
Iniziamo
questa raccolta con un doveroso omaggio alla figura di Georges Méliès. La sua
produzione e le sue invenzioni ebbero, per i primi spettatori, qualcosa di
infantile e di magico. "Le mie fantasie
- dirà - erano destinate soprattutto ai bambini ed, evidentemente, i
soggetti dei racconti di fate non possono essere che ingenui. Il soggetto non
conta nulla in questa speciale produzione: contano solo la fantasia, la
bizzarria dei trucchi e la buona esecuzione degli effetti difficili da
realizzare."

(Le voyage dans la Lune)
Francia, 1902
con: G. Méliès, V. André, B. Bernon, Depierre, Farjaux
regia: Georges
Méliès
durata: 13’, b/n
Per
decisone del Club degli astronauti, una cannone spedisce un proiettile
carico di 6 scienziati “dritto nell’occhio della luna”. Gli esploratori, usciti
dal proiettile, salutano la “terra piena” e si mettono a dormire. Durante la
notte, vengono visitati da altre stelle, nevica e gli uomini si rifugiano in
una caverna piena di funghi giganti. Avvistati dai Seleniti, vengono catturati
e condotti davanti al loro re. Riescono, tuttavia, a liberarsi, a raggiungere
il proiettile e a ripartire verso la terra. Il razzo cade in mare, tocca il fondo, risale a galla e viene
rimorchiato da una nave. Nel porto gli uomini sono accolti da trionfatori.

(Voyage à travers l’impossible)
con: G. Méliès, F. Albany, Mau de Lavergne, J. D’Alcy
durata: 21’, b/n
colorato a mano
Guidata
dall’ingegner Mabouloff, una spedizione di scienziati dell’Istituto di Geografia
Incoerente parte con un treno speciale in direzione del sole. Passando
dalla Svizzera, gli scienziati arrivano
all’albergo del Righi, lo attraversano sfondandone le pareti e proseguono sul
ghiaccio. Dopo essere caduti in un burrone, sono ricoverati in un ospedale,
guariscono e ritentano con successo la loro avventura raggiungendo la bocca del
sole. Passano da una ghiacciaia al pericolo di essere arrostiti, dal
congelamento al provvidenziale intervento di un focherello che scioglie il
ghiaccio. Grazie ad una specie di sottomarino arrivano nella profondità
dell’oceano e, dopo un’esplosione, si ritrovano sani e salvi sulla terraferma.
(Parigi, 1861 - 1938)
E' considerato
il creatore della regia cinematografica e uno dei più grandi autori del
cinema fantastico. Di famiglia agiata, si interessò di prestidigitazione e di
spettacoli di illusionismo. A 34 anni assistette per la prima volta ad uno
spettacolo cinematografico. In quel periodo lavorava come caricaturista,
illusionista e costruttore di automi per il teatro "Robert Houdin" di
Parigi; per questo, pensò di acquistare dai fratelli Lumière la loro cinepresa.
La voleva utilizzare non tanto "per riprodurre la natura", quanto per
metterla al servizio della fantasia. I Lumière, però, rifiutarono ogni offerta e Méliès,
sborsando 25.000 franchi, se ne fece costruire una di sua progettazione.
Scoprì il trucco cinematografico per puro caso e lo
mise al servizio della fantasia.
Scriverà, in seguito: "Volete sapere come mi
venne la prima idea di applicare il trucco al cinematografo? Fu una cosa che
avvenne molto semplicemente, ve lo assicuro. L'arresto della macchina da presa
di cui mi servivo nei primi tempi della mia attività (si trattava di una
macchina rudimentale, nella quale la pellicola si rompeva, si arrotolava e si
rifiutava di svolgersi) produsse un effetto inatteso, un giorno che io
riprendevo, molto prosaicamente, la piazza dell'Opéra; mi bastò un minuto per
sbloccare la macchina e rimetterla in moto. Durante questo minuto i passanti,
gli omnibus, le automobili avevano - naturalmente - cambiato posizione.
