
Il disagio della passione
L'ANGELO AZZURRO
(Der blaue Angel)
Germania, 1930
con: M. Dietrich, E. Jannings, K. Gerron, R. Valetti,
H. Albers
regia: Josef von Sternberg
durata: 90', b/n
Il professor Rath, per controllare il comportamento di alcuni suoi alunni, si
imbatte in Lola Frolich, una conturbante, sensuale e cinica cantante di
cabaret che si esibisce nel malfamato locale "L'angelo azzurro". La donna
capisce che, dietro quel docente severo, si nasconde un uomo ingenuo e lo fa
perdutamente innamorare di sè. Rath lascia il posto di lavoro e sposa Lola, ma
si avvia verso la sua rovina: perde la dignità e il posto di lavoro, accetta di
fare il clown e muore di vergogna senza essere riuscito a scalfire l'enigmatica
indifferenza dell'attrice.
Josef von Sternberg (vero
nome: Jonas Sternberg) (Vienna, 1894 - Hollywood, 1969)
Nato da genitori ebrei, emigra in America ancora
adolescente e si adatta a fare vari lavori nella nascente industria del cinema.
Assegnato al servizio cinematografico dell'esercito durante la prima guerra
mondiale, ne approfitta per fare esperienza e per dedicarsi, in seguito, alla
sceneggiatura e alla regia. Nonostante il suo modo di proporsi (genio
incompreso e innovatore), il suo primo film - Cacciatori della salvezza (1925) - è giudicato mediocre.
Investitosi di un posticcio titolo nobiliare, cerca di autocostruirsi il
personaggio del regista dispotico e altezzoso, ma la MGM e la United Artists
interrompono spesso le opere che gli commissionano. Nel 1926, Chaplin si
rifiuta persino di distribuire il Il
gabbiano. Dopo aver sognato per anni di realizzare un capolavoro, si reca
in Germania e incontra Marlene Dietrich. Da questa attrice egli plasma uno
smagliante feticcio, una sfinge androgina in cui proietta il proprio ideale
erotico: la donna avventuriera, spia, diva, despota, cortigiana, fatale. Con L'angelo azzurro acquista finalmente
grande notorietà e inizia una
produzione caratterizzata
dall'ammaliante senso dell'atmosfera. Straordinaria, in tal senso, la
sua capacità di rendere luminose le immagini e
di dare agli oggetti la dimensione e il rilievo di veri personaggi. La
fine del sodalizio con la Dietrich coincide con un periodo di crisi espressiva
che lo rende inattivo per un decennio. Durante la seconda guerra mondiale
ritorna a dirigere documentari per l'esercito e dopo uno sdegnoso isolamento
realizza in Giappone L'isola della donna
contesa (1953), un film testamento sul tema prediletto della donna fatale.
Prima di morire pubblica un volume di memorie e di considerazioni estetiche.
Di lui Marlene Dietrich scrisse: "E' l'uomo cui ho più desiderato di
piacere".
Tra gli altri film ricordiamo: Disonorata (1931), Venere bionda
(1932), Desiderio di re (1936), I misteri di Shanghai (1941).
L'angelo
azzurro uscì contemporaneamente in
due versioni, tedesca (la migliore) e
inglese. Nel 1959 Edward Dmytryk ne tentò, senza particolare successo, un
remake.
La figura del docente (che gli alunni, storpiandone il
nome, chiamano "Unrat" = spazzatura) è rimasta nella storia del
cinema come il simbolo di un uomo che, nonostante i suoi principi morali e la
sua cultura, cede alla passione e al fascino della donna ammaliatrice. La sua
morte in cattedra riscatta l'errore commesso
e testimonia a favore di un lavoro amato e mai completamente rifiutato.
Alcuni giudizi critici
"Il film, tratto dal romanzo di Heinrich Mann
"Il professor Vurat", impose la Dietrich all'attenzione internazionale
e creò il mito di una diva peccaminosa e sensuale, capace di impersonare
"il torbido avvento dei tempi nuovi" che stava decretando la fine del
decoro borghese. Il merito è di Sternberg che seppe trattare il volto
dell'attrice "come un paesaggio". Indimenticabile quando canta (a
cavalcioni in una sedia) "Ich bin die fesche Lola", la Dietrich è
però limitata da un personaggio abbastanza convenzionale che solo la sua
sensualità riesce a fare dimenticare. Molto più composita la prova di Jannings
che, nel descrivere il decadimento morale di un uomo, tocca nelle scene finali
i vertici delle sue grandi interpretazioni mute (come "L'ultima
risata")." (Dizionario dei
film, a cura di Paolo Mereghetti, Baldini & Castoldi)
"Sternberg rifiutò le interpretazioni di chi - a
posteriori - volle vedere nella volgarità e nel sadismo degli avventori de L'angelo azzurro una prefigurazione del
clima nazista. Ma, nonostante l'interesse del regista fosse rivolto al
perverso legame tra la donna-padrona e il suo imbelle schiavo, questo cupo melodramma
riflette egregiamente il disfacimento del filisteo decoro borghese, sopraffatto
dal torbido avvento dei tempi nuovi. La critica sociale contenuta nel romanzo
di H. Mann si esplica in Sternberg attraverso le atmosfere: i sinistri scorci
della cittadina perbenista, i fumosi interni del malfamato tabarin." (Dizionario
universale del cinema, a cura di F. Di Giammatteo, Editori Riuniti)
"Con un boa di piume, un cappello a cilindro,
lunghe calze nere sulle belle cosce bianche, ne fece un personaggio sensuale e
affascinante (...) nell'atmosfera tedesca vicina a quella dell'espressionismo e
del "Kammerspiel"." (G. Sadoul, Il cinema, Sansoni)
"Questo film è stato definito da alcuni una
storia del sesso, da altri un trattato sul sadismo: ciò è in parte vero, ma il
tema più profondo è, secondo noi, quello della ribellione (...) Unrath rompe i
ponti col passato non quando cade fra le braccia della seducente canzonettista,
ma nell'attimo stesso in cui decide di abbandonare la scuola: questa è per lui
la convenzione, la tradizione, l'ostacolo alla libertà." (Lino Lionello
Ghirardini, Storia generale del cinema
, Vol. 2, Ellemme Ed.)