
Il disagio della violenza
IL SEME DELLA VIOLENZA
(The Blackboard Jungle)
Usa, 1955
con: G. Ford, A.
Francis, L. Calhern, P. Mazursky, S. Poitier
regia: Richard
Brooks
durata: 94', b/n
Il giovane insegnante Richard Dadier, felicemente
sposato con Anne che aspetta un bambino, riesce ad ottenere un lavoro in una
scuola di avviamento al "Downtown" newyorkese. Pieno di entusiasmo,
interpreta l'insegnamento come "missione" culturale e sociale, ma
deve fare i conti con un preside incerto e impaurito, con colleghi demotivati,
abulici e indifferenti e, soprattutto, con studenti violenti, riuniti in bande
e assoggettati al fascino di due leaders: "il biondino" e il negro
Gregory Miller. Dopo essere accorso in aiuto di una collega che stava per essere
stuprata e dopo avere apertamente dimostrato ai suoi alunni di non temere le
loro intimidazioni, Dadier rischia grosso. Egli, infatti, non solo viene
aggredito fisicamente, ma deve anche subire le maldicenze che mettono in crisi
il suo matrimonio con Anne. Incompreso per opposte ragioni sia dai colleghi che
dagli studenti, egli non demorde e riesce ad instaurare un rapporto di lealtà
con Miller. Solo quando sua moglie sta per perdere il figlio tanto atteso,
Dadier va in crisi ed è sul punto di abbandonare l'insegnamento. Da un ennesimo
tentativo di violenza del temibile "biondino" (sventato questa volta
dagli stessi ragazzi) nascerà, tuttavia,
la "soddisfazione" del docente per la presa di coscienza
civile da parte della classe.
Richard Brooks
(Filadelfia, Pennsylvania, USA, 1912 – Los Angeles, 1992)
Dopo avere compiuto gli studi universitari nella sua
città natale, si dedica alla professione di cronista sportivo nei giornali e
alla radio. Passato alla NBC di New York, scrive drammi radiofonici e sceneggiature
e si fa notare per il suo impegno letterario. Nel 1947 un suo soggetto, tratto
dal romanzo "The Brick Foxhole", viene trasformato nel film Odio implacabile di E. Dmytryk. Passato
alla sceneggiatura, Brooks si "specializza" in film imperniati sulla
esibizione della violenza e del sadismo. Sono di questo periodo: Forza bruta di J. Dassin (1947), L'isola di corallo di J. Huston (1948) e
La strada del mistero di J. Sturges
(1950). Nel 1950 esordisce nella regia con La
rivolta, commedia satirica a sfondo politico, interpretata da due attori
impeccabili come C. Grant e J. Ferrer. Dopo L'ultima
minaccia (1952), realizza Il seme
della violenza (1955) che lo pone all'attenzione del pubblico e della
critica.
Regista incline agli effetti melodrammatici e alle
contrapposizioni nette dei sentimenti, di solito in situazioni di forte
tensione, quando riesce a "controllare" se stesso ottiene risultati
di efficacia intimistica (come in Pranzo
di nozze del 1956). Più spesso, però, cede al melodramma con risultati
irritanti (Qualcosa che vale del
1957), letterariamente modesti (
Karamazov del 1958), enfatici (La
gatta sul tetto che scotta del 1958), brillanti (Il figlio di Giuda del 1960). I migliori esiti li ottiene con film
di avventura, ancora oggi apprezzabili: L'ultima
caccia (1956), I professionisti
(1966), Stringi i denti e vai (1975).
Altri film da ricordare: A sangue freddo (1967), ricostruzione minuziosa di un fatto di
cronaca, e In cerca di Mr. Goodbar
(1977), la patetica storia di Theresa
Dunn, un' infelice e sbandata maestra, che costituisce anche il suo ritorno al
melodramma, La febbre del gioco (1985).
Il seme della
violenza, tratto dall'omonimo romanzo
di Evan Hunter, rappresenta "un
quadro di violenza urbana e di disgregazione dell'istituzione scolastica fra i
più duri della storia del cinema americano" (Dizionario Universale del Cinema a cura di Fernaldo Di Giammatteo,
Editori Riuniti).
