Il Dubbio

 

“Il dubbio è uno stato mentale che ci rende vicini a Dio”, dice Padre Flynn, in una delle prime sequenze del film Il dubbio, scritto e diretto da John Patrick Shanley. Il fatto è che, nel Vangelo, si legge questo rimprovero di Gesù a San Pietro: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” E’ allora viene spontaneo chiedersi: è bene o male nutrire dei dubbi?

Siamo nel Bronx. Anno 1964: un anno dopo l’uccisione di J. F. Kennedy e un anno prima che si chiudesse il Concilio Ecumenico Vaticano II. Nella scuola del collegio cattolico della Parrocchia di St. Nicholas, si scontrano due mentalità: quella progressista di Padre Flynn e quella tradizionalista della preside, Sorella Aloysius. Aperto, allegro, moderno, con metodi d’insegnamento decisamente innovativi, il primo; chiusa, severa, vestale della disciplina più rigida, la seconda. Da una parte, giocattolini, sport, comprensione, carezze, allegria, sermoni che traggono spunto da ciò che si vede e si sente e si nutrono di parabole moderne; dall’altra, punizioni, silenzi, sacrificio, ossessione del peccato, foto del Papa preconciliare utilizzata come spia per individuare alunni indisciplinati. Tra i due, Sorella James, giovane insegnante che, pur stimando il prete, è succube della forte personalità della sua superiora. E’ lei che, senza volerlo, offre a Sorella Aloysius il pretesto per un’accusa infamante: il prete potrebbe anche essere pedofilo. Le prove? Padre Flynn riserva troppa attenzione a Donald Miller, primo studente di colore accettato nella scuola, e durante una sua lezione lo ha chiamato a colloquio privato; l’alunno, tornato in classe, era distratto, sconvolto e puzzava di alcool; ha visto con i suoi occhi il sacerdote mentre deponeva una canottiera nell’armadietto del ragazzino. Solo sospetti, ovviamente, ma per Sorella Aloysius c’è abbastanza materiale per scatenare una crociata e fare allontanare definitivamente Padre Flynn dalla scuola. Le spiegazioni del prete, plausibili e liberatorie per la candida monachella, non soddisfano l’inflessibile superiora che va a frugare nella vita privata degli altri pur di portare a termine quella che considera una battaglia giusta e in linea con i principi cattolici. Sorella Aloysius non ha uno straccio di prova concreta, ma solo una personale inattaccabile “sicurezza morale”. Tanto le basta, tuttavia, per ostinarsi a dare la caccia al suo nemico, umiliarlo e costringerlo alla resa. Il dubbio che, al contrario, si è insinuato in Sorella James fino a toglierle, con il sonno, la serenità e il candore, si impadronirà di lei solo dopo la vittoria finale. Ma sarà troppo tardi per permetterle di tornare sui suoi passi, perché nel frattempo Padre Flynn è andato via dalla scuola e dalla parrocchia, portandosi dietro la verità.

Tratto dall’omonimo testo teatrale dello stesso John Patrick Shanley, già premiato con il Pulitzer nel 2005, Il Dubbio  avrebbe la sua giusta collocazione tra quei film che si richiamavano al kammerspiel e si etichettavano come film intimisti. Viene spontaneo, infatti, ricollegarlo a Dies irae e Ordet di Dreyer e a Come in uno specchio e Luci d’inverno di Bergman: capolavori della storia del cinema che concedono poco allo spettacolo e attraggono con la forza delle argomentazioni. Quello che viene narrato è solo un pretesto per parlare d’altro: la condanna dell’intolleranza, la tentazione di mollare la fede, il tormento del silenzio di Dio, il dubbio come tortura. Storicamente più vicina a noi, la vicenda ci riporta a quel periodo di scontri tra valori tradizionali e innovativi che preludiano il ’68. Da una parte, l’entusiasmo per qualcosa di nuovo che entrava nelle famiglie, nelle scuole, nella società e nella chiesa; dall’altra, il disorientamento per il vacillare di credenze e certezze secolari. Il 1964 – è bene ricordarlo - è anche l’anno in cui ha inizio la guerra in Vietnam, si registra un golpe militare in Brasile, viene pubblicato L’uomo a una dimensione di Marcuse e viene approvata negli Stati Uniti la Legge sui diritti civili che pone fine alle discriminazioni basate sulla razza, sul colore della pelle, sulla religione e sulla nazionalità di origine. Troppi sconvolgimenti per non ingenerare dubbi e non accendere dibattiti. Con quali conclusioni? Col dubitare di tutto e di niente; col mettere in discussione persino i dogmi. Come dire che al dubbio non si scappa. E non scappa, infatti, nemmeno lo spettatore che, come Sorella James, da osservatore neutro è chiamato a schierarsi pro o contro i due contendenti, che gareggiano in convincenti argomentazioni nei panni di prete e suora e in bravura nell’interpretazione cine-teatrale di Philip Seymour Hoffman e di Meryl Streep. Ed è così che si incappa - complice anche il gioco delle luci e la collocazione dei personaggi all’interno dell’inquadratura (Sorella Aloysius in penombra e spesso isolata, Padre Flynn in piena luce e spesso in compagnia) – in una trappola senza via d’uscita: la stessa dell’essere o non essere di Amleto, del Così è (se vi pare)  pirandelliano, del “di tutte le cose certe, la più certa è il dubbio" di Brecht. Allora, tornando a casa, ci si consola – si fa per dire – con l’aforisma di Cechov: “Si dice che la verità trionfa sempre, ma questa non è una verità”.

Il dubbio (Doubt)

Regia: John Patrick Shanley

Con: Meryl Streep, Philip Seymour Hoffman, Amy Adams, Viola Davis, Lloyd Clay Brown, Joseph Foster

USA, 2008

Durata: 104’