Se si potesse ricominciare

 

LOLA CORRE

(Lola rennt)

 

 

Germania,   1998

 

con:             F. Potente, M. Bleibtreu, H. Knaup, A. Rohde, J. Krol

regia:          Tom Tykwer

durata:        81’,  col.

 

Manni, corriere di denaro a servizio di loschi individui, chiama al telefono Lola, la sua ragazza. Per sfuggire a due controllori, ha stupidamente lasciato in un vagone della metropolitana di Berlino i 100.000 marchi che doveva consegnare ed ora si trova nei guai. Se Lola fosse stata puntuale all’appuntamento e fosse venuta a prenderlo, egli non avrebbe preso la metropolitana e non si sarebbe cacciato in quel  pasticcio. Adesso non ha scelta: o recupera il malloppo, che presumibilmente è stato preso dal barbone che gli stava seduto accanto, o sarà costretto a rimediare  facendo una rapina  in un centro commerciale. Il tutto entro 20 minuti. Lola ha una scusante: le hanno rubato il motorino, ha preso il taxi ma è andata a finire in una omonima strada a Berlino est. Non intende, tuttavia, abbandonare il suo ragazzo e lo invita ad avere fiducia in lei: sarà puntuale all’appuntamento davanti al bar Spirale e avrà con sé i 100.000 marchi.

Comincia così, in una fulminea successione di fotogrammi, la disperata corsa di Lola per le strade di Berlino: urtando persone e cose  (una signora col passeggino, un gruppo di suore, un ragazzo che le offre per pochi marchi la sua bici, un’auto che esce dal parcheggio), la ragazza piomba nella banca dove lavora il padre. Ma l’uomo – intento a definire la sua relazione con l’amante incinta – non intende venirle incontro. Quando Lola arriva all’appuntamento, è troppo tardi: Manni ha già deciso di attuare il suo piano. La ragazza, allora, si unisce a lui e resta vittima nella sparatoria che ne segue. Ma non vuole morire, non è giusto. E il regista decide di ricominciare  daccapo, cambiando le reazioni dei passanti, la storia d’amore del padre, l’intreccio della vicenda. Lola ruba una pistola, sequestra il padre, si fa consegnare i soldi, arriva in tempo all’appuntamento, evita che Manni entri nel supermercato, gli consegna il denaro. Ma il destino si accanisce sui due ragazzi: un’autoambulanza piomba su di loro e Manni muore.

Si ricomincia per la terza volta: Lola non riesce a parlare con il padre, va al casinò, investe tutti i suoi risparmi, vince la somma necessaria per tirare fuori dai guai il suo ragazzo. Manni, intanto, riconosciuto il barbone della metropolitana, lo insegue, lo vede rimanere vittima di un incidente, recupera i soldi, li consegna. Quando arriva Lola, i due si abbracciano felici e si allontanano con la somma vinta dalla ragazza al casinò.

 

Tom Tykwer,

(Wuppertal, Germania, 1966)

 

Cinefilo accanito, una volta trasferitosi a Berlino, si fa notare come programmatore di un cinema d’essai. Cofondatore di una casa di produzione cinematografica -  la X Filme – realizza, senza suscitare particolare interesse, i suoi primi lungometraggi: Die Todliche Maria e Winterschlaefer.

Lola corre, il suo terzo film, diventa, invece, un vero film cult per i tedeschi. Prima di essere presentato a Venezia (settembre ‘98) aveva già affascinato la critica ed entusiasmato il pubblico, soprattutto quello giovanile. Al successo del film hanno indubbiamente contribuito sia l’originalità della colonna sonora “dal sapore sperimentale “ (dove vengono mescolati jazz e funky, techno e pop anni ’80), sia la superba interpretazione della sua compagna di vita, Franka Potente .

Altri film: La principessa e il guerriero (2000), Heaven (2002)

 

Il ritmo incalzante – preannunciato dai titoli di testa con un serrato montaggio di immagini reali e di sequenze di animazione – non è soltanto la scelta di una forma narrativa adottata da Tom Tykwer per il suo Lola corre. Così come non sono secondarie le trovate che spezzano e ricompongono la vicenda: i fotogrammi accelerati, il fermo immagine, il ralenty, la colonna sonora che mescola musica elettronica a techno-trance, i richiami al videoclip,  la prevalenza dell’immagine sulla parola. Il fatto è che le domande poste dalla voce fuori campo all’inizio del film (chi siamo, da dove veniamo e dove andiamo), mentre finiscono per avere una sola risposta nella realtà, nella ricostruzione fantastica di un film – dove si può sempre ricominciare e ci si può sbizzarrire immaginando come gli incontri casuali cambino la nostra vita -  ne possono avere molte.