La figura del docente che, nonostante le botte, le aggressioni e le intimidazioni, ha
partita vinta sugli alunni difficili, appare, tuttavia, eccessivamente
costruita sui moduli dell'eroe senza macchia e senza paura. Dadier è
un'eccezione nel panorama squallido degli insegnanti "vinti",
rassegnati a subire dagli alunni ogni provocazione verbale e fisica; ma anche
la classe violenta è (dovrebbe essere) un'eccezione nel panorama della scuola
americana. La conclusione positiva della storia appare come la vittoria sulla
violenza operata da un gruppo - docente e alunni (l'intera classe riesce ad
emarginare il terribile biondino e il suo amico violento) - culturalmente e
socialmente ricostruito.
Alcune curiosità:
- in questo film per la prima volta viene usato il
rock nella colonna sonora, con "Rock Around the Clock" sui titoli di
testa;
- nel 1967 Sidney Poitier, nel film La scuola della violenza di James Clavell, si troverà ad
interpretare, in un'analoga storia, la parte del docente in una turbolenta
classe di ribelli della periferia londinese;
- presentato a Venezia, il film suscitò le ire
dell'ambasciatore americano a Roma, Claire Luce, che cercò inutilmente di farlo
ritirare.
Alcuni giudizi critici
"E' un film che alla sua uscita fece scandalo per
la crudezza con cui descriveva la violenza degli slum, ma rivisto oggi la sua
presa di posizione a favore del professore progressista con gli occhi chiari e
il cuore d'oro appare un po' facile. Ottimo il lavoro con gli attori, tra cui
un giovane ma già interessante Poitier nella parte di Miller e il futuro
regista Paul Mazursky in quella di Stocker." (Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)
"Studio vigoroso e realistico della delinquenza
giovanile, ma anche degli ambienti popolari americani - newyorkesi - e dei
rapporti tra bianchi e negri. (Il personaggio "di colore" interpretato
da S. Poitier è, nel novero degli allievi, il più coraggioso e soprattutto il
più lucido; dopo aver collaborato col professore, rispetto al quale mostra
maggior serietà e coscienza, dice: "Non torneremo più indietro",
alludendo chiaramente alle lotte antirazziste, di cui il film, nella linea
democratica propria a Brooks, fu una delle prime manifestazioni a
Hollywood)." (G. Sadoul, Il cinema, I film, Sansoni)
"Il dramma scolastico è in fondo anche uno
scontro di generazioni che, negli anni di James Dean, sembrano ancora potersi
comprendere e aiutare a vicenda.
Illusione sentita dai personaggi dello stesso Dean che qui sembra
presente in spirito. G. Ford assomiglia al pastore protestante che in qualche
passo del film ambisce essere. Neppure l'ipotesi di una "love affair"
con la sua avvenente collega, su cui tanto si maligna a scuola, lo scuote.
Proprio per tutte queste prove di rettitudine avrà partita vinta. Ma è una
risposta che sembra non convincere nemmeno il regista. Richard Brooks poi è un
autore non adatto ai generi metropolitani ma ai comportamenti e alle leggi del
grande west. Frutto di una moda che al cinema americano diede, tra gli anni
cinquanta e sessanta, una patina di progressismo impegnato, questo film sui
drammi della scuola aveva soprattutto il merito di aprire un filone e di
scrutare, con attenzione quasi documentaristica, un universo esistenziale
sovente dimenticato dal cinema di Hollywood. Il meglio del racconto è nello
scontro dei caratteri cui Ford e Poitier danno risalto. In ombra invece le
donne, bloccate da un cliché di comportamento che sembra, a distanza di anni,
più vecchio di tutto il resto della pellicola. Nella sceneggiatura si rivede la
concezione dello spettacolo cara a Brooks: un susseguirsi continuo di eventi
in cui i protagonisti si ritagliano brevi pause per misurare se stessi al
cospetto della vita." (Giorgio Gosetti in Dizionario Universale del Cinema a cura di Fernaldo Di Giammatteo,
Editori Riuniti)
Il seme della
violenza -in stretta parentela morale
con i film di gangster, di guerra e persino western - è un terrificante documento
sociale, ove non soltanto viene messo sotto accusa un determinato istituto
scolastico ma anche la stessa comunità umana e civile che ne è più o meno
direttamente responsabile. Gleen Ford, nella parte del professore Dadier,
sostiene tuttavia che si può vincere la crudele asocialità di questi ragazzi e
il finale del film sembra dargli ragione; ma il problema resta, in tutta la sua
gravità: merito di Brooks avere avuto il coraggio di affrontarlo." (Lino Lionello Ghirardini, Storia Generale del Cinema, Vol. 2,
Ellemme Ed.)