1982) con Giuseppe Bertolucci e il godibilissimo Non ci resta che piangere (1984) con Massimo Troisi. Una volta cementato il suo sodalizio con Vincenzo Cerami, realizza film di successo: Il piccolo diavolo (1988), Johnny Stecchino (1991), Il mostro (1994). I maggiori riconoscimenti li ottiene con La vita è bella, tratto dal libro La parola ebreo di Rosetta Loy: Gran Premio della giuria a Cannes, 2 European Film Awards, 5 Nastri d’argento, 8 David di Donatello, 7 Nomination per gli Oscar, 3 Oscar.

Altri film: Pinocchio (2001), La tigre e la neve (2005).

 

Massimo Troisi

(San Giorgio a Cremano, Napoli 1954 - Ostia, Roma 1994)

 

Appassionato di teatro, inizia giovanissimo la sua carriera di attore recitando a 15 anni nel “Teatro Spazio” del suo paese natale. Dopo avere conseguito il diploma di geometra, si dedica completamente alla carriera artistica e, nel 1969, fonda, con Lello Arena ed Enzo Decaro, “La smorfia”. Il “trio” mette in scena testi da cabaret preparati collegialmente e, quando arriva al  “San Carluccio” di Napoli (soprattutto con Non si vive di solo pane e  con Così è se vi piace) non tarda ad avere successo. La vera affermazione a livello nazionale arriva, però, nel 1979, quando i tre de “La Smorfia” presentano un recital in TV. Quando il gruppo si scioglie, Troisi si dedica al cinema e realizza Ricomincio da tre (1981). Il film – che “sviluppa una comicità che rompe con gli schemi tradizionali della commedia all’italiana e con gli stereotipi della farsa e del melodramma partenopei” – piace agli spettatori e la critica non tarda a collocare Troisi tra i giovani registi italiani (Benigni, Nichetti e Nuti su tutti) interessati a nuove ricerche. Su questa stessa linea si collocano anche i film successivi: Scusate il ritardo (1982), Non ci resta che piangere (1985), diretto e interpretato in coppia con Benigni, Le vie del Signore sono finite (1987) e Pensavo fosse amore invece era un calesse (1991).    Nel 1994, nel periodo della sua maggiore creazione artistica, Troisi  interpreta (e dirige in collaborazione con Michael Radford) Il postino. Quando il film è in fase di montaggio, un destino crudele e assurdo lo stronca all’età di quarant'anni.

 

Alcune tra le felici intuizioni di questo fantastico viaggio a ritroso della coppia  Benigni - Troisi  sono già diventate classiche: le canzoni dedicate alla dama del cuore, le domande del daziere "automatico", la lettera al Savonarola, il dialogo con Leonardo da Vinci... L'idea di un medioevo e di un rinascimento rivisitati con il senno del poi non sono solo divertenti in sé, ma anche all'interno dell'intera  costruzione del film. Al grande successo di pubblico non corrispose l'entusiasmo dei critici probabilmente perché non si individuò subito e da tutti che il fantastico medioevo rivisitato da Troisi e Benigni  era, in ultima analisi, uno squallido presente: il vanaglorioso che si fa bello con canzoni non sue, il fisco ottuso, le guerre di religione, i geni normali, le società per azioni, Cristoforo Colombo che scopre l'America e inguaia gli altri…

Rivisto oggi - sapendo di avere perduto uno dei protagonisti - Non ci resta che piangere  è qualcosa che va al di là di un semplice titolo. E' un'espressione di malinconia per avere perduto un attore e regista che ci faceva ridere e fantasticare, ma che puntualmente ci insegnava qualcosa.

