Locandina Pane, amore e fantasia

 

 

 

Cocktail di fantasia

 

 

PANE, AMORE E FANTASIA

 

 

Italia, 1953

 

con:        V. De Sica, G. Lollobrigida, R. Risso, M. Merlini, T. Pica,  M. Carotenuto

regia:      Luigi Comencini

durata:    92', b/n

 

Il maresciallo dei carabinieri Carotenuto è uno scapolo e impenitente dongiovanni e, quando viene trasferito dalla natia Sorrento a Sagliena, sperduta località dell'Italia centrale, mette subito gli occhi su due donne: Maria, una giovane bella, orfana e povera soprannominata "la bersagliera" per il suo carat­tere forte, e Annarella, la procace levatrice del paese. La  prima, però, è  innamorata del timido carabiniere veneto Stelluti e, se accetta le attenzioni del maresciallo, lo fa solo per i suoi scopi; la seconda, addirittura, sembra volontariamente tenerlo a distanza. Un giorno, Maria litiga con l'amica Paoletta e passa una notte in guardina. Carotenuto, allora, coglie l'occasione per rendere più esplicite le sue avances, ma la ragazza, indignata, si ribella e la sua reazione serve di lezione al maresciallo, che dirotta il suo interesse esclusivamente sulla levatrice. Quando la corte del maresciallo si fa più insistente e diventa proposta esplicita di matrimonio, Anna è costretta a rivelare il vero motivo del suo diniego: ha un figlio. Per la gente, la "colpa" di una ragazza madre è imperdonabile; per il maresciallo Carotenuto, invece, l'amore conta di più e gli fa superare ogni ostacolo. I due si sposeranno e il loro non sarà l'unico matrimonio da celebrare a Sagliena, giacché‚ anche il timido carabiniere Stellu­ti, nel frattempo, è riuscito a dichiarare il suo amore alla Bersagliera promettendole di condurla all'altare quando avrà raggiunto l'età  prescritta dalla legge.

 

Luigi Comencini

(Salò, 1916 – Roma, 2007)

 

Comincia ad interessarsi di cinema mentre è ancora universitario scrivendo articoli di critica sulla rivista Corrente. Con Lattuada e Ferrari si inte­ressa del reperimento e della conservazione di vecchi film per la Cineteca Italiana di Milano. Prosegue l'attività critica anche nel periodo del dopo­guerra scrivendo sull'Avanti e sul settimanale Il Tempo.

L'interesse per i bambini è presente nella sua opera di regista fin dal debut­to che avviene nel 1946 con un documentario - Bambini in città  -  che illu­stra le misere condizioni dell'infanzia  nelle borgate  e nelle periferie urbane. Anche il suo primo lungometraggio - Proibito rubare (1948) - ha come tema la condizione dei bambini, ed esattamente gli scugnizzi di Napoli  che un prete cerca di togliere dalla strada e di avviare verso un lavoro onesto.

Ottiene i primi rilevanti successi con Pane amore e fantasia  (1953) e con Pane, amore e gelosia  (1954). Poi - come se si dibattesse tra ciò che gli interessa dire e ciò che il mercato gli impone - alterna commedia e dramma, opere commerciali e film politicamente impegnati. Sono di questo periodo: L'imperatore di Capri (1950) con Totò e Tutti a casa (1960) con Sordi, La ragazza di Bube (1963) e Il compagno Don Camillo (1965).

Ritorna ai problemi dell'infanzia e dell'adolescenza con Incompreso (1967), Le avventure di Pinocchio (1972) prodotto per la RAI, Voltati Eugenio (1980), Cercasi Gesù (1982). Da ricordare anche, in questo contesto, un'acuta inchie­sta sul campo sui bambini proletari: I bambini e noi  (1970).

Altri film di successo: Italian Secret Service (1968), Infanzia, vocazione e prime esperienze di Giacomo Casanova Veneziano (1969), Lo scopone scientifico (1972), La donna della domenica  (1975), L'ingorgo (1979), Un ragazzo di Calabria (1987).

 

Un uomo sta mangiando un tozzo di pane nulla pubblica piazza del paese dove si svolge la vicenda. Il maresciallo lo vede, lo saluta e gli chiede: "Cosa mettete nel pane?" L'uomo fa spallucce, sorride e risponde: "Fantasia".

Due cuori e una capanna, pane e amore: basta poco per vivere bene. A condizione che non manchi la fantasia. Una fantasia capace di trasformare la capanna in reggia e il pane in prelibata pietanza. La ricetta è a portata di tutti: per questo basta impastare questi ingredienti, condirli di fantasia e servirli caldi sulla tavola della vita.

Il maresciallo Carotenuto e il carabiniere Stelluti sono solo due servitori dello stato, due uomini relegati in uno sperduto paese abruzzese, ma le loro divise accendono i cuori delle donne e diventano agli occhi della gente un generale e un principe azzurro; la bersagliera è povera e orfana e la levatrice del paese è una ragazza madre, ma hanno bellezza e affetto da vendere.  E tanta, tanta fantasia!