 

Così la critica:

 

“Lola corre per arrivare in tempo a salvare il suo ragazzo minacciato di morte da un gangster. Si scapicolla a perdifiato per le strade di una Berlino “che è un po’ lo specchio del passato e un po’ lo specchio del presente, ma non ha ancora l’aspetto di capitale della Germania unita”. Non è un caso se il regista ha scelto per lei il nome di Lola che rimanda all’epoca d’oro del cinema tedesco. Come dire che, da allora ad oggi, i modi del fascino sono cambiati. La Lola di oggi non è più misteriosa e perversa come la creatura di von Sternberg che ammaliava e umiliava il professor Rath. (…) Lola Duemila non è più la torbida ammaliatrice ma la salvatrice, lei è più forte di lui. E’ figlia del suo tempo, simbolo di una generazione che sa andare forte e non s’arrende all’inerzia…” (L. Bellentani, FilmTV, anno 6°, n.41)

 

“Il regista Tom Tykwer ha ritmo e stile da vendere; peccato che la sua unica idea sia quella di trasformare in videogame la fatale casualità di Kieslowski, attualmente saccheggiato dal giovane cinema europeo (vedi Sliding Doors). Quasi La tripla vita di Lola; ma ammiccante, alla moda, col fiato corto  (a differenza di Lola).” (E.M. in FilmTv, anno 6°, n.42)

 

“Venti minuti, a volte, possono afre la differenza tra la vita e la morte e Tom Tykwer partendo da questa idea crea un film che è divenire, che è dinamicità, una sorta di movimento circolare o movimento a spirale (simbolo e ossessione del film) con ritmo triadico. La realtà di Lola è l’identità che si ricostituisce attraverso il molteplice. I tre possibili finali e le loro variabili non sono perfetti nella loro unicità, ma lo diventano nella loro interazione. La terza soluzione non è, dunque, compiuta in sé, ma è il permanere e poi la sintesi dei momenti dialettici precedenti. Il regista scinde in opposti anche i personaggi minori, attraverso lo scorrimento fotografico di ipotetici futuri, a loro favorevoli o contrari, che diventano nel finale, sintesi degli opposti.” (M. Gandolfi, Film, settembre-ottobre, 1998)

 

“Il film, con la sua struttura composta da tre variazioni sullo stesso tema, ci ripropone il tema della discrasia tra caso e volontà, tra fato e scelta e dell’imprevedibile complicità tra i due: la vita, le vite, la felicità, il dolore, l’amore, tutto è in balìa di quest’alchimia impazzita, influenzata da catalizzatori misteriosi e spesso maligni. Ed allora Lola corre, perché non può fare altro, per piegare il destino, per salvare il proprio amore sfortunato senza sapere neppure come. Ma il cinema è diverso dalla vita, il cinema è più generoso e concede tre chances, e se i primi due tentativi si risolvono tragicamente, il terzo è destinato ad un successo al di là di ogni previsione.” (G. Romani, Oasi.asti.it/Homes/Dezani/lola)

 

“Ritmo, sogno, fantasia, oltre ad un dominio tecnico del mezzo cinematografico sono i segni caratterizzanti della sceneggiatura che si avvale di un’ottima interpretazione di Franka Potente (Lola), ventiquattrenne interprete con potenzialità da podista, che offre al personaggio la singolare freschezza e vivacità della sua disperata passione. Tanto da risollevare alcuni momenti meno felici del film in cui l’azione sembra inaspettatamente perdere ritmo e perdersi in un manierismo esasperato di soluzioni stilistiche. (…) Il regista ritiene conclusivo l’happy end finale che dimostra come la determinazione e la volontà possano vincere le avversità del destino a patto di trovare le giuste combinazioni. Perché anche i piccoli momenti della vita possono portare a grandi cambiamenti.” (A. Garbisa, Internet comune lucca.it)

 

“Il film punta sia sulla ricerca anzi corsa all’oro, ma anche sulla storia d’amore fra Lola e Manni. Lola non esita ad aiutare il suo innamorato nel momento del bisogno anche a rischio della vita e si trasforma in un’eroina sfrontata che corre senza mai fermarsi per trovare i soldi. Sono tre gli episodi sincroni che vedono Lola industriarsi per trovare i soldi e vive perciò tre vite parallele, ma due episodi su tre hanno un esito negativo e l’ultimo finalmente ha l’effetto sospirato. La casualità gioca un ruolo fondamentale in questo film di grande spessore ed è la stessa casualità che determina i due esiti tragici e l’unico felice. La morale? Evidentemente il caso decide la vita di chiunque.” (Sabrina  Bottaio, in http://www.viaggio-in-germania.