
Le
innovazioni del neorealismo italiano e della Nouvelle
Vague francese ebbero una vasta risonanza e il
loro modo di concepire il cinema influenzò, in modo più o meno determinante, i
registi di molti altri paesi. Si va dal tentativo isolato di
neorealismo americano fatto da Ray Ashley nel 1953 con Il piccolo fuggitivo, alle
sperimentazioni del free cinema che
alcuni giovani registi inglesi (come Lindsay Anderson, Karel Reisz, Tony Richardson, ecc.) portarono avanti con
determinazione, coraggio e rabbia.
Ma sarebbe ingiusto dimenticare, nel cinema degli anni Cinquanta, le cinematografie di altri paesi.
Nel nord dell'Europa, per esempio, si registrarono i frutti di una scuola che utilizzava il cinema per addentrarsi nel terreno dell'indagine psicologica, sociale e religiosa. I seguaci dello svedese Sjoberg e del danese Dreyer, si chiamano Arne Mattson (Ha ballato una sola estate del 1952) e Ingmar Bergman. E' soprattutto quest'ultimo ad imporsi all'attenzione dei critici di tutto il mondo. Già nei suoi primi film si intuiva che le vicende da lui narrate erano più che altro un pretesto per sollevare problemi di natura religiosa e, spesso, gli interrogativi senza risposte che si ponevano i suoi personaggi coinvolgevano direttamente gli spettatori. Da Il settimo sigillo (1956) in poi, Bergman non smetterà di stupire e di suscitare polemiche. In quarant'anni di attività realizzerà, in media, un film l'anno e si affermerà come uno dei più grandi registi della storia del cinema. Per avere una sufficiente conoscenza della sua filmografia è indispensabile vedere almeno le sue opere più significative: Il posto delle fragole (1957), Come in uno specchio (1960), La fontana della vergine (1960), Il silenzio (1963), Persona (1966), Sussurri e grida (1973), Sinfonia d'autunno (1978), Fanny e Alexander (1982).

Il settimo sigillo (Ingmar Bergman) Il posto delle fragole
Grazie alla
loro partecipazione alla Mostra del cinema di Venezia e al Festival di Cannes,
acquistarono notorietà (con gli attori Toshiro Mifune, Takashi Shimura, Shoji Yasui) Hiroshi Inagaki con L'uomo del riksciò
(1958), Kaneto Shindo con L'isola
nuda (1960), Kenji Mizoguchi
con Vita di O-Haru, donna
galante (1952) e I racconti della luna pallida d'agosto (1953), Kon Ichikawa con L'arpa
birmana (1956) e Akira Kurosawa con Rashomon
(1951), I sette samurai (1954) e Il trono di sangue (1957).
Kurosawa, che i giapponesi soprannominaroro subito "l'imperatore" per la fama che riuscì a conquistarsi all'estero, merita, tra tutti, una citazione particolare anche per i film che realizzerà in seguito e che gli procureranno di diritto un posto tra i migliori registi della storia del cinema: La fortezza nascosta (1958), La sfida del samurai (1961), Dodes'ka-den (1970), Dersu Uzala (1975), Ran (1985), Sogni (1990).

(Akira Kurosawa )
E' in questo stesso periodo che si afferma anche Federico Fellini, uno dei più grandi registi italiani di tutti i tempi. Riminese di nascita, si trasferisce a Roma e arriva al cinema dopo aver collaborato come vignettista al giornale satirico "Marc'Aurelio". Soggettista e sceneggiatore con Roberto Rossellini e Pietro Germi, firma la sua prima regia - Luci del varietà (1951) - in tandem con Lattuada. Nel 1952, realizza un film tutto suo: Lo sceicco bianco. L'anno dopo, con I vitelloni, si afferma definitivamente e inizia la sua scalata verso il successo che gli frutterà ben 5 Oscar (l'ultimo alla carriera) e un'infinità di premi e di riconoscimenti. Sposa Giulietta Masina e con lei condivide la gioia del successo, il dispiacere di una paternità non realizzata e l'addio al mondo. Nel suo cinema - fatto di ricordi, di suggestioni, di sensazioni, di sogni, di poesia, di amore, di nostalgia, di umorismo, di musica, di incontri, di arte - si sono riconosciute intere generazioni di italiani. Avvalendosi della collaborazione di sceneggiatori di prestigio (come Tullio Pinelli, Ennio Flaiano e Tonino Guerra), della poetiche colonne sonore di Nino Rota, e di superbe interpretazioni di notissimi attori (Marcello Mastroianni, Claudia Cardinale, Sandra Milo, Anthony Quinn, Alberto Sordi, Giulietta Masina), riuscirà a narrare trent'anni di storia italiana probabilmente come nessuno storico è mai riuscito a fare.
Questi i titoli dei suoi film più noti: La strada
(1954), Il bidone (1955), Le notti di Cabiria (1957), La dolce
vita (1959), 8 1/2 (1963), Giulietta degli
spiriti (1965), Fellini-Satyricon (1969), I
clowns (1970), Roma (1971), Amarcord (1973), Il Casanova di Federico Fellini (1976), La città delle donne (1979), Prova
d'orchestra (1980), E la nave va (1983), La voce della luna
(1990).

(Federico Fellini)