 

"Orso d'Oro" a Berlino nel 1954, il film è stato campione d'in­cassi della stagione 1953/54 e costituì il primo grande succe­sso commerciale di Comencini e la definitiva affermazione di Gina Lollobrigida. Accusato dalla critica per aver tradito lo spirito del neoreali­smo ("la pugnalata nella schiena al neorealismo"), ha in realtà inaugurato quel genere rosa che tanto successo avrebbe avuto negli anni successivi. Alle avventure del maresciallo Carotenuto saranno in seguito dedicati altri tre film: Pane, amore e gelosia (1954) dello stesso Comencini,  Pane, amore e... (1955) di Dino Risi e Pane, amore e Andalusia (1958) di Javier Setò.

 

Così la critica:

 

"...brillantissima commedia (...) certamente una delle più riuscite del genere in tutto il periodo del  dopoguerra italiano." (L. L. Ghirardini, Storia generale del cinema, vol. 2, Ellemme Ed.)

 

"Pane, amore e fantasia e Pane, amore e gelosia, ingiustamente visti come opere che contribuiscono allo sfaldamento del neorea­lismo (quando di fatto la diaspora si era già verificata da tempo), sono, prima di tutto, una verifica di possibilità  di messa in scena cinematografica delle strutture del teatro goldoniano (...); le affinità tra Mirandolina e la "Bersagliera" sono però di evidenza immediata. Definendo i due film come "la tomba del neorealismo" la critica, in quegli anni, sembrava trovare un bersaglio e una valvola di scarico per le frustrazioni accumulate in tante battaglie perdenti. In realtà, a guardare bene, come osserva Jean Gili (in Arrivano i mostri, Cappelli, 1980, p.174) "questi "pane-amore" sono più amari di quanto non sembra a prima vista" e i problemi della miseria e del sottosviluppo, pur addolciti dallo splendore dei colori e pur non posti al centro della scena, non scompaiono del tutto alla vista e, soprattutto, vengono vissuti progressivamente dal maresciallo, che, preoccupato, prima di tutto, di soddisfare i suoi bisogni fisiologici più elementari, si deve continuamente imbattere, suo malgrado, nei bisogni degli altri." (G.P. Brunetta, Storia del cinema italiano, Editori Riuniti)

 

"Annusando l'aria di disimpegno degli anni Cinquanta, il film è costruito secondo le regole tradizionali della commedia dell'arte con i suoi caratteri predeterminati (che poi erano i tipi fondamentali della società contemporanea: De Sica nei panni del vec­chio ancora piacente ma comico nel suo gallismo, la Lollobrogida come impertinente amorosa, Risso nel ruolo del bel giovane e tutta una serie di ottimi caratteristi a far da spalla) ma agg­iornata da una struttura narrativa - nuova per l'epoca - fatta di piccole scenette conchiuse e intrecciate tra loro, capaci di offrire un divertente quadro della provincia ciociara." (Diziona­rio dei film, a cura di P. Mereghetti, Baldini & Castoldi).

 

"Idilli paesani in un sud miserabile ma felice perché‚ ha "amore e fantasia"! Il maresciallo dei carabinieri e la levatrice, la "bersagliera", fanciulla ribelle e l'appuntato veneto, in un "volemose bene" generale. Il tipico film della degenerazione del neorealismo - attraverso i Due soldi di speranza - nella farsetta

a carattere consolatorio ed evasivo". (G. Sadoul,  Il cinema, I film, Ed. Sansoni)

 

"Avvenne allora l'inevitabile: si profilò il pericolo del fram­mento, dell'elzeviro, e, peggio ancora, del bozzetto regionale e provinciale, destinato a rendere sterili alcune delle conquiste neorealistiche, attraverso una serie di film che da una indovina­ta riscoperta della formula (Due soldi di speranza, Pane, amore e fantasia) scendevano a transazioni meschine e corruttrici dei postulati morali, sociali ed estetici su cui si reggeva il nostro rinnovato prestigio cinematografico (Poveri, ma belli e sue derivazioni)." (A. Solmi, Cinema, specchio del tempo, Ed. La Scuola)

 

"E' un classico del cinema italiano anni '50, anche se a suo tempo furono in molti a lamentare la fine dell'impegno neorealista, l'uso degli scenari naturali come sfondi convenzionali, la rinuncia alla critica sociale. Ma Comencini ha detto di aver voluto realizzare una commedia classica, rileggendosi Beaumarchais e combinando quei modelli con una realtà bozzettistica: e il maresciallo di De Sica e la Bersagliera della Lollo sono subito diventati popolari. Curiosità: in origine, il maresciallo dei carabinieri doveva essere interpretato da Gino Cervi." (Il Venerdì di Repubblica, 15 luglio 1999)