L’intervallo

Quando parlano i luoghi e i tempi 

Si chiama prossemica. E' la disciplina che studia la comunicazione attraverso i gesti, il comportamento, lo spazio e la distanza. Una precisazione da tenere presente se si vuole entrare completamente nel clima del primo lungometraggio di Leonardo Di Costanzo, documentarista originario di Ischia, più noto ai parigini che ai napoletani. La stessa storia, ambientata in luoghi diversi, avrebbe altro sapore. Qui è tossico amaro. 

Veronica, una bella ragazza di sedici anni, ha fatto qualcosa che non doveva fare. Niente di grave, ma siamo a Napoli e l’offeso è Bernardino, il boss camorrista del suo quartiere. Uno sgarro, quindi; trasgressione che merita una punizione esemplare perché ci sono di mezzo onore, prestigio, potere. Presa in ostaggio, Veronica viene reclusa all’interno di un ex ospedale psichiatrico abbandonato e fatiscente. A sorvegliarla, senza alcuna possibilità di potersi opporre ad ordini che vengono dal capoclan, viene scelto Salvatore, un coetaneo timido e goffo che aiuta il padre a vendere granite per le strade. La segregazione dura un solo giorno, dalla mattina alla sera, il tempo concesso a Veronica per farle apprendere la lezione, recitare il mea culpa e fare ritorno tra le grinfie di Bernardino. E’ un intervallo che darà modo ai due ragazzi di annusarsi, scontrarsi, capirsi, confidarsi, compatirsi e scoprirsi entrambi vittime. Se non fosse durato così poco, forse, avrebbero avuto anche il tempo di dare più spazio ai loro sogni – non importa se costruiti nel reality dello scantinato invaso dall’acqua, o nei desideri espressi sul terrazzo dello stabile con la città ai loro piedi -,  ma la realtà è ben altra e Veronica e Salvatore, come tanti altri giovani e adulti, chinano il capo. La loro è la resa di chi, non importa se carcerato o carceriere, è costretto a vivere nella fogna che la criminalità ha scavato.  

L’intervallo sfrutta un altro importante sistema di comunicazione primaria: il tempo. La vicenda, come si è già accennato, abbraccia un’intera giornata: dall’alba al tramonto. Un arco di tempo troppo esiguo per provocare cambiamenti in persone costrette sin dalla nascita a vivere nel buio dell’illegalità. Leonardo Di Costanzo conosce questa realtà e non fa maturare i suoi personaggi più di tanto, né li colora di eroismi o di disperazione. Veronica non evade, non uccide, non si uccide; Salvatore non si ribella, non aiuta, non denuncia. I due ragazzi non sono Sansone e sorella e, da soli, non possono avere la forza sufficiente a cambiare le cose. I loro genitori? Assenti o rassegnati. Dopo un’avventura che avrebbe segnato a vita chiunque, l’unica frase che Salvatore riesce a scambiare con il padre, al quale, peraltro, è affettuosamente legato, è di sconcertante reciproca resa: “Tutto a posto?” “Tutto a posto!”

Nel 1974, Lina Wertmuller aveva raccontato le storie incrociate di un gruppo di immigrati a Milano che, dopo vari sforzi per trovare lavori onesti, finiscono in carcere, sul marciapiedi, nel giro della malavita. Il titolo? Tutto a posto e niente in ordine. Stessa amara conclusione si potrebbe trarre da questo solo apparentemente piccolo film che ha lasciato un segno nella sezione Orizzonti di Venezia 2012, vincendo ben 4 premi collaterali (il “Pasinetti” del SNGCI, il “Fipresci” della FCIC, il “Fedic” della FIC e il “Lanterna Magica” dei CGS e del CCR) e mettendo in mostra due attori esordienti (Francesca Riso e Alessio Gallo) che hanno dimostrato di avere sfruttato in pieno i suggerimenti ricevuti da Alessandra Cutolo e Antonio Calone nel laboratorio che ha coinvolto un gruppo di ragazzi dei quartieri spagnoli. Notizia di cronaca non secondaria e alla quale dare il giusto risalto per uscire fuori dalla critica filmica strettamente intesa e sottolineare l’enorme valore terapeutico che nella formazione dei giovani svolgono il cinema e il teatro.

Di Costanzo, rischiando di apparire troppo teatrale, scrive una postilla al Gomorra di Saviano-Garrone evitando plateali sermoni. Il vuoto intorno alla martoriata città di Napoli ci riporta, ancora una volta, alla Genesi. Il patriarca Abramo, nonostante i suoi disperati tentativi di trovare almeno 10 giusti, non riuscì a salvare la terra del nipote Lot dal castigo di Dio. L’intervallo consegna a due adolescenti le scarse boccate d’aria: un panino diviso in due, un uccellino libero di volare, un aereo che potrebbe portare lontani. Troppo poco per evitare che la pioggia di fuoco smetta di minacciare la distruzione del giardino incolto della loro esistenza.

L’intervallo

Regia: Leonardo Di Costanzo  

Con: Alessio Gallo, Francesca Riso, Salvatore Ruocco, Carmine Paternoster.

Italia, 2012

Durata: 90’, col.