locandina del film MAGNIFICAT

 

 

 

Il disagio nel medio evo

 

 

 

 

MAGNIFICAT

 

 

Italia, 1993

con: L. Diberti, A. Ninchi, M. Bellinzoni, D. Lahav, L. Morlotti

regia: Pupi Avati

durata: 100', col.

 

Durante la settimana santa del 926, presso l'abbazia della Visi­tazione di Malfole, che domina silenziosa e isolata una vallata, si intrecciano diverse storie. Spiccano, tra le altre,  quella di Roza (la concubina reale arrivata al nono mese di gravidanza), quella di Gomario Grifone (signore di Malfole, che, sentendo avvicinarsi la morte, chiama al suo capezzale i figli), quella della quattordicenne Margherita (destinata a diventare suora), quella di Folco (il carnefice che va in giro per l'esarcato ad eseguire le sentenze) e quella di Baino (un giovane accuratamente scelto come apprendista boia).

 

Pupi Avati  (Bologna, 1938)

Dopo aver frequentato la facoltà di scienze politiche, trova un impiego in una ditta di surgelati e si interessa di jazz. Nel 1968 esordisce come regista con un film gotico - Balsamus,l'uomo di Satana - che lo segnala subito come un autore al di fuori dei tradizionali circuiti distributivi e produttivi. Nel 1969 presen­ta a Locarno Thomas, gli indemoniati, una fiaba con elementi magici e demoniaci. I critici non tardano a parlare di fantasia, comunicativa, realismo trasognato e provincialismo favolistico. Dopo  La mazurka del barone, della santa e del fico fiorone (1975), che a molti ricorda Fellini, evidenzia una sua precisa identità espressiva, caratterizzata da varietà di interessi artistici e culturali. Sono di questo periodo il musical fantapo­litico  Bordella (1976), il mistery horror  La casa dalle fine­stre che ridono (1976),  il genere noir  Tutti defunti tranne i morti (1977), la fiaba rurale emiliana  Le strelle nel fosso (1979). Sono, tuttavia, due sceneggiati televisivi a procurargli successo e popolarità: Jazz Band (1978) e Cinema!!! (1979).

 

Altri suoi film da ricordare:  Una gita scolastica (1983), Impie­gati (1984), Festa di laurea (1985),  Regalo di Natale (1986), Storia di ragazzi e di ragazze (1989), Bix (1991), Fratelli e sorelle (1992), L'amico d'infanzia (1994), L'arcano incantatore (1996), Festival (1996), L’arcano incantatore (1996), Il testimone dello sposo (1998), I cavalieri che fecero l’impresa (2000), Il cuore altrove (2002), La rivincita di Natale (2003), Ma quando arrivano le ragazze (2004),  La seconda notte di nozze (2005), La cena per farli conoscere (2006), Il nascondiglio (2007).

 

In Magnificat il disagio è generale, ma sono soprattutto i giova­ni a soffrirne. Margherita e Baino non sono i soli a dovere seguire scelte non proprie; altri sono costretti a rinchiudersi nei conventi, a subire ingiustizie, ad essere giustiziati. Sulle loro esistenze - segnate dalla famiglia, dalla comunità, dalle credenze religiose e dal periodo storico - grava l'incubo della fine del mondo e della superstizione.

Oltre che come documento storico, il film può essere letto anche come critica ad una società che confonde la fede con le ottusità religiose.

 

Alcuni giudizi critici

 

"Avati continua a raccontare storie corali, ma questa volta con la ferocia intransigente del moralista che racconta un tempo e un mondo tremendi, ma li assolve perché pervasi dall'amore e dalla paura di Dio, come se alle degenerazioni del mondo moderno fosse preferibile quello barbarico, perché almeno era imbevuto di spiritualità." (Dizionario dei film 1996, a cura di P. Mereghet­ti, Baldini & Castoldi)

 

"Film non facile e tuttavia interessante per quel tentativo di rievocare una cultura mista di religiosità e superstizione, di crudeltà e di sogni, di determinazione e contraddizione, facendo­la apparire come metafora di un oggi per altri versi simile a quello, e ripetizione in chiave moderna dei sentimenti, i vizi, gli abusi, le inquietudini e le aspirazioni di sempre." (Segnala­zioni cinematografiche, in CinEnciclopedia 2 dell'Ente dello Spettacolo, 1994)

 

"Con "Magnificat", film destinato a restare nella storia del cinema italiano, Pupi Avati pare voler aprire un terzo tempo nella sua narrativa." (F. Bulzoni, L'Avvenire)

 

"Abbandonate le storie corali emiliane contemporanee narrate in passato con tanta affettuosa crudeltà, intelligenza e malinconia, lasciata l'America provinciale dove ha girato gli ultimi due film "Bix" e "Fratelli e sorelle", dislocandosi nel tempo e nel senti­re, Avati ha realizzato una delle sue opere più sorprendenti e anche inquietanti: si oscilla tra il sollievo di non essere nati alla vigilia dell'anno Mille e il timore di trovarsi davanti a un medioevo prossimo venturo." (L. Tornabuoni, La Stampa)

 

"Il film è forse il migliore uscito finora dalla fucina dei fra­telli Avati, Antonio produttore e Pupi regista." (T. Kezich, Il Corriere della Sera)