Proiettando la pellicola, giunto al punto in cui si era provocata la rottura,
vidi all'improvviso un omnibus della linea Madeleine-Bastille mutato in carro
funebre e degli uomini cambiati d'un tratto in donne. Il trucco per
sostituzione, detto trucco di arresto, era trovato e, due giorni dopo, eseguii
le prime metamorfosi di uomini in donne e le prime scomparse improvvise che
ebbero, agli inizi, un così grande successo (...) Un trucco ne attira un altro;
di fronte al successo del nuovo genere mi preoccupai di inventare procedimenti
nuovi e immaginai successivamente il cambiamento di sfondi per dissolvenza
incrociata, ottenuto con un dispositivo speciale dell'apparecchio fotografico,
le apparizioni, le scomparse, le metamorfosi ottenute con la sovrapposizione su
fondali bianchi già impressionati. Poi vennero i trucchi delle teste tagliate,
del moltiplicarsi dei personaggi, delle scene interpretate da un solo personaggio
che, sdoppiandosi, finisce col rappresentare da solo fin dieci personaggi
simili, che recitano la commedia l'uno con l'altro." (C. Vincent, Storia
del cinema, Garzanti)
Méliès diresse e produsse oltre 400 opere di durata,
però, solitamente molto breve. La sua predilezione andò alle opere
fantasmagoriche, ai "sogni in pellicola" ricchi di trucchi
(sovrimpressioni, dissolvenze, movimenti di macchina) che costituirono la base
del nascente linguaggio cinematografico. Erano tutte opere pervase da un
ingenuo candore e insieme da una fantasia vivacissima.
Tra le tante, vanno ricordate: L'affare Dreyfus
(1899), Cenerentola (1899), Barbablu' (1901), Viaggio
attraverso l'impossibile (1904), I 400 scherzi del diavolo (1906), Le
allucinazioni del barone di Munchausen (1911), La conquista del polo
(1912).
Un successo strepitoso lo ottenne con Il viaggio
nella Luna (1902), che divenne presto popolare in tutto il mondo e che
segnò l'inizio vero e proprio della "messa in scena cinematografica"
e dell'industria del film.
Rovinato dalla
concorrenza, trascorse più di vent'anni di dispiaceri e di assenza dal cinema
e, per sopravvivere, dovette tenere un banco di mercante di ninnoli alla
stazione di Montparnasse, a Parigi. Morì poverissimo, pochi giorni dopo che gli
era stato affidato un lavoro di scenografia che doveva ricondurlo ad un teatro di posa.
Così
la critica:
“Georges
Méliès, proprietario direttore del teatro Robert Houdin a Parigi, è il
primo autore di questo genere di pellicole cinematografiche fatte con scene
artificialmente costruite. La creazione di questo genere ha dato un nuovo
impulso al commercio dei film in un tempo in cui esso stava agonizzando. Per
primo ha avuto l’idea di rappresentare scene comiche, magiche e misteriose…”,
scriveva Gaston Méliès, fratello di Georges e direttore a New York della
succursale della Str Film, nella prefazione di un catologo. Ed era quasi
tutto vero. Le voyage dans la lune segnò il passaggio dai film
d’attualità “alla Lumière” alle fantastiche scenografie, ai trucchi, alle
avventure di Méliès, dando inizio ad un periodo di supremazia economica del
cinema francese che durò fino al 1914. Costumi, scene, effetti fotografici
fondono parodia e meraviglia in 16 minuti di spettacolo che mandarono in
visibilio il pubblico dei baracconi delle fiere. Il lancio del proiettile carico di scienziati è il momento
migliore del film ed è la sola volta in cui lo stile di Méliès pare avvicinarsi
alla tecnica moderna del montaggio. Appena partito il colpo, l’obice attraversa
rapidamente una tela dipinta, quindi la luna pare avvicinarsi agli spettatori.
