
Il disagio dell'amore
Italia, 1934
con: S. Tofano, D. Perbellini, M. Denis, C. Zoppetti,
U. Cesari
regia: Goffredo Alessandrini
durata: 78', b/n
Un professore non più giovane si innamora (ricambiato)
di una collega nubile. Il loro timido e romantico idillio, però, viene notato
dalle alunne e un'impertinente ragazza borghese, figlia di un importante uomo
politico, si diverte a fare da terzo incomodo.
Facendo ricorso alla sua civetteria e a
piccole astuzie femminili, la giovane attira l'ingenuo professore nella
trappola dell'amore, fino a suscitare le reazioni della professoressa. Solo
quando il gioco si fa pericoloso per tutti, la ragazza capisce di avere
esagerato con i suoi capricci calpestando i sentimenti degli altri e si fa da
parte lasciando campo libero alla "rivale".
Goffredo Alessandrini (Il Cairo, 1904 - Roma, 1978)
Nato in Egitto, dove il padre dirigeva i lavori della
diga di Assuan, Alessandrini segue gli studi di ingegneria in Inghilterra e quelli
di architettura in Italia, occupandosi particolarmente di scenografia. Inizia
la sua carriera nel mondo del cinema come assistente di Alessandro Blasetti;
subito dopo passa al documentarismo realizzando il suo primo lavoro in Egitto
nel 1929 sulla Diga di Nag Hamadi.
Trasferitosi ad Hollywood, ha modo di completare la sua formazione lavorando
al doppiaggio per la MGM. Al suo rientro in Italia esordisce come regista di
film a soggetto con il fortunato adattamento di una commedia tedesca, La segretaria privata (1931), che ebbe
un grande successo. Anche il sentimentale Seconda
B (1934) gli procura qualche soddisfazione, ma è con Cavalleria (1936) - rievocazione dell'Italia agli albori del
secolo, soffusa di una malinconica grazia crepuscolare - che ottiene i
risultati migliori di questo suo primo periodo. Con l'avvento del fascismo,
diventa uno dei più apprezzati registi di regime e confeziona accurate opere
di propaganda nelle quali mette a frutto la sua dimestichezza con l'Africa. Con
Luciano Serra Pilota (1938) vince la Coppa Mussolini per il miglior film
italiano al festival di Venezia. Nel 1935, conosce e sposa Anna Magnani; ma si
tratta di una relazione burrascosa e il matrimonio fallisce. E', comunque, in
questo periodo che acquista maggiore notorietà e il suo nome resta legato ai
film degli anni '30, dove l' evidente
retorica è compensata da una certa raffinatezza figurativa e da un ottimo
mestiere. Personaggio esuberante ostentò un temperamento da "grand
seigneur" e una vistosa benda all'occhio, segno caratteristico di un
infortunio professionale condiviso con altri e più celebri colleghi. Nel
dopoguerra stenta a inserirsi nel nuovo
clima creato dal neorealismo e retrocede progressivamente nell'ombra, pur
dirigendo opere di dignitosa fattura come L'ebreo
errante (1948) e Camicie rosse
(1952), in cui Anna Magnani riveste con
efficacia il ruolo di Anita Garibaldi. Dopo il 1952 si stabilisce
temporaneamente in Egitto e negli anni '60 appare anche come attore in un film
di secondo piano.
Atri suoi film: Don
Bosco (1935), Abuna Messias (1939), Giarabub (1941), Noi vivi e Addio Kira! (1942).
Seconda B, con tutti i
suoi stereotipi e le sue ingenuità, inaugura un genere che sarà ripreso da
altri registi negli anni successivi: quello delle "storie di scuola".
Da Pensaci Giacomino! di Gennaro
Righelli a Ore nove lezione di chimica
di Mattoli, da Maddalena zero in condotta
di De Sica a Il birichino di papà di
Matarazzo e a Gian Burrasca di
Tofano, infatti, il cinema produrrà tutta una serie di commedie rosa sulla
scuola dal finale rassicurante e prevedibile. I docenti, ancora una volta,
vengono rappresentati nei loro "classici" atteggiamenti: burberi e
paterni, infantili e spocchiosi, temibili e ridicoli. Questa volta, tuttavia,
essi vengono visti anche come "persone normali" in cerca di amore; e
se lo trovano all'interno della scuola... tanto meglio!
Alcuni giudizi critici
"Una delicata commedia scolastica ambientata
negli anni Dieci, che rievoca l'Italia piccolo-borghese degli inizi del secolo
con toni smorzati e un soffuso alone di nostalgica tristezza. Inevitabilmente
rétro già all'epoca della realizzazione, il film è comunque sostenuto da una
grazia irreprensibile, sia nello stile dall'andamento musicale, sia nelle
interpretazioni (dove eccelle un Tofano squisito). " (Dizionario dei film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)
"L'ambiente scolastico - luogo per eccellenza
negli anni del fascismo dello scontro tra norma e conservazione e desideri
trasgressivi, soprattutto femminili - diventa un microcosmo esemplare dove si
muovono, nel pressocché pieno rispetto dei propri ruoli, tutta una serie di
personaggi, organizzati gerarchicamente e in costante conflitto tra di loro.
(...) La scuola diventa, a partire da Seconda
B, un luogo di conflitto tra una società fondata su principi educativi
autoritari, di descrizione ottocentesca
e una diversa morale dei giovani e soprattutto dei personaggi femminili,
che prendono coscienza del proprio fascino, del potere del proprio corpo e lo usano come arma per controbattere e
tentare di disgregare le forme di repressione del sistema scolastico. Anche se
Alessandrini non rispetta le intenzioni di Barbaro, che voleva implicare nel
racconto motivi psicanalitici, c'è in tutta l'opera una penetrante parodia
delle istituzioni scolastiche e non (soprattutto per quanto riguarda la figura
del deputato, padre della ragazza)." (Gian Piero Brunetta, Storia del cinema italiano 1895-1945,
pag. 484, Editori Riuniti)
“L'impacciato idillio tra un
insegnante cinquantenne e una collega nubile viene intralciato dalla civetteria
impertinente di un'allieva. Ambientata negli anni '10, non senza accenti alla
Gozzano (costumi di Gino Sensani) è una commedia sentimentale che ha qualche
finezza, garbo, freschezza. Presentato alla 2a Mostra di Venezia.” (Morandini 2007)