LA SCUOLA

 

Scuola e disagio

 

 

LA SCUOLA

 

Italia, 1995

con: S. Orlando, A. Galiena, F. Bentivoglio, A. Petrocelli, A. Zagaria

regia: Daniele Luchetti

durata: 104', col.

 

Periferia di Roma, istituto superiore, ultimo giorno di scuola. Il corpo docente si appresta a festeggiare la collega Serino (inspiegabilmente assente), in procinto di andare in pensione. Durante la notte precedente  è crollato il tetto della biblioteca e sotto le macerie viene rinvenuta la scarpa di una donna: non sarà della Serino? Il prof. Vivaldi e la prof.ssa Majello sono amici, ma si sussurra che la donna abbia un amante nella scuola. Ripensando alla gita scolastica, Vivaldi (in cuor suo innamorato della bella collega) si convince che l'uomo segreto della Majello sia l'ambizioso vicepreside  Sperone, terrore degli studenti. Intanto ci si prepara allo scrutinio finale della classe IV A. L'allievo Cardini, "quello che fa la mosca" e che alcuni profes­sori devono ancora interrogare, non è presente nemmeno l'ultimo giorno di scuola; Martinelli Stefy, invece, staziona di fronte alla scuola, in auto, avvinghiata al fidanzato tutto borchie e pelle. Vivaldi recupera Stefy con un atto di coraggio, ma, dopo le prime domande, la vede cadere a terra, svenuta. E' incinta. Suona la campanella dell'ultina ora: i ragazzi sostano per tutto il pomeriggio davanti alla scuola per conoscere subito i risulta­ti degli scrutini. I docenti si riuniscono in palestra, ma manca ancora la Serino. Il regolare svolgimento degli scrutini viene interrotto prima da una telefonata anonima che ipotizza la pre­senza di una bomba nell'edificio, poi dall'arrivo dei vigili del fuoco chiamati per tirare fuori  dalle macerie (se c'è) il corpo della Serino e, infine, dal marito della Majello che è venuto a fare una scenata di gelosia alla moglie. La tensione tra i pro­fessori cresce, Vivaldi e Majello hanno un battibecco, molti alunni rischiano la bocciatura, Cardini non ha scampo. A scruti­nio concluso, Vivaldi e Majello si riconciliano e la donna fa capire al collega che l'oggetto delle sue attenzioni era proprio lui. Ricompare la Serino: le era sfuggito di mente che quello era l'ultimo giorno di scuola (e della sua carriera) e che... c'era lo scrutinio!

 

Daniele Luchetti  (Roma, 1960)

Ha esordito nella regia nel 1983 con Juke box, un film che si presentava come un tentativo di sperimentazione del nuovo cinema italiano, ma che in realtà dimostrava solo la passione del suo autore. Dopo Domani accadrà (1988), Luchetti realizza Il porta­borse (1990), un film rifiutato dalla Rai e prodotto dalla "Sacher film" di Nanni Moretti  (che nel film interpreta la parte dell'onorevole Botero). Luchetti e Moretti intuiscono, con anni di anticipo, l'opportunità di denunciare l'Italia dei furbi, dei corrotti e dei politici rampanti. Dopo la graziosa commedia La settimana della sfinge (1990), un film poco conosciuto e poco apprezzato, Luchetti ritorna a trat­tare  temi di impegno civile con Arriva la bufera (1993). Nel 1994, adatta per il teatro una commedia tratta dai libri di Domenico Starnone: Sottobanco: nasce così l'idea di realizzare La scuola.

Altri film: I piccoli maestri (1998), Dillo con parole mie (2003), Mio fratello è figlio unico (2007)

 

La scuola, tratto dai libri di Domenico Starnone Fuori registro ed Ex cathedra, può sembrare, soprattutto a chi non ha dimesti­chezza con l'ambiente, un'esagerazione grossolana. In realtà, invece (e tenendo presente le regole del paradosso), dietro i personaggi e le situazioni del film c'è l'esperienza di chi osserva e dice sorridendo: "Niente di ciò che ho raccontato qui mi è realmente accaduto. Se fatti e persone dovessero sembrare reali, la colpa è solo della realtà." (Starnone: Fuori registro)

 

Alcuni giudizi critici

 

" ...una commedia grottesca sui rituali del mondo scolastico osservati non attraverso gli studenti, variabile mutevole di anno in anno, bensì attraverso i docenti, chiusi nella ripetitività di gesti, tempi e spazi burocratici. Strutturato in modo classico (unità di luogo, di tempo e d'azione; presentazione dei personag­gi, della scena e infine delle storie), ma con riusciti andiri­vieni spazio-temporali che coprono l'intero anno scolastico e persino il fuoricampo (i problemi personali dei singoli docenti) "La scuola" si avvale di un cast perfettamente in parte, guidato da un Silvio Orlando in stato di grazia. Un esempio di quel cinema "medio" italiano che manca da troppo tempo." (Dizionario dei film, a cura di Paolo  Mereghetti, Baldini & Castoldi).

