
USA,
1940
film
di animazione
regia: Walt
Disney (i vari episodi sono diretti da: Ben Sharpsteen, Samuel
Armstrong, James Algar, Bill
Roberts, Hamilton Luske, Thornton Hee,
Wilfred
Jackson)
durata: 120’, col.
Il
film è composto di sette celebri brani musicali eseguiti dall’orchestra
sinfonica di Filadelfia diretta da Leopold Stokowsky.
Nel
primo - Toccata e fuga in re minore - le note della composizione di Bach
animano le ombre dei musicisti e una serie di immagini astratte e di colori.
Nel
secondo - Suite dello Schiaccianoci
- la musica di Ciaikovskij dà vita a fiori e piante, a fate e creature marine
durante lo scorrere delle stagioni.
Nel
terzo - L’apprendista stregone - Topolino, svogliato assistente di un
mago, utilizza poteri magici per convincere una scopa a lavorare al suo posto
al ritmo dello scherzo sinfonico di Paul Dukas.
Nel
quarto - La sagra della primavera - la composizione di Igor Stravinskij
accompagna la visione dell’evoluzione degli esseri viventi con catastrofi,
lotte tra dinosauri, esplosione di vulcani, sconvolgimenti della terra.
Nell’Intermezzo,
la colonna sonora si materializza in una linea che vibra e si adatta alle varie
intensità del suono.
Nel
quinto episodio - La pastorale -
la sintesi dei quattro movimenti della sinfonia n.6 di Ludwig van
Beethoven accompagna una festa degli dèi dell’Olimpo, tra centauri e figure
mitologiche.
Nel
sesto - La danza delle ore - struzzi (il mattino), ippopotami (il
pomeriggio), elefanti (la sera ) e alligatori (la notte) danzano e si corteggiano
durante lo scorrere del tempo ritmato dalle note de La gioconda di
Amilcare Ponchielli.
Nel
settimo episodio - Una notte sul Monte Calvo - il poema sinfonico di
Musorgskij illustra le immagini di un sabba notturno, con Satana che ridà vita
a scheletri danzanti, li trasforma in animali, si fa pipistrello e si confonde
con la montagna, prima che una processione di monaci, alle note dell’Ave
Maria di Franz Schubert, riconduca tutti alla luce dell’alba.
(Chicago, 1901 -
Burbank, 1966)
Walker Elias Disney (questo il suo vero nome) comincia
da giovane ad interessarsi di animazione. Il suo primo lavoro, infatti, è
quello di disegnatore per un'agenzia pubblicitaria di Kansas City specializzata
nell'uso propagandistico dei cartoni animati. E' qui che incontra Ub Iwerks,
un giovane di talento che diventerà suo amico e stretto collaboratore.
Nel 1922, fonda, ma senza successo, la sua prima
compagnia di produzione.
Trasferitosi a
Hollywood, produce, a partire dal 1923 e in collaborazione con il fratello Roy
e con l'amico Iwerks, una prima fortunata serie di cartoni animati, dove è già
possibile evidenziare le caratteristiche del suo disegno: la cura del
particolare, l'animazione degli oggetti e l'analogia di comportamento fra
animali e uomini.
Il primo vero "personaggio" di successo
della Walt Disney Production è del 1928 e risponde al nome di Mickey
Mouse (Topolino). In breve tempo, si moltiplicano gli episodi di Topolino
e nascono nuovi personaggi.
Ricordiamo: I tre porcellini (1933) - la cui
canzone servirà da inno elettorale a favore di Roosevelt -, Biancaneve e i sette nani (1937), che
con il suo costo e i suoi tre anni di
lavorazione costituirà il primo grande successo mondiale, Paperino (1934),
Pinocchio (1939), Fantasia
(1940), Dumbo (1941), Bambi (1942).
Dopo la pausa della guerra, l'attività produttiva di
Disney e della sua casa di produzione riprende a pieno ritmo con altri
successi: Cenerentola (1950), Alice nel paese delle meraviglie
(1951), La bella addormentata nel bosco (1959).
Nel 1959, viene
costruita, per la gioia dei piccoli e dei grandi, Disneyland e la Walt
Disney Production diventa una gigantesca macchina di affari. Nel suo
"catalogo" appaiono, assieme ai cartoons, film per ragazzi e
per la famiglia: La carica dei 101 (1961), La spada nella roccia
(1963), Il libro della giungla (1967), Mary Poppins (1964), F.B.I,
Operazione Gatto (1965), Un maggiolino tutto matto (1968), ecc.
