>
Habemus Papam di
Nanni Moretti
Più gioco che psicanalisi
E’ morto il
Papa. Il collegio cardinalizio si riunisce per il conclave. Qualche fumata
nera, poi quella bianca. A sorpresa, la scelta cade sul Cardinale Melville
(Piccoli). Tutto è pronto per l’annuncio ufficiale ma, quando il cardinale
protodiacono sta per pronunciare il nome del nuovo eletto, arriva il colpo di
scena: l’interessato ha un grido di dolore e si tira indietro. A differenza di
Celestino V, il nuovo pontefice non aspetta quattro mesi prima di abdicare; la
sua non è viltà, ma paura. Passeggera crisi di panico, o qualcosa di più serio?
Mentre il neo Pontefice viene affidato alle cure del Dottor Brezzi (Moretti),
il più bravo psicanalista sulla piazza, il mondo intero trattiene il fiato e i
cardinali restano intrappolati in Vaticano. Il caso non è semplice, anche
perché Brezzi deve scavare nella psiche del Pontefice alla presenza di una
schiera di cardinali e con il divieto di rivolgergli domande inopportune.
L’illustre paziente palesa sintomi che potrebbero rimandare a disturbi
infantili. E’ lo stesso luminare, allora, a consigliare di ricorrere ad
una specialista del settore, sua ex-moglie (Buy), fautrice ed esperta del deficit
di accudimento. Si architetta l’uscita dal Vaticano in gran segreto e il
Papa, in abiti civili, incontra la dottoressa. Ma la malattia del Pontefice è l’
angoscia, originata dalla consapevolezza di non essere all'altezza del ruolo
che deve ricoprire e dalla difficoltà di comprendere i piani di Dio (“Dio vede in me capacità che non ho. Dove
sono, dottore? Le cerco e non le trovo"). L’uomo Melville, convinto
che nessuno potrà mai capire il dramma che si porta dentro, si dà, allora, alla
fuga e vaga per le vie di Roma. Per evitare scandali e nella speranza che tutto
rientri nella normalità, il portavoce papale (Stuhr) fa ricorso alla sagoma di
una controfigura del Santo Padre che, apparendo dietro le tende
dell’appartamento privato, rassicura porporati e fedeli. Ma l’attesa si fa sempre più lunga e a nulla
serve un torneo di pallavolo tra cardinali, organizzato da Brezzi per rompere
la monotonia. Il portavoce getta la spugna e rende nota la fuga del Papa. Melville
viene rintracciato mentre assiste alla prima de Il gabbiano di Cechov e riportato sul balcone dal quale era fuggito.
A nulla serve la sua invocazione: Lasciatemi
andare via. Nessuno mi ha mai visto, nessuno più mi vedrà. Dopo avere confessato
Urbi
et Orbi la sua paura e la decisione di rinunciare al papato, ha la forza di
predicare la più semplice e sconvolgente delle verità: “Ci vuole tanto amore per tutti”.
Lo
sapevamo già che un film si può leggere in mille modi, ma fa sempre piacere
sentirlo dire dallo stesso regista. Alla presentazione ufficiale di “Habemus Papam”, Nanni Moretti ha
dichiarato: “Ogni lettura del film è lecita; ogni spettatore è diverso
dall’altro.” E così, via all’ampio ventaglio di commenti, interpretazioni,
valutazioni: capolavoro, interessante, coraggioso, divertente, complesso,
irriverente, modesto, deludente, da boicottare. E ancora: Moretti è alla
frutta, Moretti bravissimo, buono lo
spunto ma la storia non sviluppa le premesse,
film intelligente, film maturo,
film umoristico e drammatico ma non armonico, film rivoluzionario, capitoli non
bene amalgamati, la fede ridotta a commedia pittoresca. Libera esegesi anche su “cosa ha voluto
dire”: una riflessione sul potere, riflettori sul lato umano del clero,
un’analisi sulla fragilità dell’uomo, un appello all’amore, l’eterno conflitto
tra fede e ragione, la fine del potere temporale della Chiesa, la solitudine
dell’ uomo, il fallimento della psicanalisi, la fine di un’epoca, la deriva
esistenziale, il coraggio di avere paura. Mette tutti d’accordo Natalia
Aspesi quando scrive: “Qualunque cosa Moretti voglia dire, a parole non ce
la dice, o la dice con dispettosa nebbiosità, consentendo così a chiunque di
interpretare il film come crede.” Sembra di rileggere ciò che, tanti anni fa, i
critici (accentuando la nebbiosità ed eliminando del tutto il dispettosa)
dicevano a proposito dei film di Bergman. Ma quelli erano anche trattati
filosofico-teologici sul silenzio di Dio; questo è solo un film. Un film
semiserio né bello, né brutto, che parte da un’idea originalissima, si sviluppa
in situazioni più o meno grottesche e più o meno surreali, si dilunga un po’
troppo nella sequenza del torneo di pallavolo e sfocia in una planetaria
confessione di debolezza e in un messaggio di amore. Un film giocato (è questo, probabilmente, il termine più
esatto per definirlo) con allegria e da gustare senza farsi prendere dall’
ansia di leggere oltre le intenzioni del regista. Ed è il gioco, nelle sue
molteplici sfumature, a fare da leitmotiv: la “competizione sportiva” che
trasforma severi Principi della Chiesa in pueri centum annorum, il
“guardie e ladri” di Papa Melville, il “rimpiattino” della comica controfigura
della guardia svizzera, la “recita teatrale” della compagnia di attori, lo
sberleffo sugli agi del Vaticano, “il gioco del dottore” della coppia di
psicanalisti, il gioco del “come finirà?” che contagia gli spettatori. Gioco da
non confondere con la superficialità e da interrompere quando la finzione sta
per avere il sopravvento sulla realtà. Ed ecco, allora, la svolta finale che
spiazza un po’ tutti. Moretti, come a voler ricordare che un bel gioco dura
poco, mette da parte l’ironia, esce di scena come Dottor Brezzi e ritorna regista serio. Lo fa accostando il
suo tenero Melville ad un altro personaggio della storia del cinema: a quel barbiere
ebreo, calato a forza nei panni del dittatore Hynkel, che confessa candidamente
“mi dispiace, ma io non voglio fare l’Imperatore”. E dalla loggia della
Basilica di San Pietro sembra piovere sul mondo lo stesso proclama di libertà, di fratellanza e di amore che ne Il Grande
dittatore di Chaplin invitava a guardare il cielo e a volare
sull’arcobaleno .
Habemus Papam
Regia: Nanni Moretti
Con: Nanni Moretti, Michel Piccoli, Jerzy Stuhr, Renato Scarpa, Margherita Buy, Franco Preziosi, Roberto Nobile, Gianluca Gobbi
Italia, Francia,
2011
Durata: 104′