 

"Attenzione: non fatevi ingannare dal titolo. Non si tratta infatti di una ripresa del modello scolastico molto di moda nel cinema statunitense. In questo genere, solitamente, un professore che viene dall'esterno può trovarsi alle prese con classi turbo­lente (La scuola della violenza), con istituzioni eccessivamente rigide che soffocano la personalità degli alunni (L'attimo fug­gente), o con un gruppo di non udenti alquanto testardi (Figli di un dio minore). (...) Il film può definirsi una "commedia reali­stica"; le situazioni esilaranti, molto presenti nell'opera e originate da dialoghi briosi e scoppiettanti, lasciano spazio anche a sottili e amare denunce contro un sistema scolastico vecchio che abbrutisce preside, insegnanti e alunni. (...) Gli episodi burleschi - gli insegnanti che in sede di scrutinio si comportano peggio degli alunni, il preside ignorante, lo scanzo­nato e simpatico comportamento dei ragazzi - non fanno che sotto­lineare la gravità di un'istituzione che cade a pezzi, ancora ferma alla riforma Gentile del 1923 (rappresentata metaforicamen­te dal crollo del soffitto). (...) Felice è poi l'intuizione di non far vedere il malefico Cardini per tutto il film. Questo personaggio, che preferisce l'imitazione della mosca allo studio, si è creato attorno un'immagine quasi mitica, tanto da spingere il corpo insegnante a riproporre la sua imitazione dell'insetto in sede di scrutinio. Qual è la ragione di questo comportamento dei professori? Probabilmente essi sono travolti dalla quantità di simbologie che la mosca rappresenta (l'animale è il simbolo dei rifiuti, della decomposizione). E il volo ronzante finale di Cardini in soggettiva può forse rivelarci che il vero protagoni­sta del film è lui. Sono infatti molti i dialoghi che riguardano questo alunno svogliato, che mostrano la scarsa presa che ha quest'istituzione sugli studenti. E l'immagine "speculare" dello studente potrebbe essere la professoressa Serino; anche lei scompare per quasi tutta la durata del film e la sua immagine finale è più simile a quella di un fantasma che di una persona in carne ed ossa. L'anziana docente, inoltre, ha poi lo stesso atteggiamento di rifiuto di Cardini: si dimentica (volutamente?) degli scrutini finali per recarsi al matrimonio del nipote (guarda caso, accompagnata da Cardini)." (Simone Emiliani, in La rivista del Cinematografo del Centro Studi Cinematografico, anno 1995, n.15)

 

"La dimensione circoscritta della scena (aule, corridoi, uffici...) si trasforma in una vera esperienza claustrofobica nella lunga parte dedicata agli scrutini, ambientata in palestra, segnalando ulteriormente le valenze simboliche di un film che vuole parlarci non di una scuola ma de La scuola, palcoscenico esistenziale che si recita pirandellianamente ogni giorno. Un palcoscenico che contempla le sue maschere, i suoi rituali, i suoi registri, i suoi verbali, le sue vittime, i suoi carnefici... e soprattutto i suoi orari (...). Cardini, continua­mente evocato per tutto il film, capace solo di "fare la mosca", è un po' l'anima poetica e enigmatica del film. A lui che non compare mai, è interamente dedicata la sequenza finale, quando, bocciato per la seconda volta nella stessa classe, gli viene concesso di librarsi in volo e di ronzare nella scuola ormai deserta. Questo lungo volo in soggettiva - che tanto ricorda il cortometraggio d'animazione ungherese, premio Oscar, "A légy" (La mosca) di Ferenc Rufusz, in cui attraverso gli occhi di una mosca vediamo un mondo deformato nelle linee e nei colori e finiamo con lei distesi accanto ad altri insetti con uno spillo infilzato nella schiena - è forse espressione dell'ansia di libertà che lo anima, al di fuori dei rigidi schemi in cui la scuola finisce, volente o nolente, per imbrigliare tutti." (Agis Anec Lombardia, Arrivano i film,  Catalogo dei film, 1995/96)

 

"...ventuno su ventitré degli studenti che compongono la classe di cui parla il film li ho trovati io a Ostia." (Loredana Conte, assistente alla regia, in "Una lettera alla produzione" su Agi­scuola, 1995)