 

Così la critica:

 

“Il viaggio nel tempo è un classico dell’immaginario cinematografico. In questo film a viaggiare nel tempo sono due straordinari cavalieri picareschi. Sono l’unica possibile coppia comica del moderno cinema italiano. Hanno voluto, in questo film, divertirsi a fare il verso al più grande ticket della storia della commedia italiana: Totò e Peppino. In Non ci resta che piangere c’è, infatti, il remake della straordinaria sequenza della dettatura della lettera in Totò, Peppino e la malafemmina. Troisi e Begnigni sono piombati, dopo una notte di pioggia, in pieno Rinascimento. Lì incontreranno Leonardo da Vinci, al quale cercheranno di spiegare le scoperte dell’epoca moderna, trovandolo, invero, un po’ grullone. Cos’altro ricordare? La scena del pagamento del pedaggio alla frontiera, davvero esilarante, e lo strepitoso corteggiamento di Amanda Sandrelli, con canzoni da hit parade e gioco della palla. Il film asseconda, nella struttura e nel linguaggio, la comicità surreale e popolare dei due eroi. Ci si diverte davvero un po’ in questi tempi in cui capita davvero di pensare che “non ci resta che piangere”. (W, Veltroni, Certi piccoli amori, Sperling & Kupfer)

 

”Da una buona idea un film a tratti divertente, anche se da due talenti comici come Troisi e Benigni era lecito aspettarsi di più.” (P. Farinotti, Dizionario di tutti i film, Ed. Esedra)

 

”Una coppia inedita, eterogenea ma ben assortita, che purtroppo non mantiene quanto sembrava promettere: il talento comico è indiscutibile e alcune gag sono buone, ma l’intreccio (sempre opera del duo) si sfilaccia inarrestabilmente e della regia a quattro mani non si ha la minima sensazione. Più che un film, appare uno scherzo improvvisato e poco riuscito, anche se vedere Benigni e Troisi insieme è di per sé un piacere.” (Dizionario dei film, a cura di P. Mereghetti, Baldini & Castoldi)

 

"Il napoletano Massimo Troisi ha il pregio di reinventare la napoletanità, già tanto frequentata nel cinema. E' pigro, fatalista, sfortunato in amore, a volte malato immaginario, sempre sognatore e frustrato dagli eventi. Il suo essere vittima ("Napoletano? Allora sei emigrato", è la proverbiale battuta del suo primo film, Ricomincio da tre) lo rende irresistibile. Lo sarà ancora di più  in coppia con Roberto Benigni, il toscano più irriverente, l'uomo del turpiloquio sublimato nell'arte, dell' inno del corpo sciolto, degli accenni in diretta tv al sesso e alla religione. Troisi e Benigni sono i nuovi idoli dei giovani, e in coppia sbaragliano il botteghino: il loro Non ci resta che piangere, un bislacco, esilarantissimo viaggio a ritroso nel tempo (incontrano pure Leonardo da Vinci, ma è completamente scemo) rimane uno degli incassi più alti del cinema italiano." (G. Satta, in La storia del cinema, supplemento a Il  Messaggero 1995, n.11, pag. 15)

 

"E' però prevalentemente, se non proprio esclusivamente, sul binomio delle maschere comiche protagoniste che l'impresa va valutata, ancora prima che sul testo, che si può discutere, e sulla regia, francamente latitante. Troisi e Benigni si sono visibilmente divertiti a fare il film e lo hanno volutamente fatto a propria immagine e somiglianza. Gli effetti del tandem si moltiplicano appunto per due sugli spettatori. Dalla prima all'ultima inquadratura la sequela dei loro duetti è pressoché inarrestabile, la cornice è ridotta al minimo e così l'apporto del costumista e dell'arredatore; anche la fotografia di mastro Rotunno inquadra con sobrietà estrema la magnificenza del paesaggio toscano. Senza dubbio la comicità di Benigni, folletto estroverso, imprevedibile e sanguigno, è distante da quella di Troisi, introversa, stralunata, "di rimessa". Ma per integrarsi i partner si sono comportati come coniugi di un buon matrimonio, ciascuno rinunciando a una parte di sé, delle proprie prerogative, temperando estri e accensioni individuali, assecondando il gioco dell'altro e talvolta, a beneficio dell'intesa, scambiandosi i ruoli." (U. Casiraghi, commento alla videocassetta de L'Unità, inserto al n.47 del 25/2/1995)