
Guerra e disagio
Italia, 1996
con: M. Aquilani, C. Capone, G. Fontannaz, D. Guibert,
D. Pio, G. Tirabassi
regia: Bruno Garbuglia e Roberto Ivan Orano
durata: 100', col.
Roma, 1942. L'Italia è in guerra, ma per un gruppo di
ragazzi (Renato, Mozzicone, Tina e Carletto) conta solo la squadra della Roma
che, per vincere lo scudetto, deve giocare l'ultima decisiva partita del
campionato a Torino. Al gruppetto di tifosi che sta organizzando la trasferta
si uniscono Biagio (prossimo al servizio militare) e Roberto. Quest'ultimo fa
parte del fronte antifascista universitario e si inserisce tra gli ultrà per
trasferire clandestinamente da Torino a Roma il "documento di
Tolosa", primo accordo delle forze democratiche contro il regime.
Su un camioncino sgangherato i giovani iniziano il
loro avventuroso viaggio, durante il quale devono fare i conti con borsari
neri poco raccomandabili, perdono la strada, rimangono senza camioncino,
scoprono l'amore. A Torino, Roberto tenta inutilmente di sganciarsi dagli amici
e, senza volerlo, trascina Renato e Biagio in una trappola tesa dagli agenti
dell'OVRA. Con il sottofondo della partita trasmessa alla radio, i due ragazzi
vengono interrogati, ma sia perché sono realmente ignari del movimento
politico, sia per non mettere nei guai il loro amico decidono di non rispondere
alle domande dei poliziotti. Nonostante le violenze subite, l'unico grido che
uscirà dalle loro bocche sarà "Forza Roma", emesso nel momento in cui
Amadei segna la rete decisiva per la conquista dello scudetto.
Bruno Garbuglia (Roma, 1952)
Dopo la maturità scientifica, si iscrive alla facoltà
di Lettere con indirizzo di Storia del Teatro e dello Spettacolo. Frequenta il
corso di sceneggiatura di Cinema Democratico e il gruppo di lavoro di Leo
Benvenuti. Nel 1989 ha partecipato alla sceneggiatura di E’ proibito ballare.
Roberto Ivan Orano (Roma, 1946)
Soggettista, sceneggiatore, attore di cabaret. Sia
Garbuglia che Orano sono alla prima regia cinematografica. Il film ha vinto il
premio Solinas per la sceneggiatura.
Incombe, su tutta la vicenda di Al centro dell'area di rigore, la presenza angosciosa della guerra.
Con essa i giovani sembrano ormai abituati a convivere tant'è che, nonostante
la fame e il disagio, riescono a pensare alla squadra del cuore, a scherzare, a
organizzare trasferte.
Pur essendo un'opera prima, il film si fa apprezzare
per la validità del tema scelto, per la linearità del racconto e per
l'interpretazione dei giovani attori. L'inattesa svolta finale sottolinea
ancora una volta l'impossibilità di far coesistere, all'interno di una società
accecata dall'odio, sentimenti di umanità, di giustizia, di intelligenza.
Alcuni giudizi critici
"L'idea del film nasce da un trafiletto su un
numero de "Il Messaggero" del 1942. Era riportato che un gruppo di
tifosi romanisti, affrontando i disagi e le incognite di un lungo viaggio, si era
recato a Torino per assistere all'incontro di calcio Torino- Roma. Ci ha
colpito il fatto che, nonostante la guerra e il fascismo fossero ormai un
incubo quotidiano, c'era qualcuno la cui unica preoccupazione era la sorte
della propria squadra. Ci siamo stupiti di questo e incuriositi, tanto era
radicata in noi, che quei tempi non abbiamo vissuto, la convinzione che in
quegli anni bui la normalità quotidiana non esistesse più. Abbiamo scoperto
forse ingenuamente che la gente viveva, amava e cercava di divertirsi, come se
il terremoto che stava scuotendo il mondo succedesse chissà dove, lontano... e
la tragedia che incombeva su tutti fosse portatrice solo di piccole difficoltà
quotidiane. Abbiano pensato che un simile meccanismo di rimozione è ancora presente
oggi, specie tra i giovani, di fronte ai problemi del mondo moderno. Abbiamo
deciso quindi che potevamo partire da quel lontano episodio per raccontare una
storia che avesse tutt'oggi valori di universalità. Secondo noi, fare un film
significa, tra le altre cose, contribuire al consolidamento della memoria collettiva.
Far sì che il grande patrimonio di esperienza di un popolo rimanga vivo ed
attivo. Il film che proponiamo nasce quindi con questi intenti. E' anche nostra
convinzione però che il cinema sia evento spettacolare che, oltre a stimolare
una riflessione, sia anche portatore di divertimento. In questo senso la nostra
proposta e il nostro impegno fanno riferimento alla tradizione della commedia
italiana nobile (La grande guerra, Tutti
a casa , Una vita difficile),
convinti come siamo che è quel genere che dobbiamo tornare a frequentare. Un
genere peculiare alla nostra storia ed alla nostra sensibilità, che, purtroppo,
in questi ultimi anni, raramente è riuscito a trovare nuova linfa e nuovi interpreti.
Il premio Solinas, assegnato alla sceneggiatura, ci è stato in questo di
incoraggiamento alla realizzazione del film." (dalle Note di regia)
"Palla coi Lupi. Garbuglia e Orano sono i
trainers d'un gradevole 'Arrivederci
ragazzi' che pare, però, ispirato dal romanista Luigi Magni: regia 'a zona'
che insiste sull'effetto bozzetto, pressing viziato da qualche fallaccio di
retorica capitolina, di tanto in tanto un po' di 'melina' narrativa. Peccato
che il film non scelga un modulo più offensivo osando sul versante dei
sentimenti, talvolta calligrafici: la storia è originale gli attori giovani
hanno portamento e la ricostruzione storica dignità. Grazie Roma,
comunque". (Fabio Bo, Il Messaggero,
2 aprile 1996)
"Generoso nelle intenzioni, ingenuo nella fattura, 'Al centro dell'area di rigore' paga forse un tributo eccessivo
alla coproduzione franco-italo-svizzera: nel senso che il doppiaggio spesso
fuori sincrono il ritmo lasco, il ricorso ad attori mediocri, la ricostruzione
d'ambiente inevitabilmente poveristica rendono poco appetibile il film,
scaturito da un Premio Solinas". (Michele Anselmi, L'Unità'15 aprile 1996)