
Il disagio della diversità
EDWARD MANI DI FORBICE
(Edward Scissorhands)
U.S.A., 1990
con: J. Depp, W.
Ryder, D. Wiest, A. M. Hall, K. Baker
regia: Tim Burton
durata: 100', col.
Una vecchia nonna racconta alla nipotina, per farla
addormentare, la favola di "Edward dalle mani di forbici". C'era una
volta una donna di nome Peg, che andava in giro a vendere prodotti. Un giorno,
ella arrivò in un castello abbandonato e qui incontrò uno strano giovane,
creato da uno scienziato morto prima di finire l'opera; per questo egli aveva
lunghissime lame di forbici al posto delle mani. Il ragazzo era pallido e
bisognoso di cure e Peg se lo portò a casa, presentandolo a suo marito Bill e
ai suoi due ragazzi: Kim e Kevin. Divenuto oggetto di curiosità morbosa, Edward
è subito al centro dell'attenzione, anche per le sue capacità artistiche nel
giardinaggio, nella tosatura degli animali e nel taglio dei capelli. Le amiche
di Peg fanno a gara per intrattenersi con lui o promuovere attività
commerciali, ma Edward ha occhi solo per Kim, la figlia della sua salvatrice. Kim, tuttavia, non può ricambiare l'affetto,
giacché ama un cinico figlio di papà intento solo a trovare il modo di aprire
la cassaforte del genitore. Sfruttando l'abilità della mani del ragazzo del
castello, il fidanzato di Kim coinvolge Edward
nel suo losco disegno, ma quando scatta l'allarme lo lascia nelle mani
della polizia. L'affetto dei genitori adottivi, pur salvandolo dal carcere e da
una ingiusta condanna, non riesce ad evitargli l'avversione della gente. La
notte di Natale succede di tutto: Edward fugge, torna a rifugiarsi nel
castello, ferisce involontariamente Kevin, provoca la morte di chi lo aveva
incastrato, viene aiutato da Kim a sopravvivere e a sparire definitivamente.
La nonna termina il suo racconto. Alla nipotina ancora
sveglia rivela che la storia è vera: Kim non è altri che lei. C'è di più: ella
è convinta che Edward sia ancora in vita e che viva nel castello.
Tim
Burton (Burbank, California, 1958)
Affascinato dal
cinema sin dall’infanzia, Tim Burton matura una vera e propria passione che può soddisfare solo
quando vince una borsa di studio della Disney per il California Institute of
the Arts. E’ alla Disney Production che si fa notare e apprezzare come
disegnatore e amante delle favole
bizzarre. Esordisce nella regia con Frankenweenie
(1984). Nel 1985 la Warner lo incarica di girare il suo primo lungometraggio: Pee Wee's Big Adventure. La pellicola
ottiene un successo strepitoso e a Burton viene affidata la regia di Beetle Juice (1988), altro inaspettato
campione d'incassi, Oscar per il trucco. Nel 1989 dirige Batman (1989), che si piazza nella classifica dei film di maggior
successo di tutti i tempi, dando a Burton credito e potere sufficienti per
poter realizzare la favola dark Edward
mani di forbice (1990). Inizia la lunga e proficua collaborazione con
quello che sarà il suo attore-feticcio: Johnny Depp. Con lui tornerà a lavorare
per Ed
Wood (1994), Il mistero di Sleepy
Hollow (1999), e La fabbrica di
cioccolato (2005).
Altri
suoi film: Batman - Il ritorno (1992),
Nightmare Before Christmas (1993), Mars Attacks! (1997), Big Fish (2003), Sweeney Todd: il diabolico barbiere di Fleet Street (2008)
Alcuni giudizi critici
"La favoletta maliziosa non convince. La parodia
sfugge, stavolta, al regista. E neppure i risvolti drammatici e sentimentali
soddisfano. Il duttile Tim Burton intendeva aggiornare la storia del mostro e
la bella affiancando al motivo patetico il satirico. Le sue sono rimaste
intenzioni". (Francesco Bolzoni, L'Avvenire)
"In sè la storia è quasi una storiella con tutti
gli ingredienti della favola facile. Bisogna dare atto a Tim Burton che, senza
molti voli sia dal punto di vista del costume, sia dal punto di vista
figurativo, se n'è servito qua e là con qualche estro. Poteva essere più
gradevole." (Gian Luigi Rondi, Il Tempo)
"Favola gentile ma anche crudele
sull'impossibilità di essere normale e sul dramma di diventare adulti, narrata
da Burton con un talento visivo e scenografico stupefacente." (Paolo
Mereghetti, Dizionario dei film 1966,
Baldini & Castoldi)
"Il film è protetto da una grazia scenografica
che lo rende curioso alla vista e al cervello. Nello sguardo assente del
bravissimo e truccatissimo Jonny Deep, il nuovo idolo di "Cry baby",
c'è un piccolo vero dolore, di cui Burton fa soprattutto spettacolo, ma con una
sua grafia assurda e gentile." (Maurizio Porro, Il Corriere della Sera)
"...benché sembri di essere un
"cartoon", non diremmo infatti che la sceneggiatrice Caroline
Thompson e il regista Tim Burton, anche coproduttore, abbiano ricavato tutto
quello che c'era di comico e patetico nell'idea iniziale." (Giovanni
Grazzini, Il Messaggero)
"Questa favola comica e surreale è il film di Tim Burton più autentico e
riuscito." (Alessandra Levantesi, La
Stampa)
"Non esente da facili sociologismi (Edward nel film
è chiamato ora "handicappato", ora "diverso"), facilmente
associabile a chi giudica pericolosa e poco pratica la tecnologia domestica,
pur con qualche ammiccamento ai "dark" e alle mode giovanili, (ma
l'ambientazione è quasi fuori tempo, fantascientifica, e lo denuncia la
tecnologia arcaica dello scienziato), il racconto si colloca più dalle parti
del favolistico e del fantastico. Con trovate e gag, macchiette e caricature,
Edward però non riesce a commuovere: il suo pallore masochistico suona falso come
il make-up delle sue vicine assatanate." (Cristina Mazzantini, Film, n.3, 1991)