Il disagio dei giovani nella scuola

 

 

FUGA DALLA SCUOLA MEDIA
 (Welcome to the dollhouse)

 

 

USA, 1996

con: H. Matarazzo, B. Sexton ju., V. Davis, S. Howard

regia: Todd Solondz

durata: 87', col.

 

Dawn è una ragazzina di 11 anni che vive in un paesino dei subur­bi statunitensi. E' bruttina, ma riuscirebbe lo stesso a trascor­rere felicemente la sua adolescenza se non venisse isolata dalle sue coetanee e se non costituisse il bersaglio preferito di scherzi e offese pesanti. A casa, inoltre, si sente come il brutto anatroccolo, "schiacciata" tra il fratello maggiore che riesce sempre in tutto e la sorellina "cocca" di mamma. Arriva, comunque, anche per lei l'ora dell'amore, ma l'oggetto dei suoi pensieri è un farfallone rocchettaro che ha altro per la testa; e così, a Dawn, non resta altro che scaricare la sua rabbia sulle bambole della sorellina, accondiscendere alle sevizie di un bulletto, addossarsi colpe non sue.

 

Todd  Solondz  (Newark - New Jersey – USA, 1959)

Regista statunitense, pressoché sconosciuto in Italia. Con Fuga dalla scuola media ha vinto il festival di Sundance e ha ottenuto riconoscimenti della giuria al festival di Berlino.

Altri film: Happiness (1998), Storytellimg (2001), Palindromes (2004).

 

Non tutti i ragazzi vivono con allegria e spensieratezza la loro esperienza scolastica. Per alcuni andare a scuola è una tortura e il loro disagio aumenta soprattutto quando non trovano compren­sione nemmeno in famiglia. Dawn è bruttina per natura, ma riusci­rebbe a sentirsi carina se avesse al suo fianco un po' di affet­to. Qualcuno, in verità, l'accetta (un'anonima compagna isolata quanto lei, all'inizio del film) e qualche altro le vuole bene (un compagno timido, il padre), ma la massa la umilia o la igno­ra, trasformando la sua peregrinazione nella metropoli alla disperata ricerca della sorellina in un tentativo di fuga dalla casa, dalla scuola, dal paese.

 

Alcuni giudizi critici

 

"La storia dell'ingresso nella vita consapevole di un' adolescen­te che si sente sgraziata, incompresa, infelice, quasi quanto il piatto Mid-West in cui vive. Nella cittadina del New Jersey nulla le sorride né in famiglia né all'esterno, dove i suoi vestitucci, gli spessi occhiali e una timidezza-aggressività per difesa la fanno prendere in giro dai compagni di classe, dai primi e infe­lici amori, dalle "amiche". Eppure, in Dawn c'è una grazia inte­riore, che tutto sommato la rende talvolta allegra rispetto alla vita "sinistra" e alle umiliazioni dei sentimenti. Capace di aiutare, con cattiveria, anche gli adulti che si sentono frustra­ti." (Giovanna Grassi, Il Corriere della Sera, 2 ottobre 1996)

 

 

"Spinto dal suo avvocato a rimediare, con pochi soldi, l'errore di un film hollywoodiano, il giovane Todd Solondz, del New Jer­sey, fa centro ora con questo cinico ritratto di adolescente che ha già sedotto i festivals di Sundance e quello di Berlino e che egli ha definito "un film adulto per bambini". Un vezzo. Convin­to, come Thomas Bernhard, che l'infanzia sia un'età infelice, il regista ci propone in Fuga dalla scuola media (Welcome to the dollhouse) il ritratto di un'undicenne timida, occhialuta, il classico brutto anatroccolo che si vendica delle frustrazioni subite a scuola, in famiglia e con gli amici, dove gli insulti più in voga sono "finocchio, lesbica, ritardato", impressionando la corporazione dei genitori. La nostra bruttina maltratta l'in­sopportabile sorellina in tutù, decapita le Barbie, scappa a New York (in provincia è come Mosca nei drammi di Cecov), costruendo un ritratto di infante nevrotica, macchia indelebile sul tessuto rosé della società americana televisiva che festeggia nel barbe­cue i riti coniugali. Né mostro, né cucciolo, Dawn, interpretata con rara aderenza psicosomatica da Heather Matarazzo, penetra in una società governata da ipocrisia e retorica, dove è molto complicato passare dall'infanzia all'adolescenza. Film non di genere, assai perfido e divertente nel denunciare, come uno schizzo o fumetto dark, l'ostinazione di un teenager che sarebbe l'ideale protagonista di una velenosa sitcom; ripudiata o quasi dai ragazzi e dalla mamma, è la cartina di tornasole di una borghesia di provincia terrificante nello specchio deformante della satira. Alzi la mano chi non ha avuto una compagna di scuola come Dawn, che si prende un'inutile cotta per un ragazzac­cio rockettaro, mescola paura e desiderio, ansia di crescere e voglia di rintanarsi. Il film è sulla caccia al diverso e cresce poco alla volta lasciando nell'inconscio un segno non superficia­le. Memorabile la performance del teddy boy, Brendan Sexton jr, che annuncia alla prescelta che sarà violentata alle 16 precise. " (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera, 5 ottobre 1996)

 

“Non e' una storia gran che allettante. Ci troviamo di fronte ad un quadro tristemente moderno, privo di poesia. Non e' un film fatto per un pubblico che voglia distrarsi dalla quotidianità. E' un film che fa riflettere, pone lo spettatore di fronte all'infelicità e alla violenza dell'adolescenza. Solondz è abilissimo nel costruire questo mondo e lo fa giocando sapientemente più su quello che non vediamo che su facili e grossolane scene di reale violenza e rabbia. Il silenzio e l'apatia sono le vere armi della violenza. Il desiderio espresso in uno sguardo e' la vera sensualità. Non c'e' alcun bisogno di ricorrere ad espedienti di facile presa sul pubblico. Non c'e' sangue, ma vi assicuro che il dolore, quello vero, e' un'esperienza reale in questo film. Ironico e graffiante, girato con semplicità, fotografato senza velleità estetiche tipiche di tanti autori che vogliono affermare la propria "arte", "Fuga Dalla Scuola Media" ritrae con lucidità e umiltà la povertà estetica ed etica dell'ambiente in cui ci muoviamo. Per questo e' un esempio concreto e felice di un possibile cinema realista moderno. Un cinema che riesce a coniugare la necessità di raccontare la realtà insieme alla finzione cinematografica; ad essere dunque specchio del proprio tempo (qualità essenziale per ogni opera d'arte) senza perdere di vista il grande spettacolo metaforico e irreale che e' il cinema. Ecco dunque un esempio interessante di cinema a basso costo, che e' tale non soltanto per mancanza di fondi, ma per scelta. L'unica scelta possibile che l'autore contemporaneo ha per esprimersi liberamente, lontano dalle leggi spietate del mercato.” (S. Tecchio in http://www.tempimoderni.com)