Gran parte degli
introiti arriva anche da attività collaterali al cinema: da altre Disneyland,
dallo sfruttamento dei diritti dell'immagine dei personaggi più famosi e dalla
vendita di pupazzi, magliette e
giocattoli.
Fantasia ottenne un grande successo di pubblico (non solo
infantile); ad esso, però, non corrispose il giudizio positivo della critica.
Gli si rimproverò - come scrive L.L. Ghirardini (in Storia generale del
cinema, vol. II, Ellemme ed.)
- “un abisso tra la grandiosità della
musica ed il carattere topolinesco dell’immagine”. Riedito nel 1982 con la colonna sonora rimasterizzata con
tecniche digitali, ha continuato a girare per le sale di tutto il mondo. Sarà
pur vero che la musica è un’altra cosa e che questo film non raggiunge la
raffinatezza dei capolavori di Disney, ma come si fa a non apprezzare le
invenzioni fantastiche e geniali di certe sequenze?
Così
la critica:
“Fatta
eccezione per l’Apprenti sorcier, per il quale Disney utilizzò Topolino
e seppe ricavarne un gustoso cartoon di linea tradizionale, questo film
presuntuoso fu invero piuttosto modesto.”
(La storia del cinema, Vol. IV, Vallardi)
“Ci
si domanda se Disney, con le sue immagini che si sviluppano parallelamente al
testo musicale, abbia preteso d’interpretare visivamente non solo lo spirito ma
anche la lettera della musica, oppure se questa abbia costituito per lui un
semplice pretesto per sbizzarrire, quasi senza condizione, la propria fantasia.
Dall’esame complessivo dell’opera abbiamo motivo di concludere che Disney sia
partito con la prima intenzione, ma che alcune volte, di fronte alla difficoltà
dell’impresa o alla tentazione della propria vena fantastica, abbia finito per
ripiegare sulla seconda.” (L. L. Ghirardini, Storia generale del cinema,
vol. II, Ellemme ed.)
“Film
pretenzioso e pesante.” (G. Sadoul, Il Cinema, Sansoni)
“Si
può vedere l’operazione da molti lati (a parte il lato commerciale alla fine
prevalente): la si può considerare una sorta di colonizzazione americana del
più o meno dignitoso territorio dell’arte europea, oppure un tentativo di
volgarizzazione a beneficio di un pubblico incolto, oppure un inconscio
imbarbarimento del gusto che coincide con l’affermazione (e, anzi, la anticipa)
di nuove tendenze estetiche cui sarà applicata, a torto o a ragione, la
generica etichetta del post modern.” (B. V. in Dizionario Universale
del Cinema, a cura di F. Di Giammatteo, Editori Riuniti)
“Il
più ambizioso progetto di Walt Disney (“dare immagini alla musica”, ma anche
dare una dignità culturale ai cartoon) fu realizzato in collaborazione
con il maestro Leopoldo Stokowski che arrangiò (e ridusse) tutti i brani
dirigendoli con la Philadelphia Orchestra. Supervisionato da Ben
Sharpsteen, il film ribalta il rapporto tradizionale tra musica e immagine
subordinando la seconda alla prima: oggi, lontano dai tempi in cui l’opera
veniva accusata di “crimine culturale” per avere osato visualizzare lo spirito
della musica, Fantasia può essere apprezzata per la sua indubbia forza
innovativa (i brani sono videoclip ante litteram) e per lo spirito
“enciclopedico e interdisciplinare” che lo anima, oltre che per la quantità di
invenzioni visive che rendono indimenticabili i vari episodi (gli animali che
interpretano la Danza delle ore,
ma anche i fiori dello Schiaccianoci o il Bacco pacioccone e libertino
della Pastorale).” (Dizionario dei film, a cura di P. Mereghetti,
Baldini & Castoldi)
“Fu Stokowski a suggerire il titolo definitivo, partendo dalla
definizione di "musical fantasy", poiché, disse, (…) «fantasia è un
termine musicale per un tipo di composizione di forma libera, di stile
ir-regolare... e poi fantasia significa fantasia in tutte le
lingue». (…) Ma insomma, il risultato vale o non vale? Operare dei distinguo è
indispensabile, Fantasia non è un prodotto univoco, per cui occorra
prendere o lasciare (come hanno fatto in tanti, frettolosamente). E un insieme
di risultati diversi, firmati - sotto il grande ombrello di Walt Disney - da
autori diversi e realizzati da diversi artisti, i quali hanno adottato di volta
in volta stili molto distanti fra loro ed hanno raggiunto risultati assai vari
che vanno dall'eccellente al pessimo. (…) Propriamente delizioso giudico Lo
schiaccianoci, come poi La danza delle ore, i due
episodi per me nettamente più riusciti, più ancora di L'apprendista stregone
che è quello solitamente maggiormente apprezzato, probabilmente per la
presenza di Topolino, dunque reputato il più genuinamente disneyano, il
meno pretenzioso. Forse preferisco i due episodi citati perché si tratta di due
balletti, capaci di conservare tale loro natura attraverso una reinvenzione
sostanziale degli spunti che sono vagamente all'origine dei brani, una
riscrittura radicale in chiave fiabesca la prima, parodistica la seconda. In
origine, come noto, Lo schiaccianoci è un balletto di oggetti.
