
I CENTO PASSI
Regia: Marco Tullio Giordana. Con: Luigi Lo Cascio, Luigi
Maria Burruano, Lucia Sardo, Tony Sperandeo. Italia, 2000. col.
104’
A Cinisi, paesino
siciliano vicino Palermo, soltanto cento passi
separano la casa di Peppino Impastato da quella di Tano Badalamenti, il boss
locale. Il padre Luigi sogna per lui un avvenire all’ interno
dell’ Onorata Società. Peppino, però, è bambino curioso e non gradisce il
silenzio alle sue domande. Nel 1968, quando in tutto il mondo
i figli si ribellano alle certezze dei padri, anche lui lancia la sua
provocazione. Ma in Sicilia la ribellione diventa
sfida allo statuto della mafia. Quando si batte
insieme ai contadini contro l'esproprio delle loro per ampliare l'aeroporto,
fondamentale per facilitare il traffico di droga, Peppino conosce le prime
sconfitte, ma scopre l'orgoglio di una vocazione. Avvicinatosi al Partito
Comunista, verifica che c'è nei dirigenti troppa cautela, troppa burocratica
disciplina. Allora insieme ad altri fonda un giornale
e si scaglia senza mezze misure contro l’operato dei mafiosi. Pur ripudiato dal padre, dà vita a nuove iniziative: il
circolo "Musica e cultura", le mostre fotografiche in piazza per
denunciare malaffare e speculazioni, e infine 'Radio Aut', un’emittente locale
che con l'arma dell’ironia infrange il tabù dell'omertà e la paura della mafia. Tano Badalamenti
diventa Tano Seduto e Cinisi è Mafiopoli.
Il clima per lui si fa pesante: il padre cerca di farlo tacere, madre e fratello sono solidali con lui. Quando
arriva il Settantasette, mentre c'è chi si rifugia nel privato, lui si presenta
alle elezioni comunali. Due giorni prima del voto viene
rapito e fatto saltare in aria sui binari della ferrovia con sei chili di
tritolo. La morte viene archiviata come
"incidente sul lavoro"; poi, dopo che gli amici di Peppino mettono a
disposizione degli inquirenti molti indizi dell'esecuzione, diventa addirittura
"suicidio". Solo vent'anni dopo la Procura
di Palermo rinvierà a giudizio Tano Badalamenti come mandante dell'assassinio.
La storia di Peppino Impastato, il giovane siciliano di Cinisi che, dopo un'infanzia passata in mezzo ai boss del
suo paese, si ribella alla mafia e paga con la vita il
suo coraggio, era precipitata in un lungo silenzio. Secondo la spiegazione di
molti, la causa era da addebitare al fatto che nello stesso periodo del suo
assassinio una vicenda politicamente più rilevante riempiva le cronache di
tutti i giornali: il rapimento e l'uccisione di Aldo
Moro e lo sterminio della sua scorta. In realtà, c’era anche qualcosa di più:
la volontà di alcuni politici di non parlare di Mafia.
Soltanto nel 2000, dopo la presentazione
alla Mostra del Cinema di Venezia del film
I cento passi di Marco Tullio Giordana, la maggior parte degli
italiani ha saputo chi era questo giovane siciliano coraggioso. Benché il film si soffermi più diffusamente sugli anni
giovanili del protagonista, non è possibile dimenticare il momento in cui
Peppino, ancora bambino, prende coscienza del mondo di sopraffazione e di
violenza che lo circonda. La sequenza è quella del funerale dell'uomo al quale
Peppino era maggiormente affezionato: il padrino, ucciso dalla cosca rivale. L'omicidio è avvenuto al centro del paese, tutti
sanno chi è il mandante, ma nessuno ha
visto e nessuno parla. Il piccolo Peppino è sprofondato su una poltrona e nel
suo sguardo perduto nel vuoto sono facilmente individuabili
quelli di tutti i bambini che, quando si rendono conto delle prepotenze dei
grandi, perdono il sorriso, cominciano a capire l'assurda legge della
sopraffazione e maturano la ribellione. Un segnale di
speranza che, con gli anni, darà i suoi frutti in una presa di coscienza
collettiva con protocolli di legalità, programmi di educazione alla legalità attuati nelle scuole
italiane, nascita di associazioni e centri studio e,
soprattutto, con la formazione, nel 1995, di
Libera, un'associazione nazionale che
raccoglie centinaia di associazioni presenti in tutta l'Italia.
