La locandina di La gabbianella e il gatto

 

 

 

Fantastica tolleranza

 

LA GABBIANELLA E IL GATTO

 

Italia, 1998

 

film di animazione

               con le voci di L. Sepùlveda, C. Verdone, A. Albanese, M. Ruffo

regia:      Enzo D’Alò

durata:    73’, col.

 

Il giorno in cui sta per deporre il suo primo uovo, la gabbiana Kengah resta  avvelenata da una chiazza di petrolio fuoriuscita da una petroliera. Sentendosi morire, cerca rifugio nel giardino della casa dove vive, coccolato dalla sua padrona, il pacifico e pacioccone gatto Zorba. Al gatto, la gabbiana strappa tre promesse: non mangiare l’uovo, avere cura del nascituro, insegnargli a volare. Trovatasi all’interno della  comunità dei felini, la gabbianella orfana e adottata (con il nome di Fortunata) da Zorba,  si crede una gattina e viene coinvolta nella lotta contro un esercito di ratti sbucato dalle fogne agli ordini del Grande Topo, che mira alla conquista del potere.

Col tempo, Fortunata scopre la sua vera identità e impara a volare. Una notte, dopo aver detto addio ai suoi benefattori, si unisce ad uno stormo di gabbiani e spicca definitivamente il volo verso il cielo.

 

Enzo D’Alò

(Napoli, 1954)

 

Noto al pubblico solo dopo avere realizzato il suo primo lungometraggio, La freccia azzurra (1996), Enzo D’Alò proviene da una lunga preparazione nel campo dell’animazione. Il suo primo cortometraggio (Trasformazioni fantastiche di parole inglesi), infatti, risale al 1984. Seguono, nell’ordine:  Animation 85: il mago (1985), Animation 87: l’amore (1987), Animation 88: uomini e pesci (1988), La crava (1990), Drinker (1991), Pimpa (1991), Kamillo Kromo (1993).

La gabbianella e il gatto rappresenta, tuttavia, il vero salto di qualità.

Tratto dal libro del cileno Luis Sepùlveda, (Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare), questo film è, infatti, il più costoso lungometraggio italiano d’animazione che sia stato mai prodotto. Grazie ad un budget di 10 miliardi, Enzo D’Alò  è riuscito a coordinare un team di cartoonist italiani (complessivamente 200 tra artisti e tecnici) che ha creato 1.200 scenografie e 220.000 disegni.

Altri film: Momo alla conquista del tempo (2001), Opopomoz (2003)

 

Dice D’Alò: “La gabbianella e il gatto è una fiaba metaforica. Che una tribù di gatti “adotti” una gabbianella è già di per sé un inno alla tolleranza. Ma il messaggio più profondo è che non basta accogliere chi è diverso, bisogna riuscire a infondere la consapevolezza delle proprie radici. I gatti salvano Fortunata non solo perché la curano, ma soprattutto perché le restituiscono il suo orgoglio di uccello, insegnandole a volare. L’esperienza della gabbianella ricorda anche il passaggio dall’adolescenza alla vita adulta. I gatti sono un po’ i genitori. Per questo la scena finale, quando Fortunata si libra nel cielo notturno insieme ai suoi amici gabbiani, è la più emozionante del film. Avendo una figlia quindicenne, in quel momento mi identifico con Zorba: immagino che quando “volerà” via io e mia moglie ci guarderemo, proprio come i gatti, orgogliosi per averle fornito i mezzi per conquistare l’indipendenza, ma anche un po’ tristi di perderla…” (E. D’Alò, intervista rilasciata a D. Zacconi, su FilmTv, anno 6°, n.52)

E Sepùlveda, alla domanda “Qual è il valore più importante del suo romanzo?”, aggiunge: “La tolleranza, che non è una moda come pensano alcuni. E’ un valore etico fondante la nostra stessa umanità insieme ad altri come la fraternità e la solidarietà. Questo film è un importante contributo alla conservazione e alla trasmissione di questo valore.” (M. Spagnoli, Internet, sito HalCinema)

 

Servirsi della favola per divertire e comunicare messaggi è tradizione antica quanto l’uomo. La struttura semplice - a forma di breve narrazione in prosa o in poesia con particolare predilezione per il dialogo – la rende adatta alla comprensione di  piccoli e grandi, di  gente colta e di analfabeti. Grazie al ricorso di classici elementi fantastici (i protagonisti sono spesso  animali che pensano, parlano e agiscono come uomini), i narratori delle favole riescono a suscitare riflessioni sulla vita, a impartire consigli, a tramandare contenuti di saggezza popolare.

