Lungo la strada della disperazione

The Road

 

Fino ad oggi, quando si parlava di un film che ha per titolo La strada, il riferimento era a un capolavoro del 1954 firmato Federico Fellini. E le immagini che venivano alla mente erano quelle poetiche di una dolce e incantata Gelsomina (Giulietta Masina)  che seguiva come un cagnolino da un paesino all’altro dell’Italia l’erculeo e rozzo saltimbanco Zampanò (Anthony Quinn ). Un viaggio simbolico di anima e corpo, di grazia e potenza, di candore e brutalità, meritatamente vincitore dell’Oscar come miglior film straniero.

Tradotto in inglese -The road – questa strada diventa ora un film cupo e allucinante che il regista australiano John Hillcoat ha tratto da un romanzo di Cormac McCarthy. Altra strada e altro viaggio. Un padre e un figlio, sopravvissuti a uno spaventoso cataclisma che ha oscurato il sole e distrutto uomini, case, animali, vegetali, trascinando uno sgangherato carrello della spesa e armati solo di una pistola con due proiettili, vanno verso il Sud, nella speranza di uscire fuori da “una notte più buia del buio e un giorno più grigio di quello passato”. Lungo il cammino si imbattono in un’umanità allo sbando, dedita al furto, alla sopraffazione dei deboli, al cannibalismo. Dal racconto del padre, il figlio apprende la vita a colori che ha preceduto la tragedia; una vita allietata dalla presenza della madre che, al profilarsi della tragedia, non ha avuto il coraggio di sopravvivere. Gli stenti patiti e la nube tossica che li accompagna hanno minato in  modo irreparabile la salute del genitore. Conscio di avere i giorni contati, egli procede con la forza della disperazione e la sua maggiore preoccupazione è quella di insegnare al figlio come difendersi dagli altri e come, in caso estremo, premere il grilletto contro se stesso. Il viaggio finisce in una spiaggia del sud, l’ultima, dove l’uomo muore tra le braccia del bambino. Non è la fine di tutto. Una famiglia completa – padre, madre, figlio, figlia e cane – offre al piccolo la possibilità di unirsi a loro. L’ultimo proiettile può rimanere nel tamburo della pistola.

Più che un viaggio della speranza, questo The Road  è il viaggio della disperazione in un mondo di uomini che si sbranano tra di loro come lupi affamati. Ci sono, qua e là, gesti di solidarietà, ma guarda caso partono sempre dal ragazzo. Come se, preso atto della cattiveria degli adulti, si volesse suggerire di affidare la ricostruzione di un nuovo mondo ai giovani. E’ il bambino che spinge il padre ad essere clemente nei confronti di un vecchio moribondo e a non infierire con l’uomo che li ha derubati dei pochi beni. E’ il bambino che non nutre odio, che vorrebbe dialogare e che, alla fine, accetta di inserirsi in una famiglia adottiva. L’uomo maturo si ritaglia altri compiti, come quello di sparare ai bruti, di punire i ladri, di inculcare il coraggio di vivere, di affrontare le avversità. L’uomo di ieri sa che sta per morire e vorrebbe lasciare in eredità all’uomo del domani una terra diversa o, in alternativa, l’ultima lezione: se il vortice nel quale l’umanità è precipitata non dovesse risparmiare nessuno, allora non resta altra soluzione che il suicidio.

Film amaro, come si può intuire, intriso di cupo pessimismo, che inevitabilmente rimanda a un altro romanzo di Cormac McCarthy, quel Non è un paese per vecchi, che i fratelli Coen hanno portato all’Oscar nel 2008. Un film pieno di simboli – dal fuoco, ai cannibali; dallo scarabeo, al carrello della spesa; dall’assenza di una figura materna, alla disperazione di un padre; dall’imprecisata catastrofe, alla non identificata meta da raggiungere -, oppure solo un’ammonizione all’umanità, con l’unico barlume di un finale dove si ricompone il nucleo di una famiglia? La lotta eterna tra il Bene e il Male, oppure l’inaridimento morale della società? Il dilemma “mangiare gli altri o farsi mangiare”, oppure la profezia della fine del mondo?

Si legga pure come si vuole, ci si innamori pure dei toni oscuri e lugubri delle scene, delle superbe interpretazioni di Viggo Mortensen nei panni del padre e di Kodi Smit-McPhee in quelli del figlio, ma si faccia un favore alla storia del cinema: si cambi il titolo. Sarebbe un guaio di enorme portata se, tra qualche anno, parlando de La Strada, giovani cinefili dovessero confondere questo film buio e angosciante, con l’opera splendida e solare di Federico Fellini.   

 

The Road

Regia: John Hillcoat

Con: Viggo Mortensen, Kodi Smit-McPhee, Charlize Theron, Ribert Duvall, Guy Pearce
USA, 2009

Durata: 111