Tomboy: dolce e fragile
maschiaccio.
Più
maschietto che maschiaccio (in inglese: tomboy) la ragazzina di dieci anni, protagonista del secondo
lungometraggio di Céline Sciamma.
La giovane regista francese di origini italiane, dopo avere trattato in
Water Lilies (2007) il
risveglio sessuale di tre quindicenni, torna sugli schermi con un film delizioso, che
affronta in modo delicato la scoperta
della sessualità nella fase preadolescenziale. Protagonista di questa piccola
grande storia è Laure, capelli corti e abiti maschili, primogenita di una
coppia della media borghesia stabilitasi da pochi giorni in un nuovo quartiere
di Parigi. E’ ancora estate e le scuole sono chiuse. Il padre di Laure lavora
con il computer, la madre è in attesa del terzo figlio, la sorellina Jeanne ha
solo sei anni e, per quanto deliziosamente complice, è troppo piccola per essere
di compagnia. Laure, la mattina stessa in cui va alla ricerca di amicizie nel
nuovo ambiente, ha la sfortuna di incontrare Lisa, una coetanea che,
scambiandola per un maschietto, le chiede: “Sei nuovo qui? Come ti chiami?”
Basterebbe chiarire subito l’equivoco, ma Laure non ha il tempo di riflettere e
il coraggio di dire la verità. Presa alla sprovvista, si inventa un nome nuovo
e una nuova identità. Dice solo: Michael. Potrebbe, dovrebbe essere una bugia
di poco conto; diventa, invece, un macigno. Intrappolata nel gioco della
finzione che ha scelto troppo imprudentemente, Laure non riesce più a venirne
fuori. Fino a quando è la sorellina a scoprire il segreto, Laure riesce a comprarsi
il suo silenzio trascinandosela dietro e inserendola nel gruppo dei suoi nuovi
amici. Anche i problemi legati alla partecipazione ai giochi - dal rubabandiera alla partita di calcio e ai tuffi in costume
da bagno – vengono superati con infantili stratagemmi. Con il passare dei
giorni, però, tutto si complica. I nodi, iniziati con Lisa che si innamora di lei e proseguiti con
l’affissione delle liste degli alunni nella scuola dove non appare il nome di
Michael, vengono definitivamente al pettine quando, per difendere la sorellina,
Laure/Michael fa a botte con un coetaneo. La mamma del ragazzino picchiato
pretende le scuse dai genitori del maschiaccio
e la verità viene fuori. Che fare per uscire fuori dal pasticcio? La mamma di
Laure non trova altra soluzione che quella di metterle addosso una veste, trascinarsela
dietro e costringerla a uscire fuori dall’ambiguità. Sorpresa degli amici con
conseguenti battutine di scherno, risentimento e rabbia da parte di Lisa,
isolamento, tentativo di fuga. Poi un accenno di sorriso e la ritrovata serenità.
Condotto con
mano sicura da una regista che non nasconde l’ispirazione autobiografica (“Naturalmente nel film c’è qualcosa della mia
infanzia, mi sono sempre sentita un maschiaccio, ho avuto con mia sorella un
rapporto molto stretto, come quello descritto nel film, e la mia era una
famiglia calorosa, esuberante. Mi sono ricordata di tutto questo, e anche del
piacere, del senso di libertà, che si prova certe volte durante la prima
giovinezza. Dopo, crescendo, delle porte inevitabilmente si chiudono”), Tomboy è un gioiellino di film che, da una
parte, tiene gli spettatori con il fiato sospeso e, dall’altra, li invita a
riflettere. “Dell’infanzia – dice ancora
Céline Scianna - si parla sempre come dell’età
dell’innocenza, io credo invece sia una stagione della vita piena di sensualità
ed emozioni ambigue.” Il film, che tutto è tranne una storia di travestimento
infantile, parla di bambini rivolgendo domande ai grandi. Capita spesso di
incontrare persone che, stando male con se stessi, desiderano cambiare pelle.
Qualcuno si porterà dietro questo tormento per tutta la vita, qualche altro
cercherà di rompere le convenzioni e di buttare la maschera. Con il pericolo di
non reggere di fronte alle reazioni degli altri. Il quattordicenne Jamey Rodemeyer di Buffalo, nello
stato di New York, dopo avere confessato la sua omosessualità, non ha
sopportato le persecuzioni che ha dovuto subire e si è suicidato. Una tragedia
analoga si teme quando Laure si stacca dalla madre che la sta costringendo a
mostrarsi per quella che è e scappa via. Fortunatamente la suspense dura poco. Le
venature di giallo, che avevano fatto di Laure una spia che s’infiltra nel
mondo dei maschi, scoloriscono e Tomboy si incanala
nel genere di film alla Truffaut. Merito indubbio di una regista intelligente, ma anche della
piccola Zoé Héran, scelta
il primo giorno dei provini e diventata subito il personaggio intorno al quale
costruire l’intero cast. Altre note di agenzia ci fanno sapere che il film è
stato scritto in 3 settimane, girato in 20 giorni, con un budget iniziale di
500 mila euro. E ancora: dopo il successo in Francia, Tomboy è stato venduto in 30 paesi, ha vinto il premio Teddy Award a Berlino e quello del pubblico a Torino. Peccato
che altre fonti ci dicano pure che, in Italia, Tomboy ha raggiunto la metà della
metà della metà della metà degli spettatori di “Che bella giornata” di Checco Zalone!
Tomboy
Regia:
Céline Sciamma
Con:
Zoé Héran, Malonn Lévana, Jeanne Disson, Sophie Cattani, Mathieu Demy
Francia,
2011
Durata:
82’, col.