 

Le più antiche tracce della favola sono riscontrabili già 2000 anni prima di Cristo, addirittura nella civiltà sumerica. In India, sembra che i narratori di corte si servissero del racconto fantastico per preparare i figli del re ai loro futuri compiti di regnanti. Anche Cheophe, il mitico faraone d’Egitto, amava ascoltare favole. Sia i greci che i romani, poi, fecero largo uso del racconto favolistico, dandogli dignità letteraria e facendolo diventare strumento per insegnamenti di vita (Esopo)  e per osservazioni politiche (Fedro). Nel Medioevo, tra il XII° e il XIII° secolo, appaiono i fabliaux, i brevi racconti francesi de Il romanzo di Renard e, nel Seicento, Jean La Fontaine “si serve degli animali per istruire gli uomini”, pubblicando ben 12 libri di favole dedicate al figlio del re di Francia.

 

Consistente anche la tradizione letteraria italiana che va da Le Favole rinascimentali di Leonardo da Vinci a Lo cunto de li cunti, overo lo trattenemiento de li peccerille di Giovambattista Basile, dalla fiaba misteriosa e fantastica dell’Ottocento a quella sociale, politica e didattica del Novecento (Trilussa, Moravia, Rodari).

 

Così la critica:

 

“Benvenuta un’animazione italiana di qualità, anche se appare pericolosamente in controtendenza: mentre i film americani si rivolgono infatti a un pubblico il più vasto ed eterogeneo possibile, questa è una favola dichiaratamente per bambini, che rischia di confinare nel giardino dell’infanzia un’animazione che nel frattempo è diventata adulta.” (Internet, Home page)

 

“Temevo che la mia favola perdesse poesia e invece il cartone animato ha mantenuto lo spirito del libro: credo che possa essere la risposta ai cartoon giapponesi supertecnologici.” (Luis Sepùlveda, intervista rilasciata a R. Pasero, su FilmTv, anno 6°, n.52)

 

La gabbianella è una favola ecologica con una valenza educativa e sociale, che parla ai bambini senza falsi moralismi, li coinvolge e li diverte aiutandoli a riflettere su valori troppo spesso ignorati o quanto meno sottovalutati. In questo racconto che ha la grazia di una fiaba e la forza di una parabola, il grande scrittore cileno tocca i temi a lui più cari: l’amore per la natura, la solidarietà, la generosità disinteressata. Ma soprattutto, proprio nell’unico tra i suoi libri in cui i protagonisti sono animali, Sepùlveda riconosce all’uomo un ruolo fondamentale, non solo distruttore e inquinatore, ma anche salvatore, in un messaggio di speranza di altissimo valore poetico.” (Internet, sito  HalCinema)

 

“Un film che oltre divertire e giocare con simpaticissimi gatti che devono confrontarsi con topi totalitari e pasticcioni, riecheggia poeticamente il sogno di volare di una giovane gabbiana come il paradigma di un mondo che vuole cambiare. Con il dolore stemperato da personaggi buffi e divertenti, il film costituisce anche per un altro motivo una pietra miliare del nostro cinema: una storia dello spessore della grande letteratura che diventa un film per tutti. Per capire e imparare.” (M. Spagnoli, Internet, sito  HalCinema)

 

"Punto forte del film di Enzo d'Alò è la storia, raccontata con maestria e senza facili ammiccamenti o ipocrisie nei riguardi del giovane pubblico cui è naturalmente rivolto. Purtroppo tale talento narrativo non è supportato da pari tecnica, così l'animazione (non il disegno dei personaggi, che è invece molto efficace) risulta infine legnosa e arretrata rispetto ai moderni standard tecnici, prediligendo scenografie e personaggi bidimensionali che interagiscono staticamente e con scarsa fluidità. Catturati dalla briosa e intelligente sceneggiatura (che unisce il divertimento puro alla didattica, fornendo efficaci lezioni sul concetto di "diversità" e sul rispetto della natura) e dall'esemplare caratterizzazione dei personaggi, dopo pochi fotogrammi siamo disposti a tralasciare alcuni dettagli (pur se importanti), non  fosse per il forte sospetto che di tale spartana tecnica gli autori vogliano far bandiera, in un atteggiamento di leggera presunzione snobistica. Ottima, infine, la colonna sonora firmata da David Rhodes, abituale collaboratore di Peter Gabriel, con canzoni di eccelsa fattura affidate ad interpreti di classe come Ivana Spagna (particolarmente intensa e commovente), Gaetano Curreri degli Stadio, Leda Battisti e Samuele Bersani (la sua Siamo gatti è di una vitalità e allegria trascinanti)." (L. De Angelis, in Internet, Altavista)