locandina del film SCUGNIZZI

 

 

 

Il disagio dei ragazzi di vita

 

 

 

SCUGNIZZI

 

 

Italia, 1989

con: L. Gullotta, P. Caruso, A. Giuffrè, G. Scala

musica: Claudio Mattone

regia: Nanni Loy

durata: 122', col.

 

 

Un gruppo di ragazzi minorenni, detenuti per vari reati nell' Istituto Minorile di Nisida, si accinge a mettere in scena al teatro San Carlo di Napoli un musical di beneficenza. Animatore e regista dell'iniziativa è Assante, uno squattrinato imbonitore televisivo con aspirazioni artistiche, che spera di ricavare un utile economico dall'operazione. La preparazione dello spettacolo è stata travagliata e viene rivissuta in flash-back tra una scena e l'altra. Scopriamo, in tal modo, non solo le storie individuali dei ragazzi che si alternano sul palcoscenico, ma anche il ruolo che alcuni spettatori hanno avuto in esse. Con il dipanarsi della vicenda, i canti, le coreografie e i balletti "usciranno" dal copione e diventeranno brani di vita vissuta.

 

 

Nanni Loy  (Cagliari, 1925 - Fregene, 1995)

Assistente di Luigi Zampa, firma con Gianni Puccini la regia di due interessanti film comici - Parola di ladro (1957) e Il marito (1958) - prima di realizzare da solo Audace colpo dei soliti ignoti (1959), il cui successo gli permette di girare due film di grande impegno civile ispirati alla resistenza: Un giorno da leoni (1961) e Le quattro giornate di Napoli (1962).

La sua produzione successiva è caratterizzata da un sempre deco­roso mestiere. Ricordiamo, tra i film più riusciti, Made in Italy (1965), Il padre di famiglia (1967), Rosolino Paternò soldato (1970), Detenuto in attesa di giudizio (1971), Café Express (1980), Mi manda Picone (1984), Amici miei atto III (1985), A che punto è la notte (per la TV), Pacco, doppio pacco e contropaccotto (1993).

Rilevante anche la sua attività televisiva, soprattutto dopo il successo di Specchio segreto (1964). Muore nell'agosto del 1995, mentre è in vacanza a Fregene, stroncato da infarto.

 

Il limite tra la finzione e la realtà - sempre molto sottile nel teatro come nella società - diventa a Napoli  quasi impercettibi­le. E questo perché, tra tutte le città italiane, Napoli è certa­mente la più contraddittoria e la più teatrale. Tutto, in essa, è spettacolo: fingere un incidente e morire veramente, portare un santo in processione e girare per le strade con il carretto, puntare una pistola giocattolo e ferire con un coltello vero, far finta di vendere caffè e spacciare droga, preparare fuochi arti­ficiali e perdere le mani, affacciarsi dai balconi e razzolare come "zoccole" nei bassi, urlare di gioia in mezzo alle strade per la conquista della Coppa UEFA e piangere all'interno di un cellulare, morire di fame e sentirsi Maradona, imbrogliare ed essere onesti...

 

 

Nanni Loy - che in una intervista rilasciata nel 1975 a G. L. Rondi ha dichiarato: "Lo sforzo di informare correttamente lo spettatore su alcuni episodi storici o problemi della società contemporanea ha caratterizzato, forse da sempre, il mio lavoro di regista" - ha voluto proporre, in Scugnizzi, uno dei problemi più scottanti della nostra società: quello delle devianze dei minori. La sua denuncia, passando attraverso la finzione dello spettacolo e sottolineando la funzione terapeutica dell'animazio­ne teatrale, è un invito alla meditazione anche per lo spettatore distratto, per quella "gente, magnifica gente di questa città; vicina e distante dalla nostra realtà".

 

 

 

Alcuni giudizi critici

 

 

"... Scugnizzi ha tre autori. In ordine di merito, se non di importanza, sono C. Mattone che ha composto le musiche, E. Porta che l'ha scritto e N. Loy che l'ha ideato e diretto. (...) In un certo senso Scugnizzi rimanda a Chorus Line, famoso musical di Broadway, ma spaccato in due, con la finzione del palcoscenico che si avvicenda con la realtà della vita. " (M. Morandini, Il Giorno, 19-10-'89).

 

"... Forse perché vi ha vissuto da ragazzo (a Napoli Nanni Loy aveva una nonna e uno zio), forse perché il ricordo di questa esperienza infantile è talmente radicato in lui da non poter essere cancellato, il fatto è che tra il regista sardo e la città partenopea c'è un feeling del tutto particolare. (...) Al film Scugnizzi - la situazione giovanile presa nella spirale del deterioramento sociale e vista attraverso i riflessi che dalla finzione del palcoscenico si riverberano nella realtà - Nanni Loy pensava già da diverso tempo, da quando ebbe occasione di assi­stere a uno spettacolo messo in scena dai ragazzi del Riformato­rio di Nisida. (...) Dopo Mery per sempre di Marco Risi, l'allar­mante situazione giovanile determinata dai gravi squilibri socia­li delle città del Mezzogiorno e il suo riflesso all'interno dei carceri minorili tornano dunque alla ribalta con Scugnizzi. Ma se la chiave di Risi era quella drammatica, legata alla denuncia sociale del fenomeno, quella di Nanni Loy alterna alla falsariga del musical i motivi agrodolci della commedia corale di costume." (Enzo Natta, Famiglia Cristiana, 8-11-'89)

 

 

"Scugnizzi è davvero un film unico. Necessariamente, da vedere." (Sauro Borelli, L'Unità, 13-10-'89)

 

 

"I protagonisti sono bravissimi, intensi e spontanei e anche altamente professionali. Le loro voci, i loro volti, i loro movimenti vengono dritti dall'anima e dal cuore di una città." (R. Escobar, Il Sole 24 Ore, 22-10-'89)