Locandina Vento di primavera

La  bufera parigina del ’42 in Vento di primavera di Rose Bosch

Succede anche questo: che una pagina di storia venga rimossa dalla memoria di un’intera nazione per un misto di vergogna, rimorso, incredulità. E succede pure che, a distanza di 70 anni, qualcuno senta il bisogno di dire la verità. 

Nella notte tra il 15 e il 16 luglio del 1942, con la Francia occupata dai tedeschi, scatta un rastrellamento di massa a Parigi e oltre 13.000 ebrei vengono arrestati e divisi in due categorie: i componenti dei nuclei familiari con donne e bambini vanno al raduno approntato presso il velodromo d’inverno; gli altri nel campo di Drancy, alla periferia di Parigi. Dopo cinque giorni di stenti, senza acqua e servizi igienici, vengono smistati e deportati al campo di concentramento di Beaune-la-Rolande e in quello di sterminio di Auschwitz. Solo 25 persone riusciranno a sopravvivere; su 4.051 bambini non si salverà nessuno.

Rose Bosch, produttrice, sceneggiatrice e regista francese al suo secondo film dopo il thriller Animal  (2005) mai uscito in Italia, realizza La retata  (questo il titolo originale del film che, senza dubbio, rende meglio del Vento di primavera  voluto in Italia) precisando che “tutti i personaggi sono realmente esistiti e tutto gli avvenimenti, anche i più drammatici, sono realmente accaduti”. Dopo tre anni di ricerche e di documentazioni, trova una preziosa testimonianza in Joseph Weismann, fuggito con un coetaneo da Beaune-la-Rolande prima che i prigionieri venissero caricati sui treni per Auschwitz. L’incontro con questo testimone diretto, così come lo racconta la stessa regista,  potrebbe fornire materiale per un altro film. “Ero scoraggiata (…) poi, all’improvviso sentii un uomo, Joseph Weismann, dire: Vivevamo a Montmartre… eravamo in Rue des Abbesses, vennero a prenderci e dopo tre o quattro giorni ci portarono alla Gare d’Austerlitz e poi arrivammo al campo di Beaune-La-Rolande. Non era possibile! L’unico bambino sopravvissuto ai campi di cui ero a conoscenza era un neonato di sei mesi che avevano nascosto dentro una zuppiera per farlo scappare. Joseph Weismann poi proseguiva: Incontrai un amichetto che si chiamava Joseph Kogan e decidemmo di evadere, passammo sotto 5 metri di filo spinato.  Ero sopraffatta dall’emozione, quando lo sentii dire: Se un giorno qualcuno farà un film su quello che ci è accaduto… e poi riprendeva: No, credo che nessuno oserà mai, perché è disumano. Era lui! Immediatamente chiamai Klarsfeld che mi disse che non ne aveva mai sentito parlare. (…) Le mie prime ricerche non mi avevano dato risultati su di lui. Poi, poco prima di partire per le vacanze, era l’estate del 2007, Klarsfeld mi inviò le copie delle lettere inviate a Jacques Chirac nel 1995 per ringraziarlo di aver riconosciuto la responsabilità della Francia in quella retata. Improvvisamente lessi “Rue des AbbessesVel’d’Hiv…. Campo del Loiret”. Lessi il nome: era lui! Era una lettera di Joseph Weismann. La lettera risaliva a oltre 15 anni prima, era stata spedita da Le Mans. Cercai su Internet, non risultava nessun Weismann a Le Mans. Decisi di affidarmi alle poste e gli spedii una lettera. Scrissi: “Lei ha detto che nessuno avrebbe osato girare un film, questo film io lo sto facendo. E se vuole, lei ne sarà uno dei personaggi principali, mi richiami a questo numero. Se i suoi figli, parenti, vicini, qualcuno della sua famiglia trovasse questa lettera, per favore, richiamatemi in qualsiasi caso”. E lanciai il mio messaggio nella bottiglia. Qualche giorno dopo, ero nella sala d’imbarco dell’aeroporto, pronta per partire per Los Angeles, quando mi chiamarono dal mio ufficio per dirmi: Ha chiamato un certo Jo, ha detto che lei avrebbe capito.

Joseph, che nel 1942 aveva undici anni e viveva nel quartiere di Montmartre,  è il bambino che nella prima parte del film guida gli spettatori nell’intreccio di diverse storie. La sua immagine appare nell’occhio di una cinepresa 8 millimetri che sta riprendendo alcuni bambini su una giostra. L’operatore è un ufficiale tedesco, il quale, quando nota la stella ebraica cucita sulla giacca di Joseph, smette di filmare. E’ il preludio a una bufera che si sta abbattendo su 25.000 ebrei provenienti dalle diverse nazioni e rifugiatisi a Parigi per sfuggire ai nazisti. Sequenza dopo sequenza, Rose Bosch ci fa assistere ai riti quotidiani che gli  ebrei sono costretti a modificare in seguito all’introduzione di leggi razziali, alle umiliazioni che devono subire, alla paura durante la terribile notte della retata, alle bugie del potere che tenta di giustificare e legittimare l’emarginazione, all’ammucchiata disumana nel velodromo, alla deportazione, alla Shoah. Mostruosità rese ancora più insopportabili da un montaggio che alle sofferenze dei deportati contrappone il quadretto idilliaco di Hitler nel ritiro campestre del Berghof - con Eva Braun, Himmler e i bambini protetti che si baloccano tra cocktails, fotografie col capo e pane e latte da dare ai cerbiatti. A ricevere il testimone, nella seconda parte del film, saranno il medico ebreo David Sheinbaum (Jean Reno) e l’infermiera Annette Monod (Mélanie Laurent), entrambi impegnati a proteggere e a confortare grandi e piccini. Il primo,  convinto che sarebbe arrivato un giorno in cui i colpevoli avrebbero dovuto spiegare e pagare per quel delirio collettivo, morirà ad Auschwitz;  la seconda, dopo avere appreso dell’esistenza delle camere a gas e avere esclamato incredula  “non può essere”, accoglierà i parenti delle vittime e i pochi sopravvissuti. Non è il solo omaggio della regista ai “giusti” di Francia. A bilanciare il collaborazionismo di Pétain e Laval e la miopia degli intolleranti felici di potere esclamare “ora questi ebrei non si danno più tante arie, resteremo solo noi”, la Bosch dà spazio anche a parigini solidali che, mettendo a repentaglio la propria esistenza, riuscirono a salvare ben 12.000 ebrei. Non è “storia antica che non importa a nessuno”, come qualcuno ha detto al produttore e alla regista in fase di lavorazione. E’ storia da tenere sempre presente. Per non ripeterla mai più.  

Vento di primavera  (La rafle)

Regia: Roselyne Bosch

Con:  Jean Reno, Mélaine Laurent, Adèle Exarchopoulos, Anne Brochet, Gad Elmaleh, Hugo Leverdez, Jean-Michel Noirey, Joseph Weismann, Udo Schenk
Germania, Francia, Ungheria, 2010

Durata: 125