Si tratta di un modellino di gesso, fotografato da una macchina da presa su
carrello… cui con una dissolvenza incrociata si sostituisce un altro modellino
della luna con un proiettile nell’occhio. L’effetto è ottimo e nell’opera di
Méliès è uno dei rari esempi dell’uso di una serie di trucchi come mezzo
espressivo.” (G. Sadoul, La storia del cinema, Vol, IV, Vallardi)
“Ispirandosi
a Verne ma anche a Wells, Méliès inventa lo spettacolo cinematografico
mescolando finzione e documentarismo, descrizione del reale e aperture
nell’immaginario: in questo modo “guida e cattura la fantasia dello spettatore,
appropriandosi del suo sguardo e facendogli vedere solo quello che lui - il
regista - vuole che si veda”. E qui, più ancora che nel precedente Viaggio
nella Luna, Méliès mescola la fantasia più scatenata con un ironico
distacco nei confronti della scienza per mostrare fino a quale livello si può
far scatenare la meraviglia di chi guarda “rendendo la fantasia inseparabile
dalla sorpresa, lo humour indissociabile dalla vertigine.” “ (Dizionario dei
film, a cura di P. Mereghetti, Baldini & Castoldi)
“Sin
dal 1896 Méliès sperimenta trucchi di ogni tipo, dalla sparizione di una
persona, al ralenti o all’accelerazione, dalla sovrimpressione (peraltro già
usata in fotografia) all’esposizione multipla e ai modellini. (…) Quando porta
sullo schermo le buffe avventure di Barbenfouillis (che egli stesso interpreta:
è il capo della spedizione), è costretto ad abbandonare i trucchi teatrali per
ricorrere ad altri squisitamente cinematografici (modellini, fermo di
fotogramma, con relativa sparizione di persone e oggetti, sovrimpressioni). La
macchina da presa è ancora immobile, la visione dello spettacolo
cinematografico è assai simile a quella dello spettatore teatrale. In 14’
elabora uno dei primi (se non il primo) racconto di fantascienza del cinema con
ingenui eccessi figurativi e recitativi, ma anche con un intelligente tocco di
ironia.” (C. Bragaglia, Storia del cinema francese, Tascabili Economici
Newton)
“Le
voyage dans la lune segna l’apoteosi della formula di Méliès in
contrapposizione a quella di Lumière, cioè della ricostruzione scenografica o
messinscena sull’esterno o ripresa dal vero. Tuttavia, questo film è il meno
teatrale di tutti. Non per nulla esso manca di didascalie ed affida quindi
soltanto alle immagini lo svolgersi della trama. E’ con esso che Méliès si
rende conto, forse per la prima volta, della novità estetica del cinematografo,
anche se poi si dimostrerà incapace di proseguire nel cammino iniziato, ed
anzi, spinto soprattutto da esigenze di ordine pratico, se ne tornerà
indietro.” (L.L. Ghirardini, Storia generale del cinema, vol. I, Ellemme
ed.)
“…il
suo è un cinema meraviglioso (di invenzioni, di trucchi), favoloso e
soprannaturale, ma si imita ad esprimersi attraverso una serie di quadri,
strutturati linearmente in senso cronologico, tutti in campo medio o lungo.”
(A.B. in Dizionario Universale del Cinema, a cura di F. Di Giammatteo,
Editori Riuniti)
"I
trucchi e il fantastico sono i due aspetti della rivoluzione che Méliès opera.
Rivoluzione nell'ambito dello spettacolo, ma che lo trasforma. Del resto gli
storici lo sanno, si meravigliano del grande Méliès "le cui formulette
magiche rappresentarono in realtà i germi della sintassi, del linguaggio, dei
mezzi espressivi del cinema". Ma pur meravigliandosene non sembrano
riflettere sul fatto che, invece di accrescere la fedeltà realistica della sua
immagine, allargandola e dotandola del suono e del colore come era stato
annunciato all'esposizione del 1900, il cinematografo abbia scelto, dal 1896,
la via della fantasmagoria. Effettivamente il fantastico scaturì immediatamente
dalla più realistica delle macchine e l'irrealtà di Méliès si dispiega con la
stessa flagranza della realtà dei fratelli Lumière. Al realismo assoluto
(Lumière) risponde l'irrealismo assoluto (Méliès). Ammirevole sintesi che Hegel
avrebbe amato e da cui doveva nascere e svilupparsi il cinema, fusione del
cinematografo Lumière e degli incantesimi di Méliès." (E. Morin, Il
cinema o l'uomo immaginario, Feltrinelli, pag.64)
"
G. Méliès è l'uomo che incarna meglio di ogni altro protagonista del cinema delle origini l'idea del cinema come
sogno, come meraviglioso puro, l'artista che seppe trasportare sulla
pellicola tutto il repertorio di trucchi e di effetti dell'illusionismo
teatrale, piegandoli a un nuovo linguaggio: con lui l'effetto di realtà del
cinema si afferma anche sul lato del fantastico, aprendo con autorevolezza un
filone senza il quale non sarebbero pensabili neppure i più sofisticati effetti
speciali del cinema di oggi. (…) Le
voyage dans la lune è il film più famoso di Georges Méliès, il più imitato,
il più contraffatto, il più ricordato. E con ragione, perché è uno
straordinario riassunto di tutto quello che Méliès intendeva per cinema:
riconoscere il bisogno di meraviglia del pubblico, la sua voglia di farsi
sorprendere, essere capaci di rispondere a questo bisogno non semplicemente
soddisfacendo, ma rilanciando, innalzando il desiderio dello spettatore. Le
voyage dans la lune ci tiene sospesi in questa altalena di soddisfazione e
di bisogno di nuove immagini per tutto il tempo della proiezione." (dal CD
ROM, Le origini del cinema, Italian Press Multimedia, 1996)