Riferimenti critici:
“Se lo si guarda con
gli occhiali dell'ideologia I cento passi , con la chiusura sulle
bandiere rosse e i pugni chiusi del funerale di Impastato, potrebbe sembrare un
film di propaganda. In realtà è un film di impegno
civile (che non si vergogna di citare il Rosi di Le mani sulla città)
che si assume il compito di ricordarci che la lotta a quel complesso fenomeno
che passa sotto il nome di mafia non appartiene a una 'parte'.” (G. Zappoli, in
Mymovies.it)
“Tra la casa di Peppino Impastato
e quella di Gaetano Badalamenti ci sono cento passi. Li ho consumati per la
prima volta in un pomeriggio di gennaio, con uno scirocco gelido che lavava i
marciapiedi e gonfiava i vestiti. Mi ricordo un cielo opprimente e la strada
bianca che tagliava il paese in tutta la sua lunghezza, dal mare fino alle
prime pietre del monte Pecoraro. Cento passi, cento secondi: provai a contarli
e pensai a Peppino. A quante volte era passato davanti alle
persiane di Don Tano quando ancora non sapeva come sarebbe finita.
Pensai a Peppino, con i pugni in tasca, tra quelle case, perduto con i suoi
fantasmi. Infine pensai che è facile morire in fondo
alla Sicilia.” (Claudio Fava,
Cinque delitti imperfetti, Mondadori 1994)
“Finito
il film, che si veda in compagnia o da soli, calerà il silenzio: ognuno penserà
a quanto sia appena successo e che tutto ciò che si è visto è realmente
accaduto ed è tuttora possibile, perché la mafia c'é, ben presente, radicata
nello Stato stesso.” (in
Libero da schemi, Blogspot)
“Non è un
film sulla mafia, non appartiene al genere. E’ piuttosto un film
sull’energia, sulla voglia di costruire, sull’immaginazione, sulla felicità di
un gruppo di ragazzi che hanno osato guadare l cielo e
sfidare il mondo nell’illusione di cambiarlo. E’ un film sul conflitto
familiare, sull’amore, sulla vergogna di appartenere a
uno stesso sangue. Se oggi la Sicilia è cambiata e nessuno può più fingere che
la mafia non esista molto lo si deve all’esempio di
personaggi come Peppino, alla loro fantasia, al loro dolore, alla loro
disobbedienza. (in
Ibs.it)
“Giordana,
con molto scrupolo professionale, individua i luoghi, ascolta le testimonianze, recepisce i suggerimenti di modifica di alcune parti
di sceneggiatura, assume gli attori, in gran parte locali e, comunque siciliani
(…) Il 31 agosto, al Festival di Venezia, l’effetto è subito sconvolgente:
dodici minuti di applausi, entusiasmi, premio per la migliore sceneggiatura,
Leoncino d’oro a Lorenzo Randazzo, che interpreta la parte di Peppino bambino. Man
mano che esce nelle sale cinematografiche, il film continua a raccogliere
consensi, a suscitare emozioni e si conclude
costantemente con applausi spontanei e forti momenti di commozione (…) Le
scuole di tutta Italia, le università, le associazioni culturali scoprono
Peppino Impastato e proiettano il film aprendo dibattiti su questa pagina di
storia e di vita.” (Tratto dal libro “Nel cuore dei coralli Peppino Impastato una vita contro la
mafia” di Salvo Vitale, Ed. Rubbettini,
p. 246)