L'équipe disneyana ne fa un balletto della natura, dove fiori e foglie ripetono
movimenti e schieramenti dei ballerini in scena ma in maniera buffa, anche se
ancora rigorosa dal punto di vista della sincronia e dell'uniformità dei
movimenti. Se le libellule-fatine e i semi piumati (in tutù, insomma) ci
riportano ad un universo favolisticamente botanico, la prima delle "danze
caratteristiche" ("Cinese", affidata a funghi che mimano i
cinesini) e l'ultima ("Russ”, con i cardi-cosacchi e le
orchidee-contadinelle) costituiscono risultati originalissimi sia sotto
l'aspetto inventivo, delle idee insomma, che sotto quello più specificamente
filmico, dell'animazione. Qui siamo al capolavoro, ai vertici delle possibilità
del cinema animato: i funghi del primo balletto sono molto approssimativamente
antropomorfi, ma i loro movimenti ritmici sono "umanissimi" (a parte
la geniale trovata del baby-fungo inesperto e buffo che va fuori tempo
nell'imitare i "grandi": è il piccolo clown della situazione); e i fiori
dell’ultimo mimano le danze russe folcloristiche in una stupefacente
allusività. Quanto alla Danza delle ore le “forme" del balletto
classico sono rigorosamente rispettate in un risultato spassoso come caricatura
dei ballerini romantici, con lo stravolgimento grottesco dei cliché
consacrati: vedi gli struzzi coi piedoni immensi rivestiti di scarpette di
raso, gli ippopotami con un vaghissimo tutù trasparente e gli elefanti leggeri
come silfidi, anche questi, ippopotami ed elefanti - esponenti di femminilità
abbondantemente romantica - con le scarpette da ballo ai piedi anzi alle zampe.
Solo i personaggi "maschi" ne fanno a meno: sono gli
alligatori-seduttori, che concupiscono e rapiscono gli altri animali piombando
nel gineceo avvolti in rossi mantelli, una piuma spavalda in testa. L'episodio
(che conserva lo schema esterno del passaggio delle ore di una giornata) è un
bestiario insolente e divertente, satira del balletto ma balletto autentico
allo stesso tempo: momento-chiave, se vogliamo, per valutare tutto intero il
film, basato sulla mancanza assoluta di ogni soggezione, di stampo fieramente
americano, rispetto alla grande musica, alla cultura "alta". (…)
Ricco di stimoli, capace di dividere i pareri, impastato di bene e di male, Fantasia
è un testo fondamentale. Se non realizza l'eterna utopia del
sincretismo effettivo immagine e suono, per il quale l'immagine dovrebbe
diventare ontologica realtà auditiva e viceversa, si tratta senza dubbio di una
interessante operazione all'insegna della "contaminazione", ove si
restituisca al termine il suo significato originario. Sono stati consumati
gravi tradimenti, nei confronti della musica (fra l'altro degli otto movimenti
di cui si compone Lo schiacciano se ne sono conservati sei e l'Ave
Maria è trascritta per voce solista e coro), ma non si tratta di un
trattenimento musicale offerto in una sala da concerto, si tratta uno
spettacolo offerto soprattutto a spettatori non specialisti, chiamati ad
ascoltare musica lontana dai loro parametri abituali. (Ermanno Comizio, Cineforum
n. 3345/1994)